Teatro Comunale di Bologna Les Etoiles : Eleonora Abbagnato e Viengsay Valdés tra le étoiles, 4 e 5 marzo 2020

Nelle grandi compagnie di balletto, a Londra e Parigi, a Buenos Aires, ma anche a Roma e a L’Avana, è l’epoca delle direttrici étoile. Due le direttrici che danzeranno, insieme ad altre stelle internazionali, a Les Étoiles, gala a cura di Daniele Cipriani, il 4 e 5 marzo (alle ore 20.30) al Teatro Comunale di Bologna: la cubana Viengsay Valdésestrella e Directora del Ballet Nacional de Cuba, e l’italiana Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra de Paris e direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Queste due direttrici dive, ancora in carriera ma che si alternano tra il palcoscenico e gli uffici della direzione, arrivano a Les Étoiles precedute dalla loro collega parigina, la Directrice del Ballet de l’Opéra de Paris, Aurélie Dupont, che ha riscosso un’ovazione poche settimane fa all’edizione romana di Les Étoiles interpretando due brani moderni, un assolo di Martha Graham e Star (titolo quanto mai ad hoc per questo lavoro di Øyen), su una toccante canzone di Nina Simone. “Sono lavori che mi calzano bene in questa fase della mia carriera”, ha dichiarato la Dupont al TG in quell’occasione.  La presenza delle direttrici danzanti a Les Étoiles si appresta a diventare un leitmotiv (insieme a quello delle coppie “romantiche” e delle étoile “a sorpresa”) dei celebri gala ideati e curati da Daniele Cipriani. Lui stesso ci spiega perché: “Queste grandi direttrici sono artiste complete, dotate di una forte tecnica coniugata a una maturità interpretativa, e arrivano a Les Étoiles con una visibile felicità che viene recepita da tutti. Infatti, lontane per qualche giorno dalle redini delle loro compagnie, redini che a volte le portano lontano dalla loro arte, a Les Étoiles le direttrici possono tornare a vibrare, ad esprimere la loro essenza di ballerine étoile. Lo abbiamo visto a gennaio con Aurélie Dupont; Les Étoiles ricolloca queste stelle speciali nel loro cielo, in un piccolo Paradiso per un fugace interludio, e la loro felicità ad essere al gala contagia tutti, rendendo ancora più festosa l’atmosfera che regna in palcoscenico e dietro le quinte! Il pubblico sente quest’allegria, esulta, e ciò rende Les Étoiles una festa per tutti!” Ad applaudire Aurélie Dupont tra il pubblico dell’Auditorium Parco della Musica a Roma c’era, per l’appunto, l’amica e collega Eleonora Abbagnato che tra qualche giorno, al Comunale di Bologna, raccoglierà il testimone.  L’estro caraibico della grande scuola di balletto cubana, nata e fiorita sotto l’egida della leggendaria Alicia Alonso, ci arriva con la pupilla e erede diretta dell’Alonso, Viengsay Valdés, la quale, alla sua scomparsa lo scorso ottobre, ne ha preso il posto a capo del Ballet Nacional de Cuba. Nel panorama tersicoreo cubano, con la sua miriade di stelle, la Valdés è considerata una vera fuoriclasse. La Directora arriva a Bologna con Dani Hernández, Primer Bailarín di punta della compagnia de L’Avana il quale unisce i tecnicismi caraibici all’eleganza del danseur noble. I due hanno scelto il passo a due di Carmen, balletto di Alberto Alonso su partitura di Rodion Ščedrin tratto dall’opera di Georges Bizet. Ma delizieranno il pubblico anche con una prima europea: Double Bounce, su coreografia di Peter Quanz, un passo a due rivelatore del nuovo corso cubano, dove la rigorosa tecnica classica si sposa ad un gusto moderno. I passi a due di Viengsay Valdés e Dani Hernández stuzzicheranno il pubblico con un assaggio del piatto forte di gusto cubano che verrà servito il 17 luglio 2020 al Palazzo Mauro De André, Ravenna nell’ambito del Ravenna Festival.  Si anticipa pertanto la notizia del Gran Gala di Danza Hommage à Alicia Alonso, sempre a cura di Daniele Cipriani, un omaggio alla “Estrella del Siglo” (Stella del Secolo) scomparsa l’ottobre scorso, mito e prima ballerina assoluta del balletto mondiale. Acclamata per la sua forte tecnica e sensibilità interpretativa, Eleonora Abbagnato si distingue per la sua versatilità artistica che l’hanno portata ad eccellere anche nel cinema, nella moda, e come personalità televisiva. Per non deludere il pubblico bolognese che l’aspettava negli stessi giorni nei panni di Lucrezia Borgia (in un nuovo balletto di Giuliano Peparini che debutterà, invece, il prossimo settembre), Eleonora Abbagnato offre brani iconici del suo repertorio: il drammatico “Black pas de deux” tratto dal balletto La Dama delle camelie, capolavoro di John Neumeier su brani pianistici di Fryderyk Chopin, danzato per la prima volta con un nuovo partner d’eccezione: il russo Denis Rodkin, étoile del Bolshoi di Mosca. (Altro “vezzo” di Daniele Cipriani, nel curare i programmi di Les Étoiles, è quella di far nascere inedite coppie, nuove alchimie, tra le grandi stelle. Se ne vedranno diverse nel gala bolognese…)

Se il bacio più lungo della storia del cinema fu quello di Ingrid Bergman e Cary Grant in Notorious (film di Alfred Hitchcock del 1946), il bacio più sensazionale nella storia del balletto è certamente quello tra i due protagonisti in Le Parc, lavoro del franco-albanese Angelin Preljocaj. Sarà il passo a due del famoso ‘bacio in volo’ il secondo brano scelto da Eleonora Abbagnato, tra i più originali e conturbanti del repertorio contemporaneo, sensuale celebrazione dell’amore fisico. Il suo partner qui sarà Zachary Catazaro, cresciuto al New York City Ballet di cui è stato Principal Dancer. Di origini italiane, il danzatore statunitense si è affermato per la tecnica e lo stile cristallini, nonché per la bellezza tenebrosa mediterranea che contrasta con quella biondo-normanna della ballerina siciliana.

