Sabato 10 ottobre 2026 ore 18.30 TEATRO VITTORIA FAGAGNA Parole e musica per un domani “Percorsi di pace”

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Sabato 10 ottobre 2026 ore 18.30 TEATRO VITTORIA FAGAGNA Parole e musica per un domani  “Percorsi di pace”

“Parole e musica per un domani”, quest’anno sottotitolato Percorsi di pace, è curato e promosso dall’Associazione Culturale “Le Colone” di Castions di Strada con il sostegno dei comuni partner e della Regione FVG cultura. Lo spettacolo/riflessione vede arrangiamenti e musiche originali gregoriane di Nicola e Francesco Tirelli; la regia è affidata a Giuliano Bonanni, che curerà personalmente le letture insieme a Chiara Donada. "Parole e musica per un domani - Percorsi di pace" è arricchito dal quartetto d’archi “Meti”, dal coro, dalle tastiere, dalle percussioni, dalle voci soliste e da videoproiezioni con  filmati originali di zone di guerra in Africa (curati da don Massimo Manservigi - Congo, Sudan) nello stretto di Gaza (Loris De Filippi) e in Ucraina (Liliya Pavlova). Musiche originali ed elaborazioni. 

La questione di fondo è che la pace è più grande dell’uomo e va conquistata. Pace da intendersi non come intervallo tra guerre o come oggetto di trattative e armistizio. Non possiamo pretendere di mantenere la stabilità nel mondo attraverso la paura dell’annientamento, in un equilibrio quanto mai instabile, sospeso sull’orlo del baratro. La guerra, lo sappiamo, comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo. La guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo. Allora ognuno di noi è un soggetto di guerra? Si, in ognuno di noi vi è il germe della guerra. Ogni guerra comincia innanzitutto da ciascuno di noi. Come, allora, costruire un cammino di pace e di riconoscimento reciproco? Come rompere la logica morbosa della minaccia e della paura? Come spezzare la dinamica di diffidenza attualmente prevalente? Da soli non possiamo darci pace. Non possiamo essere costruttori di fratellanza senza andare incontro all’altro. Non basta provare orrore; bisogna sentire forte l’indignazione e coltivare il coraggio di cambiare. Il mondo, dunque, non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani della pace aperti al dialogo senza esclusioni né manipolazioni. Possiamo giungere veramente alla pace quando vi sarà un convinto dialogo di uomini e donne che cercano la verità al di là delle ideologie e delle opinioni diverse. La pace è un edificio da costruirsi continuamente, un cammino che facciamo insieme cercando sempre il bene comune e impegnandoci a mantenere la parola data e a rispettare il diritto. Nell’ascolto reciproco possono crescere anche la conoscenza e la stima dell’altro, fino al punto di rispecchiarsi e riconoscere nel nemico il volto di un fratello.