Backrooms: la recensione del film di Kane Parsons

Un horror originale, minimalista, accattivante e decisamente intrigante, un ottimo esordio per un giovane regista che si è formato su YouTube.

3 min read
Backrooms: la recensione del film di Kane Parsons

Premetto che, da cinquantenne appartenente alla generazione X, prima di vedere questo film non sapevo una beata fava del concetto di "backrooms". Un fenomeno mediatico che si è diffuso su Internet in questo ultimo decennio, legato a un luogo surreale costituito da un inestricabile labirinto di stanze, corridoi e altri ambienti liminali di colore giallo, con pavimenti ricoperti di moquette e illuminati da neon.

Sono andato al cinema incuriosito dal trailer, ignaro di questa realtà mediatica, e quindi il mio punto di vista è quello di una persona che non sa nulla di quanto è già stato pubblicato sulle backrooms. Cosa che non mi ha affatto impedito di apprezzare questa pellicola. Tutt'altro.

Chiwetel Ejiofor in Backrooms

Backrooms: un horror originale, minimalista, accattivante e decisamente intrigante

Questo film è stato prodotto con un budget di 10 milioni di dollari. Ma la ristrettezza dei mezzi non ha impedito a Kane Parsons, regista appena ventenne al suo primo lungometraggio, che ha avuto un ruolo centrale nell'affermazione del successo del fenomeno backrooms su Internet, di realizzare una pellicola molto impattante ed efficace.

La storia è ambientata nella solita cittadina di periferia statunitense, negli anni Novanta. Il protagonista è Clark (Chiwetel Ejiofor), il direttore di un triste negozio di arredamento, un solitario che non ha ancora metabolizzato la separazione da sua moglie, e che ricorre all'aiuto di una psicologa, Mary Cline (Renate Reinsve).

L'uomo scopre per caso, nello scantinato della sua attività commerciale, l'accesso a una serie di ambienti apparentemente illimitata. Le backrooms, ovviamente. Comincia a esplorarle, coinvolgendo alcuni dei suoi collaboratori, ma sparisce nell'inestricabile mondo parallelo, trascinandovi involontariamente anche Mary, che si trova, suo malgrado, invischiata in una realtà surreale e spaventosa.

Dopo un'accattivante introduzione al mondo delle backrooms in forma di inquietante found footage, il racconto scorre all'inizio molto lentamente, ma, nonostante l'ambientazione e la recitazione minimalista dei (pochi) personaggi, riesce a costruire un crescendo di tensione psicologica. Il ritmo poi accelera nella seconda parte del film, quando vengono mostrati maggiori dettagli sull'incredibile realtà parallela in cui i personaggi vengono risucchiati.

Renate Reinsve in Bakrooms

Come spesso accade, quando si cerca di spiegare gli eventi misteriosi che conferiscono un magico interesse al racconto, e, soprattutto, quando il fuori campo entra in scena, il film diventa meno accattivante. Anche perché – bisogna dirlo – gli effetti speciali non sono eccelsi, a differenza delle ambientazioni curatissime.

Backrooms non costituisce certo un'eccezione a questa regola, ma va detto che molti interrogativi restano irrisolti. Il che – ovviamente – apre le porte a futuri sequel, specie se gli incassi di questo film diventeranno stellari, come al momento pare probabile.

Kane Parsons ha accettato la sfida di trasformare in un lungometraggio cinematografico una realtà multimediale inizialmente pensata per essere fruita sui social media, principalmente su YouTube e TikTok, un'operazione il cui esito è tutt'altro che scontato, visto che guardare un video su un telefonino è tutt'altra cosa rispetto a guardare un film al cinema.

A mio avviso è riuscito nell'impresa, realizzando una pellicola intrigante, oserei dire autoriale, destinata ad avere un profondo impatto nel prossimo futuro della settima arte.

Tra l'altro, questo film parla indirettamente di un tema molto inflazionato sul mainstream: la crisi del maschio occidentale, il suo rapporto difficile con l'altro sesso e la sua incapacità a gestire la propria esistenza, assumendosi le proprie responsabilità.

Analogamente a quanto è accaduto con il recente Obsession, di Curry Barker, il filtro del genere horror permette di parlare di temi complessi e spesso abusati senza cadere nel didascalico, ma in modo accattivante e innovativo.

Il nome di Kane Parsons si aggiunge alla lista di giovani e promettenti registi formatisi su YouTube, che stanno dando una ventata di novità piacevoli al cinema, offrendo una valida alternativa ai soporiferi lungometraggi mainstream, peraltro con un impegno economico spesso risibile.

Aspettando il sequel...

Backrooms - trailer ufficiale ITA

hhh