Ezra in gabbia con la regia di Leonardo Petrillo

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Ezra in gabbia con la regia di Leonardo Petrillo

Assistendo a questo capolavoro vengono in mente le parole del filosofo francese Jean-Luc Nancy: "Il teatro è la cessazione del segreto, se il segreto è quello dell'essere in sé o quello di un'anima ritratta in un'intimità”. 
"Ezra in gabbia, o Il caso Ezra Pound" è tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni di Ezra Pound; nato 8 anni fa all’interno del progetto “VenEzra”, promosso dalla Regione Veneto, ha debuttato al Teatro Goldoni di Venezia. Prodotto proprio dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale insieme a Officine del Teatro Italiano, non ha mai smesso di far pensare e girare nei teatri e nelle anime: Ezra Pound, poeta, critico, saggista, è personalità di spicco della lirica contemporanea americana. Morto nel 1972 con tante cose ancor da dire. Eppure le ha dette ancora e ancora, al Mercadante di Napoli, Mariano Rigillo, dal 23 al 26 Aprile 2026. Affiancato da Anna Teresa Rossini, che ha interpretato “ I Cantos” molti dei quali scritti durante la prigionia a Pisa. Diretto da Leonardo Petrillo, il potentissimo attore, a 86 anni, ha dato lezione di teatro, di storia, di arte, di umanità e di umiltà. Lui in gabbia, noi i giudici, lui libero pensatore, noi costretti a ripensare gli stereotipi. “Il teatro è il luogo della libertà” e Rigillo cerca di restituire l’onore ad un uomo che fu umiliato: “Altro che antisemitismo, il mio nome Ezra vuol dire colui che aiuta!”. Rigillo incarna l’artista come antenna della realtà, cerca giustizia per uno scrittore che, liberato dal tardo romanticismo, esprime una lirica viva e senza diaframmi simbolici, sebbene “eccessivamente provocatoria”. Nel lungo, coinvolgente, monologo, si dispiega la lotta alla prosa e all’ipocrisia del tempo, dentro cui l’autore è stato vittima e carnefice. Il delicato disegno luci di Enrico Berardi e le musiche di Carlo Covelli, supportano il racconto di chi è stato rinchiuso in manicomio, dopo la guerra, come tanti intellettuali, alla ricerca di “uno stato etico”.  Se la sua ironia non fu compresa, Rigillo ce la ripresenta, le sue scelte non approvate ce le spiega: la parola fascismo fa paura, la degenerazione del socialismo rende tutti colpevoli ed il capro espiatorio è spesso comodo. “Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria. Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te”. E lui amò la forza dei suoi sogni su un mondo in cui restiamo, da sempre, imbrigliati, vittime dei nostri stessi pregiudizi storici e politici.

Recensione Anita Laudando corrispondente da Napoli