Questo film è l'ennesima dimostrazione di come il genere horror sia in questo momento in stato di grazia, continuando a regalare piccole perle a basso budget di elevata qualità.
Con buona pace del cinema mainstream di Hollywood, che continua a sprecare miliardi in produzioni che spesso lasciano molto a desiderare.
I numeri parlano chiaro: Hokum è costato circa 5 milioni di dollari, incassandone finora oltre 25. L'inutile, costoso e soporifero Supergirl, l'ennesimo campione di mediocrità ad alto costo, ha richiesto un investimento di circa 170 milioni, incassandone solo 126. Dati che dovrebbero fare riflettere.

Hokum: un ottimo film che intriga, spaventa, intrattiene e stupisce con mestiere
La cosa che ho più apprezzato del lavoro di Damian McCarthy è aver fatto coesistere nella pellicola diversi generi, aggiungendo alla ricetta anche un pizzico di ironia irlandese, ottenendo un ottimo prodotto commerciale che, a visione terminata, classificherei come un elevated horror.
Il tutto con un pugno di attori, qualche location e molto, molto mestiere nel mettere insieme tutti gli elementi, grazie anche a una storia scritta benissimo.
Niente di veramente innovativo o eccezionale, sia chiaro, ma il tutto funziona benissimo, raggiungendo lo scopo per cui pago il biglietto del cinema: essere trasportato in una narrazione avvincente, capace di intrattenermi, senza scassarmi gli zebedei.
Hokum dura più della canonica ora e mezza, che a mio avviso è il tempo ottimale per la proiezione, ma durante i 107 minuti di lunghezza della pellicola non ho mai guardato l'orologio. Un indicatore di qualità semplice e affidabile.

La storia, in realtà, è molto semplice. Ohm Bauman (Adam Scott) è uno scrittore statunitense, che fatica a terminare l'ultimo capitolo di una sua trilogia di grande successo. Se ne va in una località remota dell'Irlanda per disperdere le ceneri dei suoi genitori nei pressi di un albergo isolato, lo stesso in cui avevano trascorso la loro luna di miele.
Qui incontra una serie di personaggi a dir poco folcloristici, viene a contatto con le leggende locali, e deve fare i conti con un terribile trauma della sua infanzia. Il racconto mescola abilmente thriller, giallo, folk horror ed escape room.
Ancora una volta incontriamo la mascolinità tossica e deviata, presentata però in modo intrigante, senza mai cadere nel fastidioso didascalismo moraleggiante, con una storia sostenuta da un ottimo ritmo, che gioca sempre sul confine tra immaginazione e soprannaturale, tenendo lo spettatore costantemente sul filo del rasoio.
Veramente ottima la recitazione, con un Adam Scott capace di dare vita, in modo molto credibile, a un personaggio complesso, per nulla simpatico ma estremamente affascinante, che si trova a dover affrontare una catena di eventi del tutto imprevedibili.
Ho molto apprezzato la regia di Damian McCarthy, che si è divertito a giocare con il fuori campo e con un'ambientazione ricca di dettagli ed elementi scenografici molto curati, pur con un numero limitato di location.
Insomma, un film a basso budget ma di alta qualità, che mi sento di raccomandare agli appassionati del genere.
Hokum - trailer ufficiale ITA