Grande successo di pubblico per la decima edizione del "Concerto del Risveglio" al Castello di Udine: sabato 4 luglio, tra il sole del mattino a sinistra e la luna ancora visibile a destra, Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata hanno trasformato l'alba in un rito laico di musica e coscienza.
C’è un profumo particolare nell’aria, alle prime luci del mattino, quando la città di Udine ancora dorme e tu, invece, sei già in cammino verso il colle del Castello. Arrivare quassù al sorgere del sole ha il sapore di una sfida gentile un atto di cura verso se stessi. Ti vesti con attenzione, ti prendi cura dei dettagli, perché sai che quella di sabato mattina non sarà una giornata come le altre. È la scelta consapevole di regalarsi un momento fuori dal tempo.
Tra il pubblico, che ha gremito gli spazi del Castello per il tradizionale "Concerto del Risveglio", un colpo d’occhio meraviglioso, volti ancora segnati dal sonno, ma illuminati da un’intrepida voglia di esserci. Molte donne con uno stile curatissimo, quasi a voler riflettere, anche nel vestire, la volontà di dedicare questo spazio, finalmente, al proprio benessere interiore.


Poi, la magia dell’attimo. Ti siedi, senti il calore del sole nascente che ti accarezza la guancia sinistra, giri la testa a destra e – quasi per un miracolo di prospettiva – scorgi ancora la luna, sospesa in un cielo che non sa decidere se essere notte o giorno. È in questo scenario di transizione che salgono sul palco Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata, pronti a regalarci una verità disarmante: «Per essere qui a quest’ora ci vuole una grande forza di volontà. Io non credo sarei venuto», ammette ironico Dimartino, spezzando subito la distanza tra artista e pubblico.
Ma chi si aspettava il classico risveglio, fatto di archi rassicuranti o dolci melodie al pianoforte, è rimasto spiazzato – nel modo migliore possibile. La musica che ha vibrato nell'aria non è stata un velo per cullare il torpore, ma una scossa per la coscienza.
È stato un risveglio intellettuale, più che fisico. Attraverso le corde delle loro chitarre, le parole sono arrivate a graffiare la superficie della giornata. Non c’era spazio per la distrazione: le canzoni, che hanno spaziato tra le loro collaborazioni e i successi da solisti, ci hanno costretti a guardare il mondo in faccia. Ci hanno ricordato che, anche quando tutto intorno sembra rinascere – come in quei versi che evocano una guerra in primavera – la nostra consapevolezza non può permettersi di restare addormentata.

Siamo scesi dal colle con il sole già alto, ma con qualcosa di diverso nel cuore. Non era la solita musica da sottofondo, ma una chiamata alle armi della ragione. Perché forse, per imparare davvero a contemplare la vita, ogni tanto bisogna avere il coraggio di svegliarsi un po' prima, lasciando che siano le note giuste a ricordarci chi siamo. Siamo tornati a valle con lo sguardo di chi ha visto la luce cambiare, ma soprattutto con la consapevolezza che, se si ha il coraggio di ascoltare, ogni mattino può diventare l'inizio di una nuova, piccola, consapevole rivoluzione.
Servizio e immagini Saba Furlan
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