Sono andato al cinema a vedere questa pellicola senza grandi aspettative, incuriosito dai trailer, pensando di vedere il solito survival horror, con giovani intrappolati in una situazione impossibile o terrificante.
Questa pellicola non è però, a mio avviso, classificabile in questo genere, anche se l'inizio lo lascia supporre, perché poi si trasforma in una sorta di thriller psicologico dai contorni metafisici, in cui non si provano mai emozioni forti.
Di fatto, il contesto surreale in cui si muovono i quattro giovani protagonisti della pellicola è più che altro una metafora della condizione esistenziale della Generazione Z, così come la concepisce il giovane autore del film.
Per Alexander Ullom è il primo lungometraggio, di cui è regista e sceneggiatore: un lavoro minimalista, realizzato con un budget molto modesto, neanche centomila dollari.
E solo per questo merita rispetto, anche se It Ends non mi ha entusiasmato, a dire il vero, perché, a mio modo di vedere le cose, è troppo cerebrale.
Forse l'idea alla sua base si sarebbe prestata meglio a un corto o a un mediometraggio, perché nel racconto, dopo l'inizio adrenalinico, accade davvero troppo poco.

It Ends: un film d'esordio forse troppo cerebrale, realizzato con veramente pochi mezzi
L'idea di base è molto semplice: quattro ragazzi si ritrovano intrappolati su una strada immersa in un bosco, che non sembra avere mai fine, e nella quale è impossibile fermarsi, per via di inquietanti presenze nella vegetazione, che prendono d'assalto il veicolo subito dopo che si è fermato.
Una situazione assurda che, tuttavia, è un'occasione per i quattro di riflettere sulla propria vita, sulle proprie emozioni e sui propri obiettivi, e mette a dura prova la loro coesistenza.
L'azione è davvero minima: la maggior parte del racconto avviene a bordo della loro auto o nelle sue immediate vicinanze. Ullom non sembra affatto interessato a spiegare in modo razionale ciò che accade.
A mio avviso il film è una metafora esistenziale, che vede come protagonisti dei giovani neolaureati che si stanno affacciando al mondo della vita adulta, e si trovano intrappolati in una corsa senza fine e senza scopo, al di là della pura sopravvivenza, circondati da altre inquietanti presenze, con le quali non riescono però a comunicare.
Il titolo inquietante trova una sua spiegazione alla fine del racconto, ma è una spiegazione che si presta a mille interpretazioni.
Insomma, un film più stimolante per chi voglia scervellarsi a trovarne i significati reconditi, ma molto meno interessante dal punto di vista cinematografico e per la storia narrata, che resta troppo astratta e priva di azione concreta.
It Ends è sicuramente una delusione cocente per chi si aspettasse un film horror, perché questo lavoro, al di là di uno jump scare all'inizio del racconto, veramente molto ben disegnato, non fa mai veramente paura, né crea situazioni veramente intriganti.
Rimane una buona recitazione corale dei quattro giovani attori protagonisti, che personalmente non avevo mai visto prima, che però si trovano a dover impersonare personaggi privi di un vero arco narrativo, dato che rimangono sospesi in una situazione surreale per gran parte del film, che finisce in modo sconcertante.
Certo è che se devo paragonare questo lavoro a tanti altri film ad alto budget, penso ad esempio all'inutile, prevedibile, patinato e senza sostanza Supergirl, con un costo di produzione intorno ai 170 milioni di dollari, cioè 1700 volte più di It Ends, senza contare il marketing e la promozione, al giovane Alexander Ullom bisognerebbe dare un Oscar.
Comunque nel 2027 dovrebbe uscire il suo secondo lungometraggio: 4 X 4: The Event. E sicuramente non me lo perderò!
It Ends: trailer ufficiale ITA