Spider-Man - Brand New Day, la recensione del film di Destin Daniel Cretton

Il quarto film con Tom Holland nei panni di Peter Parker è un passo avanti, ma rimangono le tare del MCU: film lunghi, complessi e NON autonomi.

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Spider-Man - Brand New Day, la recensione del film di Destin Daniel Cretton

Sono andato al cinema aspettandomi di vedere la solita brodaglia insipida che il Marvel Cinematic Universe in genere propina. Invece, questo quarto film con Tom Holland nei panni di Peter Parker mi è sembrato addirittura guardabile. E a tratti quasi interessante. Nonostante duri quasi due ore e mezza, che non è poco.

Probabilmente si tratta di un giudizio ottimistico che molto deve al basso livello delle tre pellicole che lo precedono, nel complesso mediocri, e a tratti imbarazzanti.

Tom Holland in Spider Man - Brand New DayT

Spider-Man - Brand New Day: un (quasi) piacevole colpo di reni del Marvel Cinematic Universe

Il primo tratto positivo di questo film è che il protagonista è diventato più maturo, e deve affrontare la solitudine che deriva dal fatto che, alla fine del film precedente, Spider-Man: No Way Home, il Dottor Strange, per salvare il multiverso, ha cancellato dalle menti di tutti gli esseri umani l'identità del nostro eroe.

Come ulteriore effetto collaterale, Peter Parker deve affrontare un risveglio genetico involontario nei suoi cromosomi, che fa emergere il suo lato aracnoide, che vuole prendere il controllo della sua personalità, sfociando in eccessi di violenza. Che fa fatica a controllare.

In altre parole, il nostro protagonista ha smesso di essere un adolescente, e deve affrontare i classici problemi di (quasi) tutti i supereroi. E questo lo rende molto più credibile.

Anche i cattivi (che, ovviamente, non sono sempre così... cattivi) sono molto ben disegnati, il che aiuta sempre a costruire una storia godibile.

Al suo fianco poi c'è il vigilante Frank Castle (Jon Bernthal), che è abbastanza efficace nel fargli da spalla, nonostante l'abissale differenza di capacità dei due combattenti.

Zendaya in Spider Man - Brand New Day

Un altro lato che ho apprezzato in questo film è il salto di qualità che a mio avviso c'è stato negli effetti utilizzati per rendere credibili i movimenti di Spider-Man tra gli edifici. Una vera gioia per gli occhi, devo dire.

Forse l'aspetto più interessante di questa pellicola, all'interno del Marvel Cinematic Universe, è che la storia raccontata è molto più autonoma rispetto agli altri film di questo universo narrativo.

Ma il problema di questa pellicola è che NON è autonoma rispetto agli altri film del MCU. Per esempio, chi non avesse visto il film precedente non potrebbe capire bene quanto vede, perché non ha idea di come mai l'ex fidanzata e gli amici storici di Peter Parker non lo (ri)conoscono.

E questo, secondo me, non è accettabile. Perché un film deve essere autonomo, e lo spettatore, che paga il biglietto per divertirsi, deve essere messo nelle condizioni di comprendere quanto scorre davanti ai suoi occhi, senza dover consultare un manuale con il riassunto di un'altra badilata di pellicole.

In Spider-Man - Brand New Day compaiono invece anche altri personaggi del MCU, oltre al già nominato Frank Castle, che spesso fanno battute che si riferiscono ad altri film, per comprendere le quali bisogna averli visti, e possedere la memoria di Pico della Mirandola, cosa non alla portata di tutti (sicuramente non alla mia).

Insomma, questa pellicola va nella direzione giusta, ma non risolve il problema di fondo della MCU, che continua a sfornare capitoli tra loro troppo intrecciati, troppo lunghi, con troppo fan service e storie troppo incasinate e ridondanti.

A quando una pellicola di Spider-Man completamente autonoma, senza personaggi inutili, che duri la canonica ora e mezza, capace di coinvolgere anche uno spettatore che neanche sappia cosa sia il MCU?

Probabilmente, mai.

Spider-Man: Brand New Day - trailer ufficiale ITA