Non esiterei a definire questo breve trattato filosofico di Pietro Nigro - portante il titolo Dall’Idea all’Essere - come un tentativo utopistico di trarre la filosofia dalle secche nelle quali si è arenata, soprattutto dopo l’avvento delle scoperte della fisica quantistica riguardo i concetti di energia e di multi-universo. Il primo punto interessante di tale ipotesi si trova immediatamente nel sottotitolo del libro, che recita: L’Energia come reinterpretazione contemporanea dell’Essere, dove risulta evidente l’operazione culturale tesa a unificare concezioni antiche e moderne, mediante interpretazioni diverse da quelle solidificate nei secoli dalla tradizionale Metafisica.
Ciò inizia ad essere sviluppato nel I capitolo, che l’autore chiama Il terzo luogo, ovvero una realtà a noi sconosciuta ma possibile in una visione prospettica: «La filosofia non ha preso in considerazione che oltre all’immanente e al trascendente potrebbe esserci una ‘civiltà avanzata’, il terzo luogo, che noi chiamiamo mistero: il dio ignoto. La filosofia ha affrontato concetti che vanno oltre l’immanente e il trascendente ed ha esplorato la natura del mistero e dell’ignoto anche se non sempre con la terminologia di dio sconosciuto o di civiltà avanzata. Alcune correnti filosofiche: la mistica, l’esistenzialismo e la filosofia del limite, hanno cercato di comprendere ciò che sfuggiva alla ragione e all’esperienza umana, pervenendo a concetti come l’inspiegabile, l’inconoscibile, il divino. Da sempre la filosofia ha riconosciuto i limiti della ragione umana e del linguaggio. Ma ciò che la nostra mente non è stata in grado di comprendere razionalmente e quindi di esprimere, ha preso il nome di ‘mistero’».
Abbiamo riportato per intero l’incipit del I capitolo poiché lo riteniamo nodale per gli sviluppi successivi della visione di Nigro: intanto dimostra il suo interesse per i fenomeni dell’irrazionale (o come li si voglia nominare) e giustifica anche la premessa del libro dedicata alle divinità egizie, in particolare ad Aton che, secondo l’autore, si manifestò sul Monte Sinai a Mosè col nome di «Io sono Colui che sono». Il nome di Aton sarebbe stato poi mutato in Dio e, mentre Aton venne dimenticato, tant’è vero che fallì il tentativo di introdurre in Egitto il monoteismo, altro destino ebbe il monoteismo di Mosè, giunto sino a noi e comunque anch’esso portatore del concetto di un Deus absconditus.
Nella prosecuzione del I capitolo Nigro passa in rassegna alcuni pensatori in relazione sempre alle dimensioni del mistero, «il terzo luogo», con certe digressioni interessanti. «Inconoscibile» fu la definizione di Ludwig Wittgenstein del limite riconosciuto alla ragione umana. Così Albert Camus e Jean-Paul Sartre si sono interessati del non-senso e dell’assurdo, oltre le spiegazioni della trascendenza e delle religioni. Anche Karl Jaspers ha scritto circa la filosofia del limite su problematiche come il mistero ultimo della realtà, dell’esistenza e della morte.
Con un salto indietro nella storia della filosofia, l’autore sostiene che già Aristotele aveva postulato un Essere in divenire, un Essere che si trasforma, per cui egli dimostra che anche oggi i principi filosofici classici possono costituire un valido strumento a sostegno della possibilità de «il terzo luogo». Verso la fine del capitolo Nigro ci sorprende ancora, associando in un certo tal modo la triade hegeliana (tesi-sintesi-antitesi) alla conoscenza della Verità: secondo lui «in tal modo viene raggiunto un livello superiore» e quindi un giorno la conosceremo. Poi prosegue: «Questo processo continua fino a determinare e realizzare la famosa frase di Gesù agli apostoli: “Ho ancora molte cose da dirvi, ma per ora non sono alla vostra portata”». Ma il suo ragionamento si ferma qui e non riusciamo a capire se «il Regno dei Cieli» di Gesù possa essere identificato con il suo «terzo luogo». Nel discorso sulla filosofia l’autore attribuisce al pensiero umano un compito trasformativo, associandosi così all’undicesima Tesi su Feuerbach di Karl Marx (non citato): «I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di cambiarlo».
Dopo l’incipit del I capitolo un altro punto nodale delle teorie di Pietro Nigro lo possiamo individuare più avanti, nel corso del II capitolo, che infatti sintetizza nel titolo gli argomenti trattati: Essere, divenire ed Energia: sintesi ontologica da Parmenide alla fisica contemporanea. Anche qui, come nel caso de «il terzo luogo», è opportuno citare la partenza dei suoi ragionamenti, che anticipa tutto il senso di essi: «La filosofia occidentale nasce da una tensione: da un lato l’idea che la realtà sia stabile, immutabile, eterna; dall’altro la percezione che tutto scorra, cambi, si trasformi. Parmenide ed Eraclito incarnano questa polarità. Per secoli la loro contrapposizione è stata interpretata come un conflitto insanabile: l’Essere contro il divenire, la permanenza contro il mutamento. Eppure, questa lettura dicotomica è figlia di un’epoca in cui la conoscenza era frammentata. Oggi, grazie alla fisica contemporanea, disponiamo di un concetto - l’energia - che permette di ripensare radicalmente il rapporto tra ciò che permane e ciò che cambia. Parmenide ed Eraclito non sono due visioni opposte, ma due descrizioni complementari della stessa realtà. L’Essere è la struttura energetica fondamentale dell’esistenza; il divenire è la trasformazione di tale energia». Egli ci informa che questa tesi ha trovato larghi apparentamenti in taluni filosofi come Spinoza, Bergson, Whithead, Severino, aprendo così la strada a quella che lui chiama la «metafisica dell’energia». […].
Recensione di Enzo Concardi