Il "Navarca" del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia

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Il "Navarca" del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
Il Navarca, Aquileia, Museo Archeologico Nazionale.

Aquileia con il suo patrimonio archeologico offre un'importante testimonianza dell'adozione da parte delle élite municipali tardorepubblicane di modelli accettati a Roma dalla nobilitas.

La statua del Navarca è caratterizzata infatti dalla cosiddetta nudità eroica, un'iconografia che deriva dal mondo ellenistico e che è stata ripresa e rielaborata dalle città greche per onorare i nuovi dominatori nella forma di patroni o generali in un periodo che parte dall'inizio del II secolo, quando si intensifica l'espansione romana nel Mediterraneo orientale.

I greci quindi, consci della necessità di dover utilizzare un linguaggio che fosse gradito ai romani e che al tempo stesso potesse distinguere i dominatori nuovi da quelli vecchi, rielaborarono l'iconografia dell'Herrscher, legata ai sovrani ellenistici, che venivano divinizzati o eroizzati tramite la nudità accompagnata da attributi divini o armi. Sembra che questa modalità rappresentativa sia nata proprio con Alessandro e un esempio significativo è il Dinasta delle Terme, il quale, nonostante il dubbio non ancora sciolto sulla sua identità, fornisce un significativo esempio del modello a cui ci riferiamo.

Dinasta delle Terme, Roma, Palazzo Massimo.

I romani quindi adottano questa modalità anche nell'Urbe, giustificandola tramite l'amore per la gloria bellica: l'esibizione delle armi in nudità avrebbe sottolineato il carisma dei generali in un momento storico scosso dalle guerre civili e dove il legame tra gli imperatores e i loro soldati assumeva sempre più peso. Inoltre queste rappresentazioni permettevano di evadere dalla condizione sociale da cui gli effigiati erano partiti, sottolineando solamente quelli che erano i meriti personali, in quanto in questi secoli l'esercito stava diventando sempre di più un trampolino di lancio sociale.

Il Navarca si inserisce quindi in questa modalità autocelebrativa offrendo un esempio del precoce ingresso ad Aquileia delle forme prese in prestito a Roma. La statua in marmo è stata ritrovata a Cavenzano assieme a un'urna cineraria e a un pilastro in calcare locale. Si è quindi ipotizzata l'esistenza di un monumento funebre, dove la statua del Navarca avrebbe occupato la parte superiore. Il pilastro presenta una decorazione che ricorda le poliremi, portando all'ipotesi per cui l'effigiato avrebbe voluto rimarcare la sua partecipazione ai bella navalia combattuti tra il 49 e il 31 a.C., fatto che ha fatto immaginare la presenza di un ipotetico rostrum che avrebbe fatto sì che la figura si trovasse come su una nave da guerra.

Dettaglio dell'urna cineraria e del pilastro da Cavenzano, Aquileia, Museo Archeologico Nazionale.

La statua è semipanneggiata tramite la modalità ellenistica eroizzante dell'Hüftmantel (il mantello che cinge i fianchi) che ricade sulla spalla secondo il tipo in Schulterbausch. Si può rilevare anche la presenza del sostegno a forma di corazza, il Panzertronk, elemento che deriva sempre dalla romanizzazione dell'iconografia ellenistica in Grecia e che sottolinea la virtus dell'effigiato portandola su un piano bellico.

La presenza visibile dell'anello ha portato Matteo Cadario a identificare il Navarca come una personalità probabilmente appartenente al ceto equestre. Gli equites, soprattutto in epoca proto-augustea, avevano infatti il diritto di portare l'anello, cosa testimoniata dai rilievi funerari coevi, dove la presenza dell'anulus si accompagna a quella della spada. Quest'ultima era presente anche qui, esposta nella mano sinistra come probabile segno di vittoria.

Il volto è mancante, ma si è supposta la presenza di un ritratto verista, in linea con la modalità ritrattistica coeva, che, sempre per distinguere le statue nude dei dominatori dai dominati (anche a Roma, che, come sappiamo dalle fonti, era stata riempita dai bottini di guerra dei triumphatores), era stata unita ai corpi nudi dei sovrani ellenistici. Dall'incisione del segno di torsione sul collo, inoltre, si è ipotizzata la qualità intermedia dell'opera, che porterebbe quindi una testimonianza dei diversi livelli di committenza delle opere onorarie, legati ai cambiamenti sociali del I secolo a.C.

Orari del Museo Archeologico: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.00. Lunedì chiuso.