Si ricorda che Eleonora Abbagnato e Viengsay Valdés, con i loro partner Denis Rodkin, Zachary Catazaro e Dani Hernández, brilleranno in compagnia di una costellazione di étoile in arrivo da altri grandi teatri del mondo: Sergio Bernal, Ashley Bouder, Young Gyu Choi, Liudmila Konovalova, Eleonora Sevenard, Luis Valle, con l’aggiunta di una coppia di stelle “a sorpresa” (com’è consuetudine per Les Étoiles), questa volta in arrivo dal Royal Ballet di Londra. Suonerà l’Orchestra del Comunale diretta da Paolo Paroni.

 




RAFFAELLO 1520-1483 ROMA, SCUDERIE DEL QUIRINALE 5 MARZO – 2 GIUGNO 2020

A cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio, l’Italia rende omaggio al sommo artista del Rinascimento con una grande mostra alle Scuderie del Quirinale che aprirà al pubblico il 5 marzo. Raffaello morì a Roma ed è a Roma che deve la sua fama universale. È quindi particolarmente significativo che questo tributo nazionale abbia luogo nella città dove l’urbinate espresse a pieno il suo formidabile talento artistico, e dove la sua vita si spense improvvisamente a soli 37 anni di età. Alle Scuderie saranno riuniti per la prima volta più di cento capolavori autografi o comunque riconducibili a ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici. A questi saranno affiancate altrettante opere di confronto e di contesto (sculture e altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata) per un ammontare complessivo di 204 opere in mostra, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni.

La mostra verrà inaugurata il 3 marzo dal capo dello Stato Sergio Mattarella e dalle più alte cariche istituzionali insieme ai rappresentanti dei principali Paesi esteri che hanno dato il loro apporto per questo attesissimo appuntamento con prestiti straordinari; un evento così atteso che già nella prima settimana di febbraio ha registrato un record di prevendite. Oltre 60.000 i biglietti venduti con richieste provenienti da tutto il mondo. Una preziosa occasione di visibilità internazionale per il Paese, che richiama in Italia un gran numero di turisti, di specialisti e di appassionati.

L’esposizione, intitolata RAFFAELLO 1520-1483, visitabile fino al 2 giugno, è il progetto di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale, istituito al Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci, in occasione delle celebrazioni mondiali per il quinto centenario della scomparsa dell’artista rinascimentale, avvenuta il 6 aprile del 1520 a Roma. Un evento unico che mira a restituire, nel quadro dell’attualità europea, il valore universale dell’arte di Raffaello, rimasta per quattro secoli base indiscussa del canone artistico occidentale.

Realizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e da Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro. Il progetto ha beneficiato della collaborazione con la Galleria Borghese, il Parco Archeologico del Colosseo e i Musei Vaticani, istituzioni che si sono rese generosamente disponibili a costruire un importante coordinamento sinergico con Scuderie del Quirinale e Gallerie degli Uffizi relativamente alle celebrazioni dell’anno raffaellesco a Roma.

La rassegna, di ampiezza mai tentata finora, presenterà capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali tra cui: Gallerie Nazionali d’Arte Antica, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Galleria Borghese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Fondazione Brescia Musei, e poi ancora Musei Vaticani, Louvre, National Gallery di Londra, Museo del Prado, Museo Nacional de Artes decorativas di Madrid, Patrimonio Nacional, National Gallery of Art di Washington, Metropolitan Museum di New York, Albertina di Vienna, British Museum, Royal Collection, Ashmolean Museum di Oxford, Musée des Beaux- Arts di Lille.

Un’occasione irripetibile per vedere riunite nello stesso luogo opere celeberrime e amatissime in tutto il mondo come: la Madonna del Granduca e la Velata delle Gallerie degli Uffizi o la grande pala di Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna; opere mai tornate in Italia dal momento della loro esportazione per ragioni collezionistiche come la sublime Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa dal Prado o la Madonna Tempi dalla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera; dipinti straordinari e iconici come il Ritratto di Baldassarre Castiglione l’Autoritratto con amico dal Louvre. Per la prima volta, si potranno ammirare nello stesso luogo i ritratti dei due papi che consentirono a Raffaello di dimostrare il suo immenso potenziale artistico negli anni romani: quello di Giulio II dalla National Gallery di Londra e quello di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi degli Uffizi, presentato per la prima volta dopo un accuratissimo restauro, durato tre anni, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, intervento che ne ha restituito la nettezza luministica e cromatica originale e l’incredibile forza descrittiva dei dettagli.

L’autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro del team curatoriale, consentendo un confronto decisivo con l’attualità della ricerca e stimolando un dialogo fruttuoso tra gli studiosi più accreditati del settore come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze), Alessandro Viscogliosi (Sapienza, Università di Roma), Mario Scalini (Direttore regionale Musei dell’Emilia Romagna), Guido Cornini (responsabile scientifico per l’arte dei secoli XV-XVI dei Musei Vaticani). La proficua collaborazione tra tutti questi esperti ha consentito la scelta condivisa di un importantissimo numero di opere di mano di Raffaello: oltre 120, tra dipinti, disegni, arazzi e lettere, per una raccolta di creazioni dell’artista urbinate mai viste in così gran numero tutte insieme.

Determinante, in termini di prestiti e di lavoro scientifico svolto, il contributo delle Gallerie degli Uffizi con 49 opere delle quali oltre 30 dello stesso Raffaello. Tra queste una menzione particolare merita il già citato Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, tra le opere più celebri custodite a Firenze ora visibile al grande pubblico dopo un delicato intervento di restauro voluto proprio in occasione del prestito romano, e certamente l’opera più rappresentativa del massimo prestigio delle sue committenze.

Raffaello e Roma

Nella città dei Papi, della Curia, dei committenti pontifici, degli umanisti, degli scienziati e dei letterati, molti dei quali furono suoi amici, Raffaello visse dal 1509 al 1520. Undici anni intensi e prolifici, durante i quali poté esprimere il suo talento in forme nuove e sperimentali che lo consacrarono al pari di Michelangelo il massimo artista del Rinascimento maturo. La mostra, che trae ispirazione dall’oggetto del quinto centenario della morte di Raffaello, presta particolare attenzione al fondamentale periodo romano, pur descrivendo per intero, in chiave monografica, tutta la vasta e articolata produzione creativa dell’urbinate: dalle arti plastiche a quelle decorative, dall’antiquaria all’architettura fino all’urbanistica – Raffaello divenne responsabile della Fabbrica di San Pietro nel 1514 – il percorso espositivo non si limiterà alla presentazione dei soli capolavori della pittura ma si estenderà all’intera attività progettuale dell’artista, con un’ampiezza mai tentata fino ad oggi nelle mostre a lui dedicate.

