Odissea, la recensione del film di Christopher Nolan

Un film lungo, patinato, senz'anima: un bel compitino, supportato da un cast stellare inutile, che sarà ben presto dimenticato.

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Odissea, la recensione del film di Christopher Nolan

Ho atteso questo film a lungo, se non altro perché avrebbe dovuto regalare allo spettatore le gioie visive di una nuovissima tecnologia di ripresa IMAX®. La prima cosa che mi ha deluso di questo film è proprio la componente visiva, sia pure con la postilla che, essendoci in Italia solo 7 sale cinematografiche di questo tipo, nessuna delle quali in Friuli, dove vivo, ho visto questo film in un cinema normale.

Non che faccia visivamente schifo, sia chiaro, ma diverse pellicole di Nolan sono da questo punto di vista nettamente superiori, come Interstellar, Inception, Oppenheimer e perfino il mediocrissimo Tenet, di fatto più un videogioco che un film.

Ma questo non è il problema principale di questa pellicola. Ce ne sono molti altri, che agiscono sinergicamente per determinarne la mediocrità complessiva.

Matt Damon in Odissea

Odissea, di Christopher Nolan: un film lungo, patinato e senz'anima... ma che bisogno c'era di questa pellicola?

Oltre alla delusione derivante dall'aspetto visivo complessivo, peraltro schiacciato su tonalità di grigi che nulla hanno a che fare con il Mediterraneo, un grande assente in questa pellicola, il fatto è che Nolan ha completamente riscritto il personaggio di Ulisse, utilizzando una chiave di lettura (troppo) contemporanea.

Non è più il guerriero geniale e orgoglioso che usa ogni mezzo per raggiungere il successo, sfidando anche le divinità dell'Olimpo, ma l'ennesimo reduce di guerra segnato dall'atrocità dei combattimenti, un personaggio inflazionato, già visto in innumerevoli pellicole di genere bellico, e non solo.

Ovviamente si tratta di un'operazione assolutamente lecita, ci mancherebbe, ma per nulla coraggiosa, perché di fatto permette quasi di ignorare lo spirito dell'opera da cui è derivato, limitandosi a realizzare un bel compitino in cui compaiono i capitoli più noti del racconto omerico, magari aggiungendone altri in omaggio al multiculturalismo a prescindere e al politically correct a qualsiasi costo, che azzoppano certo cinema, abbattendone la qualità.

Ed ecco quindi comparire Sinone, interpretato dall'attore transgender Elliot Page, un personaggio assente nel poema omerico, che troviamo invece presente nell'Eneide di Virgilio, e che Dante colloca nella Divina Commedia nella decima bolgia dell'ottavo cerchio infernale. Un luogo orrendo, dove scontano la loro pena eterna i falsificatori della parola, visto riuscì a fare introdurre il cavallo di Troia nell'omonima città, con al suo interno Ulisse e un pugno di soldati, permettendone la conquista.

Anne Athaway in Odissea

Un'altra dimensione quasi assente nella trasposizione di Nolan è quella degli dèi dell'Olimpo, mai mostrati, con l'eccezione di Atena, interpretata da Zendaya, che però sembra più un'esile figura fantasmatica, che solo Ulisse può vedere, peraltro legata ai sensi di colpa che schiacciano l'eroe, come dipinto da Nolan, piuttosto che essere rappresentata come la sua potente protettrice.

Questo film poi schiaccia lo scorrere del tempo, tanto che la storia pluridecennale narrata dal poema omerico sembra durare qualche giorno, anche perché il protagonista della pellicola, interpretato da un nerboruto Matt Damon, è sempre uguale a sé stesso, con il suo fisico palestrato e marmoreo, anche dopo avere vagato per anni in balia dei flutti, perseguitato da Poseidone, possente divinità padrona dei mari, che tra l'altro non si fa mai vedere nella pellicola.

E che dire della sequenza di Polifemo? Benché sia costituita da scene visivamente molto interessanti, lo spirito del capolavoro omerico viene ancora una volta quasi ignorato. Ulisse si guarda bene dal rivelare il suo vero nome, spinto dal suo orgoglio, fatto che determina poi la vendetta di Poseidone, padre del ciclope accecato, ma compie un gesto inconsulto, cioè scaglia una freccia contro il gigante quando ormai era già scappato dalla sua caverna, senza peraltro spiegare il perché. Una cialtronata assurda, che forse nasconde un taglio nella pellicola fatto con i piedi. Boh.

Tom Holland in Odissea

E che dire poi dell'interminabile scena alla fine del film, quando Ulisse massacra i Proci nella sua amata Itaca, che, di fatto, è un videogioco alla John Wick, dopo due ore di svolgimento quasi soporifero del bel compitino cinematografico?

Potrei proseguire con altri esempi, ma mi fermo qua.

Se proprio Nolan sentiva il bisogno insopprimibile di riattualizzare il capolavoro omerico, poteva dimostrare di possedere il coraggio e l'inventiva per ambientarlo ai nostri giorni, reinventando tutte le situazioni in un contesto contemporaneo. Ma questo avrebbe richiesto un lavoro davvero creativo.

Invece è molto più facile – e remunerativo – realizzare un bel compitino, riempiendo le scene con un cast stellare, e organizzare un'ottima campagna di marketing, con il nome di Nolan a garantire la sudditanza psicologica di buona parte della critica e del pubblico.

E i soldi arrivano, a palate.

Vabbè, il cinema è anche questo.

Odissea - trailer ufficiale ITA