Ciao Eugenio, grazie per quello che mi hai insegnato

La scomparsa di una persona che si conosce lascia sempre un piccolo vuoto dentro, ti scava e ti ruba qualcosa per sempre. Quando se ne va una persona che stimi, e ti ha insegnato tanto, però è diverso anche se quell'uomo (o donna che sia) lo conoscevi poco.

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Ciao Eugenio, grazie per quello che mi hai insegnato

È così che mi sento dopo la notizia della dipartita di Eugenio Santelli, vuoto dentro, qualcosa si è spento dentro di me anche se lo conoscevo poco di fatto. Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2020 ed è stato lui il primo a credere in me, pubblicando il mio primo libro edito da una casa editrice.

Abitava ancora in Calabria, poco dopo si sarebbe trasferito a Milano dimostrando un coraggio da leone perché già affrontava diversi acciacchi che negli ultimi anni avevano minato la sua salute ma che non gli hanno mai fatto perdere la dignità che era alla base di tutte le sue riflessioni.

Stravedeva per i figli e ancora prima che editore era padre. Proprio per i figli si era trasferito a Milano in tarda età, dimostrandomi che la vita ha sempre qualcosa da regalare anche quando si avvia ai suoi titoli di coda. Di come possa sempre offrire sorprese, di come si possa cambiare come quando decise di abbandonare la professione medica per l'editoria.

Di lui ricordo l'aria bonaria, l'immancabile sigaretta, la voce roca, lo sguardo buono e quell'amore per suo figlio Giuseppe che non mancava mai in nessuna delle chiacchiere, delle telefonate e delle raccomandazioni che mi dava. Mi diceva sempre: "Ti ho scelto perché voglio lasciare qualcosa a Giuseppe, voglio lasciargli professionisti e gente per bene".

Non nego che con Giuseppe le cose non siano andate sempre bene, ci sono state delle liti, anche accese, come capita a tutte le persone con idee nette e che vogliono far valere l'idea rispetto agli altri anche a costo di discutere. Ma proprio come le persone intelligenti siamo riusciti sempre a ritrovarci, a capire che potevamo avere, in parte, uno bisogno dell'altro.

Ricordo quel pranzo a Milano dove Eugenio mi raccontava come si preparava la famosa orecchia di elefante milanese, di come sapeva tirare fuori un racconto da qualsiasi cosa anche la più semplice e banale.

In qualche modo Eugenio mi ha lasciato qualcosa di importante e non parlo solo di editoria, anche se nel marasma generale italiano l'ho sempre considerato un uomo con un fiuto incredibile e degli spunti che solo i grandi editori hanno, ma ancor di più da uomo. Eugenio è stato in fondo un secondo papà per me, una persona che sapeva sempre come prenderti e che aveva sempre una parola cortese e gentile anche nei momenti di grande tensione quando io e Giuseppe non ci capivamo.

E lo ringrazierò sempre per avermi accolto nella sua splendida famiglia che ora, dopo tanti anni e anche qualche brutta litigata, in parte sento mia. E se posso fargli una promessa voglio sottolineare a tutti che darò tutto me stesso per mettere un pezzettino di me dentro quello che la casa editrice farà da oggi in poi, perché la Santelli Editore renderà immortale anche chi è venuto a mancare.

Ciao Eugenio, ti voglio bene.