Condurre gli scavi per riportare alla luce; studiare e conservare le vestigia urbane di Roma antica; sovrintendere il grandioso cantiere della basilica di San Pietro; perfezionare lo studio e il metodo della pittura, amata e richiesta dai più importanti committenti per la sua naturalezza e inarrivabile armonia. Tali, e molti altri, furono i compiti che Raffaello fu chiamato ad assolvere per tutto il periodo romano e fino alla sua improvvisa scomparsa.

Alla sua morte, inaspettata e prematura, grande fu “lo sgomento e la tristezza che quella scomparsa aveva generato nell’animo di tutti ma particolarmente in seno a quella comunità di umanisti che aveva al contempo ispirato e consentito negli anni romani l’esponenziale sviluppo del potenziale progettuale e delle ambizioni culturali di Raffaello” (dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di Matteo Lafranconi).

La mostra è articolata secondo una idea originale, che propone un percorso che prende le mosse dal 6 aprile 1520, per ripercorrere a ritroso tutta l’avventura creativa di Raffaello, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alle radici urbinati. Un travolgente flash-back che parte da una spettacolare riproduzione a grandezza naturale della monumentale tomba di Raffaello al Pantheon commissionata per l’occasione alla FACTUM FOUNDATION FOR DIGITAL TECHNOLOGY IN CONSERVATION, leader mondiale dei rilievi digitali legati alla conservazione del patrimonio.

Il famoso epitaffio “in latino umanistico che esalta la forza creatrice di Raffaello proprio attraverso la desolazione generata dal suo cessare” (dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di M. Lafranconi) ci accompagna in un percorso a ritroso, dalla morte verso la grazia e la “leggiadria” di un artista unico.

“Qui sta quel Raffaello, mentre era vivo il quale, la Natura temette di essere vinta e, mentre moriva, di morire con lui”.

(dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di M. Lafranconi)

Il primo decisivo capitolo di questo percorso è dedicato alla celebre Lettera a Leone X, scritta da Raffaello insieme a Baldassarre Castiglione (diventata fondamento teorico della moderna idea di tutela dei beni culturali) e presentata in mostra nel prezioso esemplare manoscritto dell’Archivio di Stato di Mantova. La sezione comprenderà un’installazione multimediale a cura di Alessandro Viscogliosi e realizzata da Katatexilux, dedicata alla ricostruzione della Pianta di Roma antica, la grande impresa archeologico-architettonica che Raffaello lasciò incompiuta alla sua morte, con particolare delusione di umanisti ed eruditi per i quali aveva rappresentato la più ambiziosa impresa antiquaria mai tentata.

La profonda cultura antiquaria di Raffaello e la sua capacità di attualizzarla in progetti moderni sarà dimostrata anche nella sezione architettonica, dove sarà presentata una spettacolare ricostruzione in 3D della facciata del perduto Palazzo Branconio, a cura di Francesco Paolo Di Teodoro realizzata da Opera Musei Fiorentini e prodotta in collaborazione con il Centro Studi Vitruviani e il Comune di Fano. Va infine citata, tra gli exhibit prodotti in occasione della mostra, la riproduzione in 3D, di nuovo a cura di FACTUM FOUNDATION FOR DIGITAL TECHNOLOGY IN CONSERVATION, del cartone raffaellesco preparatorio per l’arazzo Il Sacrificio di Listra (presente in mostra in prestito dai Musei Vaticani), realizzato su concessione della Royal Collection e in collaborazione con il Victoria & Albert Museum di Londra.

Le iniziative

Eventi speciali e laboratori permetteranno di cogliere appieno il fermento culturale e artistico della Roma dei primi decenni del XVI secolo. Come ormai è tradizione, le Scuderie del Quirinale accompagnano la mostra con un ricco programma di lezioni, incontri e conferenze a cura dei migliori e più brillanti conoscitori del settore. Undici appuntamenti per approfondire l’esperienza della mostra, andando ad indagare il periodo storico e la temperie culturale al tempo di Raffaello: la corte papale, le famiglie nobiliari, i mecenati e i letterati che vissero in una Roma ricca e brulicante d’attività, tesa a recuperare i fasti e la grandezza della sua storia. Gli incontri toccheranno aspetti meno noti e curiosi – come la moda, i banchetti e il lusso romano nel primo ‘500 – ma anche temi fondamentali della retrospettiva, osservati e analizzati nel dettaglio, come la multiformità del genio di Raffaello nella sua opera di studioso e conservatore del patrimonio archeologico di Roma antica, vero e proprio capostipite della tutela dei beni culturali.

Tutti i visitatori della mostra riceveranno inoltre come prezioso omaggio, il libretto con il saggio Modernità di Raffaello. Dalla Lettera a Leone X alla Costituzione italiana, firmato dallo storico e intellettuale Salvatore Settis.

Dichiarazioni:

Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini: “Una mostra di estremo rigore scientifico, grande contenuto educativo e significativa capacità divulgativa, che illustra Raffaello nella pienezza di uomo del Rinascimento, impegnato nella ricerca e nella tutela del bello e dell’armonia in ogni sua attività, dall’espressione pittorica allo svolgimento dell’incarico di prefetto alle antichità dello Stato della Chiesa, contribuendo allo sviluppo della piena consapevolezza della necessità della salvaguardia del patrimonio culturale”.

Presidente e A.D. Ales – Scuderie del Quirinale Mario De Simoni:

“La mostra rende onore a un momento unico nella storia della nostra cultura, i 500 anni dalla morte del pittore per antonomasia, Raffaello. E lo fa attraverso un percorso a ritroso, dalla morte alla giovinezza urbinate, che illustra, con confronti serrati e inediti, e con capolavori da tutti amati, la straordinaria parabola di Raffaello artista totale. Con le Gallerie degli Uffizi la collaborazione è stata tanto organica che in questa occasione si può pensare a un viaggio di immersione nel mondo raffaellesco che il visitatore attento potrà effettuare tra Roma e Firenze”.

Direttore Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt:

“Mai nella storia è stato possibile ammirare così tanti capolavori dell’urbinate, ora raccolti ed esposti insieme per celebrare la ricorrenza del cinquecentenario della sua morte. Gli amanti dell’arte di tutto il mondo non possono lasciarsi sfuggire questa occasione eccezionale per venire a Roma, alle Scuderie del Quirinale. Sarà un’opportunità unica, almeno per questa generazione, che consentirà di immergersi completamente nel meraviglioso universo dell’arte di Raffaello raccontato da un percorso inedito, ricco oltre 200 opere. Le Gallerie degli Uffizi sono orgogliose di aver co-organizzato questa mostra epocale, inviando da Firenze dipinti e disegni tra i più famosi e celebrati dell’artista, che costituiscono quasi un quarto dell’intero percorso espositivo”.

