Clayface, la recensione del film di James Watkins

Un body horror a basso budget che non eccelle, ma rimette in piedi il franchise DC Universe grazie agli effetti speciali e a un ottimo finale.

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Clayface, la recensione del film di James Watkins

Dopo il dimenticabile Superman di James Gunn e l'infimo Supergirl di Craig Gillespie, che sembrava avere rotolato una pietra tombale sul franchise, le mie aspettative per questa terza pellicola del DC Universe erano sotto zero.

Sono stato invece piacevolmente sorpreso, perché la qualità è risalita al livello di galleggiamento. Non che ci volesse molto, a dirla tutta.

Ennesima dimostrazione di come la quantità di soldi investiti poco abbia a che fare con la qualità di un film: Clayface è stato realizzato con un budget nettamente inferiore rispetto agli altri due, pari a circa 40 milioni di dollari.

Meno di un quinto di quanto speso per Superman e di un quarto rispetto a Supergirl. Dati che fanno riflettere.

Non stiamo parlando di un capolavoro, né di un ottimo film, sia chiaro, ma di un'onesta pellicola di intrattenimento per gli amanti del genere, che, devo dire, si lascia vedere volentieri, nonostante i pochi mezzi impiegati.

Il minimo sindacale che uno spettatore si aspetta in cambio del biglietto del cinema, forse qualcosina di più.

Tom Rhys Harries in Clayface

Clayface: al terzo tentativo, finalmente un film guardabile nel franchise DCU di James Gunn e Peter Safran

Il racconto è molto semplice. Matt Hagen (Tom Rhys Harries) è un giovane attore in piena ascesa, candidato agli Oscar, ma va a letto con la ragazza sbagliata: la moglie di un boss.

Questi non la prende bene, e lo sfregia, distruggendoli la vita. Disperato, il povero Matt ricorre a una terapia sperimentale, messa a punto dalla dottoressa Caitlyn Corr (Naomi Ackie).

Le cose non vanno come previsto: il nostro protagonista si ritrova con superpoteri imprevisti e difficili da controllare, che però gli permettono di pareggiare i conti con chi gli ha fatto del male. E non solo con loro, per dirla tutta.

L'azione si svolge in una Gotham City in cui non c'è traccia di Batman né di altri supereroi, il che è un punto a favore del film, del tutto autonomo rispetto alle altre pellicole del franchise.

Un punto dolente è invece il modo in cui sono stati tratteggiati i cattivi, di fatto dei cialtroni, quasi delle macchiette, il cui unico scopo è essere massacrati in modo creativo da Clayface, come del resto ci si aspetta.

Naomi Ackie in Clayface

Punto dolente, però, ampiamente compensato dal fatto che questo film ha profondi risvolti psicologici, per cui il nostro protagonista deve affrontare anche il suo lato oscuro, diventando un antieroe da manuale.

Altro lato non eccelso del racconto è che la narrazione stenta a carburare, e si sviluppa con un ritmo disomogeneo, con la parte finale dove si concentra il grosso dell'azione.

Un altro aspetto critico è il tono ondivago, per cui si alternano scene drammatiche e intimistiche con momenti in cui le cose mostrate sono quasi comiche, in particolare quando Clayface, aka Matt Hagen, massacra i suoi nemici, e non so quanto questo sia voluto.

Molto buoni, invece, gli effetti speciali, specie considerando il basso budget del film, che, di fatto, è un body horror, con scene che possono risultare davvero disturbanti per chi ha lo stomaco debole.

Insomma, un film con diverse pecche, ma guardabile, che dà il meglio di sé nel finale e mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, facendomi dimenticare i suoi lati negativi.

Clayface merita il prezzo del biglietto per gli amanti del genere, regala una speranza al DC Universe, e credo debba essere visto dagli appassionati del franchise.

Clayface - trailer ufficiale ITA