Marzia Faietti, Curatrice mostra Raffaello:

“Avvicinarsi a Raffaello è una cosa facilissima: e questo perché l’urbinate è autore di un’arte complessa ma allo stesso tempo capace di comunicarsi a tutti. La sua pittura è talmente meditata, ponderata, sublimata, contiene tanti e stratificati livelli di lettura che ogni osservatore, dal più semplice al più colto, ha la possibilità di ammirarla ed ammirarne aspetti e qualità diverse. Raffaello è un’artista per tutti”.

Matteo Lafranconi, Direttore Scuderie del Quirinale e Curatore mostra Raffaello:

“L’idea portante che ha ispirato fin dall’inizio le riflessioni di noi curatori è stata quella di lavorare per la costruzione di un degno tributo alla grandezza dell’artista; un tributo capace di restituire almeno per approssimazione la qualità, la varietà, la grazia, la cultura e l’intelligenza del pensiero creativo raffaellesco. In questo spirito di servizio, e pur nella consapevolezza delle difficoltà, abbiamo tentato di mantenere più alte possibili le ambizioni di completezza e spettacolarità del percorso espositivo, nella convinzione che nessuno sforzo fosse indegno di essere tentato per celebrare Raffaello e la sua opera in una ricorrenza così straordinaria”. Un ringraziamento speciale a Salini Impregilo e ad American Express che hanno generosamente sostenuto la mostra e a Lottomatica per il contributo finalizzato al restauro del Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi.

Collaborazione Uffizi – Scuderie del Quirinale, con sconti sui biglietti:

Per tutta la durata della mostra alle Scuderie del Quirinale, chi acquisterà i biglietti per visitare Uffizi e Palazzo Pitti (valgono anche Passepartout 3 days e Passepartout annuali), avrà diritto al 33% di sconto sul costo dell’ingresso.

 

Tutte le informazioni su laboratori per scuole e famiglie, visite guidate e incontri con il pubblico sono disponibili sul sito www.scuderiequirinale.it




Emergenza epidemiologia da COVID-2019 – Sospensione dell’attività

In considerazione dell’Ordinanza  del Ministro della Salute dott. Roberto Speranza, di concerto con il Presidente  della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia dott. Massimiliano Fedriga in merito a “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019”, emessa nella serata del 23 febbraio 2020 e con validità immediata, che prevede la “Sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi in luogo pubblico o privato sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico, anche di natura culturale, ludico, sportiva, religiosa; discoteche e locali notturni”, la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, in ottemperanza all’ordinanza,  sospende gli spettacoli e tutte le attività rivolte al pubblico fino alla data del 1 marzo 2020 compreso.

Nello specifico tutte le rappresentazioni da noi pubblicate sono sospese e saranno riproposte quando i vari enti lo segnaleranno




“Profumo di memoria”: spettacolo sulla Viola di Udine il 19 marzo alle 20.30 al Palamostre

Mancano 24 giorni ad un evento dedicato alla cittadinanza di Udine e non solo che racconta la storia della Viola di Udine, una storia conosciuta da pochi dal profondo contenuto storico che l’Associazione di promozione sociale Brainery Academy intende raccontare con uno spettacolo che si terrà al teatro Palamostre il 19 marzo 2020 alle ore 20.30. Fatti e personaggi del passato e del presente che danno lustro alla città ma che pochi conoscono.

L’Aps Brainery Academy, una giovane associazione che si occupa di educazione degli adulti in tutte le sue sfaccettature, intende far conoscere i frutti di una serie di personaggi che non brillano in gloria e memoria ma che hanno lasciato una traccia che dà lustro a Udine nel mondo. La sera del 19 marzo uno spettacolo tra cultura e sorprese presenterà ad un vasto pubblico alcune storie nascoste al quale parteciperanno discendenti e testimoni con curiosita e aneddoti. Si prefigura anche una sorpresa speciale!

Vi aspettiamo numerosi, l’ingresso è libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti e fino all’orario di inizio.



Solo il 25 febbraio TANGO FATAL di Guillermo Berzins e la suacompagnia al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia-TRIESTE

Assistere a Tango Fatalsignifica lasciarsi trasportare nella dimensione sensuale del tango, attraverso le suggestioni musicali di uneccellente orchestra dal vivo lOrchestra Corazon de Tangodella violinista Oksana Peceny Dolenc e attraverso le coreografie splendidamente interpretate da una compagnia affiatata ed emozionante, guidata da Guillermo Berzins.

Lappuntamento è per martedì 25 febbraio alle 20. 20 alla Sala Assicurazioni Generali dove Tango Fatalva in scena per il cartellone Danza del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Berzins è un ballerino e coreografo argentino di fama internazionale, di notevole preparazione tecnica e di grande carisma, la cui storia è particolarmente legata alla città di Trieste, dove, trasferendosi da Buenos Aires, ha scelto di porre uno dei punti fermi della sua attività: ammirare sul palcoscenico del Politeama Rossetti il suo spettacolo, è dunque ancor più significativo. Tango Fatalnasce proprio da una sua idea artistica: è uno spettacolo molto emozionante che in unambientazione astratta, quasi sospesa nel tempo, fa rinascere e vivere sul palcoscenico le seducenti e misteriose atmosfere di Buenos Aires. Il pubblico avrà la sensazione di attraversare diverse epoche, espresse attraverso numerosi stili di ballo, e conoscerà le note poetiche e struggenti dei tanghi più celebri di tutti i tempi, alternati a coreografie contemporanee e anche a momenti che rimandano invece al folklore argentino. Ecco allora il ballo fra uomini che si sfidano con il coltello, come accadeva nel porto di Buenos Aires, La Boca, quando gli emigranti inizialmente non erano ancora in compagnia delle loro famiglie, ed ecco il compadrito tratteggiato come il personaggio chiave del mondo del tangoE dopo poco, si intravvedono le prime coppie mentre si stringono nel canyengue, un modo di ballare antico in cui del tango si riconoscono alcuni fondamenti, poi fantasiosamente sviluppati. E si passa inoltre attraverso il folklore argentino dall’energia contagiosa, con i virtuosismi incredibili che igauchos sapevano produrre usando bombos e boleadorasGuillermo Berzins costruisce su questo un numero ammirevole, in perfetto equilibrio fra tradizione e modernitàMolto ricca e composita è infatti la materia della danza e della cultura argentina da cui il tango prende vita, per svilupparsi nelle meravigliose forme che gli appassionati oggi conoscono e danzano in tutto il mondo: lo stile milonguero, ad esempio, nato per danzare nelle affollatissime sale popolari di Buenos Aires, dove le coppie si muovevano davvero in poco spazio e il loro abbraccio è rimasto dunque stretto ed i movimenti sembrano piccoli, come un sussurro fra innamoratiOppure il più sontuoso stile salon, sviluppatosi nelle ricche e grandi sale da ballo delle epoche successive, fatto allora di movimenti ampi, figure sensuali e magnetizzanti. Fino ad arrivare alle coreografie contemporanee, adatte alle musiche complesse di Astor Piazzolla o a quelle ancor più ipnotiche e sincopate del tango nuevo.  Tango Fatalpropone al pubblico un simile percorso, sullonda di musiche avvolgenti e trascinanti e lasciandosi calamitare dagli splendidi passi e dalle coreografie eseguite da quattro splendide coppie di danzatori capeggiati dal primo ballerino Guillermo Berzins che danzerà assieme a Marijana Tanasković, artista di precisione tecnica e di notevole intensità interpretativa. Danzatore di classe e di notevole presenza scenica, Guillermo Berzins nasce a Buenos Aires ed entra nel mondo della danza a soli 6 anni detà. Oggi è riconosciuto a livello mondiale come maestro, ballerino e coreografo di Tango Argentino, nonché come organizzatore di grandi manifestazioni legate alla danzaÈ Membro del Consiglio Internazionale della Danza (CID UNESCO) e dellAssociazione argentina di Maestri, Ballerini e Coreografi di Tango Argentino (AMBCTA).  Ballerino di classe impeccabile, vanta anni di esperienza sul palcoscenico. La sua imponente presenza scenica, unita allemozione che trasmette, lo distingue in ogni contesto. Maestro naturale,dotato di grandi qualità nellinsegnare con chiarezza, ha sviluppato la propria metodologia GB TANGO approfondendo aspetti psicologici e pedagogici attraverso una continua ricerca. Praticalinsegnamento da oltre quindici anni.  Firma coreografie sia di Tango che di Folklore Argentino ed ha maturato unampia esperienza realizzando numerosi lavori coreografici e dirigendo compagnie internazionali. Attualmente svolge esibizioni, lezioni e seminari in tutto il mondo, e si è distinto in diversi festival, produzioni teatrali, televisive e cinematografiche oltre a ricoprire il ruolo di giudice in vari campionati internazionali di danza. A Trieste il Maestro Berzins dirige la GB Tango Academy, scuola da lui fondata. Allo Stabile regionale lo spettacolo va in scena alla Sala Assicurazioni Generali alle ore 20.30 solo il 25 febbraio. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

TANGO FATAL

direzione artistica Guillermo Berzins

ballerini Guillermo Berzins & Marijana Tanasković,

  Martin Acosta Sponda & Marcella Monaco,

 Saša Živković & Diletta Milocco,

 Costanza Gruber & Alessandro Cavallaro 

musiche dal vivo con lOrchestra “Corazón de Tango:

 Oksana Peceny Dolenc (violino),

   Aleksander Zivko (pianoforte),

 Andraz Frece (bandoneon),

 Matic Dolenc (chitarra),

 Marko Tursic (contrabasso)

produzione Tango Company

a cura di Associazione Rudolf Nureyev – Luigi Pignotti




NAPOLI: “LO SPIRITO SOFFIA DOVE VUOLE”  Carnevale al Museodivino con Stravinskij e Pulcinella venerdì 28 “Carnevale e carnevaletti” con Nino Leone

Da sabato 22 «Museodivino» celebra il carnevale omaggiando l’artista russo che da Napoli fu incantato e, come in ogni storia d’amore che si rispetti, anche ingannato: Igor Stravinskij, che col suo “Pulcinella” ci regalò una delle pagine più alte nella commistione delle arti, a cui collaborarono Picasso, Dagilev, Massine. “Lo spirito soffia dove vuole” è lo spettacolo ispirato agli scritti di Stravinskij in scena ogni sera, dopo il tour del Museodivino, con la partecipazione di un Pulcinella delicato e celestiale.
L’altro Pulcinella, quello che nasce al suon di tammorra dalle viscere sulfuree della terra napoletana, è invece tra i protagonisti dell’incontro/conferenza che venerdì 28 vedrà protagonista lo scrittore Nino Leone, dal titolo “Carnevale e carnevaletti – tra festa e ceneri, mito e rito, sacro e profano”.  L’autore de La vita quotidiana a Napoli ai tempi di Masaniello ci guiderà a leggere il carnevale nelle sue diverse stratificazioni storiche e di significato, in un viaggio nei secoli e in profondità dall’antica Grecia alla Napoli contemporanea.

Nel corso delle iniziative serali i partecipanti potranno visitare inoltre la Collezione SAME ospitata in pianta stabile negli spazi del «Museodivino»: 75 opere in miniatura ispirate alla Natività e alla Divina Commedia.

Museodivino, Via San Giovanni Maggiore Pignatelli 1b, Napoli
Tel. 081.19708587 – 339.4640080

Da Sabato 21 a giovedì 27, ore 21.00 
Lo spirito soffia dove vuole – spettacolo garbato e irriverente dagli scritti di Stravinskij, con la partecipazione straordinaria di Pulcinella. L’ingresso include degustazioni di vino e caffè e la visita guidata alla Collezione Same

Venerdì 28 gennaio, ore 18.30.
Incontro con Nino Leone “Carnevale e carnevaletti – tra festa e ceneri, mito e rito, sacro e profano”. Segue rinfresco.

Posti limitati, è consigliata la prenotazione all’indirizzo info@museodivinonapoli.it o al recapito WhatsApp 339.4640080.

www.museodivinonapoli.it

 

dal corrispondente Anita Laudando




Geumhyung Jeong Upgrade in Progress 29 feb-2giu. FMAV – Palazzina dei Giardini, Modena

L’esposizione presenta una nuova installazione site-specific commissionata da Fondazione Modena Arti Visive, incentrata sul progetto più recente di Geumhyung Jeong. L’artista si è distinta a livello internazionale nell’ambito delle arti performative per le sue coreografie allo stesso tempo divertenti e inquietanti in cui si esibisce con apparecchi elettronici con sembianze umanoidi. Combinando diversi mezzi espressivi – danza, teatro, film e scultura – l’artista realizza le sue opere con una varietà di dispositivi protesici, strumenti hardware meccanici e tecnologici, cosmetici, manichini medici, inserendo performance dal vivo che “dimostrano” come i suoi oggetti possano essere utilizzati. Quando li presenta in contesti dedicati alle arti visive, l’artista dispone gli oggetti secondo strane sequenze e li ordina su piedistalli all’interno di ambienti molto illuminati, imitando gli archivi scientifici e le collezioni museali.

Nata nel 1980 a Seoul, dove vive e lavora, Jeong ha studiato recitazione alla Hoseo University di Asan (Corea del Sud), danza e performance alla Korean National University of Arts e cinema di animazione alla Korean Academy of Film Arts (entrambe a Seoul). Fin dall’inizio della sua carriera, l’artista ha dedicato il suo lavoro allo studio del rapporto tra il corpo umano e gli oggetti quotidiani inanimati attraverso delle produzioni che combinano linguaggi e tecniche provenienti dagli ambiti della danza contemporanea, del teatro di figura e delle arti visive.

La sua pratica performativa prevede movimenti ordinari e riduce al minimo indispensabile i codici specifici e le convenzioni dell’arte e del teatro. Durante l’interazione fisica tra il suo corpo e gli oggetti, è sempre più ambiguo chi controlla chi. Ciò che invece diventa evidente è l’indagine compiuta dall’artista sull’inesorabile legame tra il nostro corpo e la tecno-sfera contemporanea, ovvero il modello dominante attraverso cui facciamo esperienza della nostra quotidianità. Mettendo in discussione la falsa convinzione secondo cui saremmo in grado di controllare la realtà, le opere di Jeong analizzano il modo in cui si manifestano le inafferrabili e mutevoli sfumature dello sviluppo tecnologico, che modellano la nostra percezione, condizionano le nostre scelte e ci fanno fare esperienza del tempo e dello spazio.

Upgrade in Progress è l’ulteriore sviluppo di Homemade RC Toy, una serie di sculture meccaniche a controllo remoto realizzate dall’artista nel 2019 per la sua personale alla Kunsthalle Basel, e di Small Upgrade, presentato lo stesso anno alla 5° Ural Industrial Biennial of Contemporary Art (Russia). Per via della loro realizzazione fai-da-te con componenti acquistati online, e avendo Jeong imparato da autodidatta codici meccanici e di programmazione, i suoi “robot” risultano estremamente amatoriali e i movimenti ad essi infusi alchemicamente dall’artista appaiono imprevedibili e sgraziati.

Come suggerisce il titolo della mostra, questo nuovo gruppo di opere è il prosieguo di una narrativa allegorica intrapresa lo scorso anno. I robot meccanici a controllo remoto sono costruiti con caratteristiche visive e strutturali simili a quelle dei “modelli” precedenti, ma possiedono una maggiore varietà di movimenti grazie a una progettazione che, oltre ad aumentarne la flessibilità, controlla anche lo strano aspetto di alcune parti del loro corpo. Le sculture sono collocate su una serie di piani di lavoro modulariche trasformano le sale della Palazzina dei Giardini in un unico palcoscenico e al tempo stesso in un’officina che l’artista utilizzerà concretamente nel corso della mostra. Grazie a questa specifica ambientazione spaziale, l’opera non è solo una statica rappresentazione del luogo in cui Jeong svolge test ed esperimenti sui propri “giocattoli”, ma si trasferisce, tramite l’azione dell’artista, in una serie di video che agiscono come tutorial, appositamente prodotti e disposti lungo il percorso espositivo.

Come sottolinea la curatrice Diana Baldon, “trasformando questa scenografia ipertecnologica con il solo potere dell’immaginazione creativa, la mostra di Jeong rivela ciò che sta oltre la profonda materialità del corpo tecnologico: una gabbia che ha bisogno di riappropriarsi sia del corpo mortale che del suo controllo, di cui però solo la mente dell’artista ha la chiave.

Domenica 1 e 29 marzo alle ore 17, l’artista metterà in scena un live demonstration tour pensatoappositamente per Upgrade in Progress, in cui interagirà con gli oggetti che compongono l’installazione alla Palazzina dei Giardini. 

In parallelo alla mostra modenese, il focus su Geumhyung Jeong si estende su Bologna attraverso la collaborazione con Live Arts Week IX (26 marzo > 4 aprile 2020), evento dedicato alle live arts a cura di Xing, che presenta per la prima volta in Italia la performance Rehab Training (26 e 27 marzo ore 19presso la galleria P420). Un’occasione per ampliare lo sguardo su un’artista che interroga la relazione tra il proprio corpo e le tecnologie con delicata ossessione e forte sensualità. Nel caso di questa performance, si tratta di apparecchiature sanitarie utilizzate nella formazione degli infermieri con cui l’artista accompagna (o manipola?) un manichino per l’intero ciclo. La riabilitazione è un viaggio in una relazione intima e perturbante in cui sfuma il confine tra soggetto e oggetto (info e prenotazioni: www.liveartsweek.it).

Geumhyung Jeong (Seoul, 1980) è artista e coreografa. Le sue ultime mostre personali in istituzioni di arte contemporanea internazionali comprendono: Homemade RC Toy, Kunsthalle Basel, Basilea (2019); Private Collection: Unperformed Objects, Delfina Foundation, Londra (2017); Tate Live: Geumhyung Jeong, Tate Modern Tanks, London (2017); Private Collection, Atelier Hermès, Seoul (2016). Ha anche preso parte a numerose mostre collettive tra cui: Immortality, la 5° Ural Industrial Biennial of Contemporary Art, Ekaterinburg (2019); la 9° Asia Pacific Triennial, Brisbane (2018); ANTI, Athens Biennale, Atene (2018); The Public Body 02, Artspace, Sydney (2017); The Promise of Total Automation, Kunsthalle Wien, Vienna (2016); Surround Audience: New Museum Triennial 2015, New Museum, New York (2015); The Beast and the Sovereign, MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Barcellona (2015); East Asia Feminism: FANTasia, Seoul Museum of Art, Seoul (2015); Gesture, Württembergischer Kunstverein, Stoccarda (2014); Burning Down the House, 10° Gwangju Biennale, Gwangju (2014).

Nel ruolo di coreografa ha partecipato a prestigiosi festival di arti performative a livello internazionale tracui Kunstenfestivaldesarts, Bruxelles (2019); Kyoto Experiment(2018); BOUGE B Festival, deSigel, Anversa (2018); Theater Spektakel, Zurigo (2017); La Bienal de Performance, Buenos Aires (2017); Time-Based Art Festival, Portland Institute for Contemporary Art, Portland (2016); Tanz im August, Berlino(2015); Oslo Internasjonale Teaterfestival (2015); ImPulsTanz Festival, Vienna (2014); Spielart Festival, Monaco (2013); Festival Bo:m, Seoul (2009).

Nel 2016 Jeong ha vinto il premio Award by Hermès Foundation Missulsang e nel 2009 il premio Excellence Award for Alternative Vision al Seoul New Media Art Festival.

Geumhyung Jeong.

Upgrade in Progress

A cura di

Diana Baldon

Sede

Fondazione Modena Arti Visive

Palazzina dei Giardini | Corso Cavour 2, Modena

Press preview

Giovedì 27 febbraio 2020, ore 11.30

Inaugurazione

Venerdì 28 febbraio 2020, ore 18

Date

29 febbraio 2 giugno 2020

Live Demonstration Tour

1 e 29 marzo, ore 17

Orari

Mercoledì, giovedì e venerdì: 11-13 / 16-19; sabato, domenica e festivi: 11-19

Sabato 16 maggio, apertura straordinaria fino alle ore 24 e ingresso libero dalle ore 19 (in occasione della notte bianca “Nessun Dorma”)

Ingresso

Intero € 6,00| Ridotto € 4,00

Ingresso libero: mercoledì | prima domenica del mese

Acquista online su Vivaticket

Informazioni

Tel. +39 059 2033166 (in orario di mostra) | www.fmav.org




Sabato 22 feb. all’Associazione Archeosofica di Siena : Gli angeli nella tradizione: viaggio tra arte, storia e letteratura

Gli angeli nella tradizione”: sarà un ricco viaggio pieno di letteratura, arte, storia e curiosità quello che porterà il pubblico senese alla scoperta dell’iconografia angelica.

Arriva anche a Siena presso la sede cittadina dell’Associazione Archeosofica il ciclo di conferenze – ad ingresso libero – che tanto successo ha riscosso nelle città italiane dove è stato presentato.

Dalla poesia di Dante Alighieri, fino alle opere che artisti di ogni epoca hanno dedicato a queste figure, saranno tanti i temi approfonditi nei sei incontri che, dal 22 febbraio al 4 aprile, avranno luogo ogni sabato pomeriggio (inizio ore 17.30), presso la sala conferenze di via Banchi di Sopra 72. La figura dell’angelo accompagna le più diverse tradizioni che affidano a esseri ammantati di luce il ruolo di intermediari tra cielo e terra. Dalle civiltà orientali più antiche fino a quelle occidentali, il ruolo degli angeli è sempre stato di primaria importanza.  L’arte, in tutte le sue espressioni, ha celebrato questi esseri alati consegnandoli all’immaginario collettivo: l’iconografia angelica è tra le più ricche che il passato ci consegna, a partire dalle rappresentazioni del periodo paleocristiano quando gli angeli sono creature simili ad uomini con abiti del tempo, fino a quelle del periodo bizantino in cui appaiono in tutta la loro maestosità di esseri alati luminosi o a quelle medioevali che li raffigurano come emissari di Dio con in mano cartigli recanti i versi della sacra scrittura o come musicisti delle sfere spirituali. Al mondo degli Angeli e alla sua essenza misteriosissima e segreta, sarà dedicata la prima delle sei conferenze del ciclo “Gli angeli nella tradizione”. Sabato 22 febbraio alle ore 17.30, Daniela Datteri, studiosa di filosofia e teologia, guiderà il pubblico alla scoperta di simboli e raffigurazioni che raccontano la natura di queste creature celesti, offrendo suggestioni utili per comprendere ciò che non ha forma. Pittura, scultura, poesia, sono le opere di alcuni artisti ispirati, che ci si offrono come particolari chiavi di lettura per conoscenze non immediatamente accessibili, se non mediante l’intuizione artistica.  Gli incontri proseguiranno poi con un calendario che vede sabato 29 febbraio Luca Molinario parlare di “Angeli e demoni”. Quindi sabato 14 marzo Franco Naldoni tratterà di “Divina Commedia-Libro degli Angeli” mentre sabato 21 marzo Chiara Jaeger interverrà sul tema “L’Arcangelo Michele e i luoghi delle apparizioni”. Sabato 28 marzo Germano Barbagli e Elisabetta Tronconi presenteranno “Le Gerarchie Angeliche”. Sabato 4 aprile sarà infine Elena Meacci a concludere il ciclo di incontri con il tema “Gli Angeli nell’arte”. In occasione delle sei conferenze, nella sede dell’Associazione Archeosofica saranno esposte le opere realizzate dai laboratori artistici promossi dalla stessa associazione e dedicati all’iconografia angelica.

IL CALENDARIO

22 febbraio Daniela Datteri “Gli Angeli nella Tradizione”

29 febbraio Luca Molinario “Angeli e demoni”

14 marzo Franco Naldoni “Divina Commedia-Libro degli Angeli”

21 marzo Chiara Jaeger “L’Arcangelo Michele e i luoghi delle apparizioni”

28 marzo Germano Barbagli e Elisabetta Tronconi “Le Gerarchie Angeliche”

4 aprile Elena Meacci “Gli Angeli nell’arte”

Gli incontri avranno inizio alle ore 17.30 presso la sede dell’Associazione Archeosofica a Siena in via Banchi di Sopra, 72

Ingresso libero  Per informazioni: 3661897344; info.siena@boxletter.net

 




da giovedì 20 febbraio – il musical “PINOCCHIO RELOADED” per la regia di MAURIZIO COLOMBI al Teatro Rossetti di Trieste

Il debutto al Politeama Rossetti sarà giovedì 20 febbraio per il cartellone Musical ed Eventi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, si replica fino a domenica 23 febbraio.

Arriva anche a Trieste ospite del cartellone Musical del Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia, dal 20 febbraio, Pinocchio Reloaded, il nuovo spettacolo che il regista Maurizio Colombi forte dellesperienza entusiasmante di Peter Pan – Il Musicale di tanti altri successi fra cui la recente edizione di We Will Rock You” – costruisce attorno alla storia del burattino più famoso del mondo, tenendo conto della sensibilità contemporanea.

Pinocchio Reloaded” – che replicherà al Politeama Rossetti fino a domenica 23 febbraio –  è unoperazione coraggiosa e surreale, che evoca libertà, ribellione dalle convenzioniuna favola damore con la forza delle travolgenti passioni adolescenziali. Una favola, che viene raccontata attraverso i brani amatissimi di un grande del rock italiano (tratti da album popolari come Burattino senza fili, Il Paese dei Balocchi, Le ragazze fanno grandi sogni), riarrangiati in chiave game changere con sonorità rock, house e rap. E su queste musiche, in scene che diventano quadri di grande suggestione, il pubblico viene rapito da coreografie acrobatiche e di sicuro impatto.

Vogliamo essere burattini o burattinai? Si può vivere slegati dai filidelle convenzioni sociali? Ecco le riflessioni e le domande che ci suggerisce questo musical dalla potente carica denergia.

Pinocchio è lunico personaggio senza fili. Nasce di legno, ma è libero da schemi e pregiudizi. E intanto Lucignolo appare come una regina della notte, Geppetto è un eterno adolescente, il Gatto e la Volpe sembrano pericolosi e sardonici come influencer schiavi dei selfie e Mangiafuoco è una Drag Queen che muove i fili del suo show, ma è a propria volta manovrata, chissà da chi.

Così mentre si danza e ci si entusiasma fra musiche e coreografie, sorrette da una efficace struttura narrativa, mentre la platea si diverte con le trovate da discotecadi Lucignolo o con il processo al padre teen-ager Geppetto, lo spettacolo trova una chiave transgenerazionale e immediata per alludere a questioni delicate, alla superficialità e allillusorietà del mondo social, alla gioia di essere autentici e di provare sentimenti veri.

Veri come lamore, come la passione adolescenziale fra Pinocchio burattino e la ragazza Lucignolo: un sentimento umano, capace di spezzare i fili e far volare il cuore.

E volanodavvero ma con la voce e con le acrobazie coreografiche gli artisti che danno vita al musical, concepito dai produttori per essere adatto ai giovani e amato anche dai loro genitori: il cast selezionato da Maurizio Colombi è fresco e dotato, e vi appaiono artisti che gli appassionati hanno già incontrato e ammirato: fra tutti Jordan Carletti, Pinocchio (già applaudito in Haire soprattutto come Galileo in We Will Rock You), Silvia Scartozzoni che è Lucignolo ma che ha sostenuto il ruolo di Giglio Tigrato in Peter Pan – Il Musical, Gianfranco Phino (Mangiafuoco) che è stato nel primo Greasedella Compagnia della Rancia e in The Producercon Iacchetti e Guidi, anche a Trieste e Giancarlo Capito (Geppetto) apparso nel recente Sister Actdiretto da  Saverio Marconi. 

Pinocchio Reloadedva in scena alle ore 20.30 da giovedì 20 a domenica 23 febbraio; sabato 22 febbraio le repliche saranno due, in pomeridiane con inizio alle ore 16 e di sera alle 20.30. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.




BUBBICO-FILIPPINI, ALLA VEDOVA IN JAZZ, GIOVEDI 20, OSPITA DUE DEIPIU GRANDI TALENTI DELLA MUSICA CONTEMPORANEA

In molti la ricorderanno con la bacchetta in mano a dirigere Il Volo, vincitori dell’edizione 2015 del Festival di Sanremo. Fu una fra le più giovani direttrici d’orchestra della storia del festival e una delle poche donne ad averlo mai fatto. Molti altri la conoscono per aver ascoltato in radio alcuni dei suoi successi discografici. Se a tutto questo uniamo un altro musicista di grande talento capace come pochi altri di accarezzare le corde di un pianoforte, allora il giovaneduo Carolina Bubbico, voce, e Claudio Filippini, piano, si preannuncia già esplosivo.

Due dei più grandi talenti della scena musicale contemporanea, per la prima volta insieme, saranno i protagonisti, giovedì 20 febbraio alle 20, del prossimo appuntamento de Alla Vedova in Jazz, la rassegna organizzata, con la direzione artistica di Ermanno Basso, dallo storico ristorante udinese di via Tavagnacco 9, che ha deciso di abbinare alta enogastronomia con la musica jazz eseguita dal vivo da grandi artisti di fama internazionale.Una scommessa che, partita sette anni fa, ha saputo col tempo raccogliere consenso e apprezzamenti da parte di un pubblico sempre più numeroso a tal punto da diventare per molti un appuntamento irrinunciabile. E tutto grazie al coraggio e alla determinazione delle sorelle Cristina e Sandra Zamarian, con mamma Ida anime della rassegna e custodi di questo angolo di tradizione e calore familiare.

Bubbico, cantautrice, pianista e compositrice salentina, e Filippini, pianista, tastierista, arrangiatore abruzzese con all’attivo decine di dischi a suo nome, presenteranno un repertorio in duo che spazia dalla libera improvvisazione ai classici del songbook jazzistico americano, prendendo come spunto i numi tutelari della tradizione. Uno spazio privilegiato, all’interno del concerto, verrà dato anche alle composizioni nate dalla penna dei due artisti, ormai riconosciuti a livello internazionale. Il concerto sarà così un vero e proprio viaggio musicale in cui non mancheranno incursioni più sperimentali e moderne con l’ausilio di strumenti elettronici.

Ormai rodato il format dell’iniziativa che prevede alle 20 la cena (prenotazione allo 0432470291) nella storica sala al primo piano del ristorante e, alle 21.45, il concerto. Un modo per consentire di gustare appieno entrambi gli ingredienti della serata. Così come nell’edizione passata, inoltre, alla buona cucina saranno abbinati i migliori vini che il Friuli produce. E, infatti, sarà affiancato ai piatti un vino prodotto dalle più prestigiose cantine regionali come, Le due terre, Livio Felluga, Jermann, Venica&Venica, oltre a quella delle sorelle Zamarian, l’azienda agricola San Rocco.

La cena-concerto “Alla Vedova in Jazz” oltre alla direzione artistica di Ermanno Basso (SimulArte), vede come produttore esecutivo Federico Mansutti (Simularte), il supporto tecnico di Stefano Amerio e Lorenzo Crana(Artesuono), e Lorenzo Cerneaz come Tecnico Steinway.