Disclosure Day, la recensione del film di Steven Spielberg

Tecnicamente impeccabile e visivamente intrigante, è però sorretto da una storia debolissima e straripa di buonismo un tanto al chilo. Peccato.

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Disclosure Day, la recensione del film di Steven Spielberg

Mentre l'umanità è sull'orlo di un conflitto atomico, Daniel Kellner (Josh O'Connor) riesce a sottrarre a un'organizzazione segreta, ovviamente connessa al governo statunitense, un dispositivo extraterrestre e dei file che attestano contatti con gli alieni, a partire dall'incidente di Roswell.

Contemporaneamente, la meteorologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt), scopre di possedere incredibili capacità psichiche ed empatiche, che le permettono di conoscere istantaneamente gli intimi pensieri e gli eventi traumatici vissuti dalle persone, con le quali può tranquillamente comunicare utilizzando lingue a lei sconosciute.

Ovviamente, tra i due c'è un legame risalente alla loro infanzia, e altrettanto ovviamente saranno attivamente cercati dai cattivoni di turno, che vogliono metterli a tacere per evitare che certi segreti di Stato vengano rivelati alle plebi mondiali.

Si scatena la caccia all'uomo, ma, naturalmente, potenti forze extraterrestri – e non – stanno lavorando per aiutare i nostri eroi a salvare l'umanità...

Emily Blunt in Disclosure Day

Disclosure Day: un film tecnicamente impeccabile, ma sorretto da una storia molto debole e permeato dal solito nauseante buonismo dell'ultimo Spielberg

Daniel Kellner vuole utilizzare una piccola emittente radiotelevisiva locale per diffondere le scottanti informazioni in sua mano, e questo fatto da solo a mio avviso mina la credibilità della storia raccontata.

Da un lato, ai giorni nostri ci sono canali mediatici molto più efficienti per diffondere le informazioni, come il caso WikiLeaks ha dimostrato molto bene, dall'altro, se c'è un canale facilmente censurabile è proprio la televisione, come la qualità patetica dell'informazione mainstream ben evidenzia.

Ma Spielberg ci tiene a mostrarci che, invece, questo medium è ancora al servizio del cittadino e che le autorità governative possono fare ben poco contro la forza del giornalismo. E questo a mio modo di vedere la cosa rende il racconto scarsamente credibile.

Josh O'Connor in Disclosure Day

Ma le cose che non stanno in piedi nel racconto abbondano, a cominciare dalle commistioni di simbolismi, religiosi e non, che poco hanno a che fare tra loro. Una cosa in particolare mi ha fatto sbellicare dalle risate: gli alieni in questo film quando devono rapire i bambini assumono delle sembianze animali, e portano i giovani abdotti in un luogo che chiamano “la casa di Hansel e Gretel”, tanto per rassicurarli. Ma qualcuno ha spiegato a Spielberg che, nella casa di marzapane dell'omonima fiaba, i bambini venivano divorati da una strega?

Comunque, i dettagli della storia che non funzionano si sprecano, ma quello che forse mi ha dato più fastidio è l'insopportabile buonismo un tanto al chilo che permea tutto il racconto, in cui anche i cattivissimi non sono poi così cattivi e, in ogni caso, tutto si risolve in un barile di melassa, dove tutti i conflitti si amalgamano in un miscuglio dolciastro e senza forma.

Gli alieni sono poi assurti a nuove divinità dai poteri taumaturgici, che da tempo ci hanno presi sotto la loro ala protettiva, e non importa quanto male ci siamo comportati.

Ma vabbè, forse non ci si poteva aspettare niente di diverso da un autore che è sempre stato un mago nel creare film popolari di buona fattura, ma che sembra avere perso lo smalto di un tempo, come il recente, banale e stiracchiato The Fabelmans aveva lasciato intendere.

Disclosure Day è comunque tecnicamente impeccabile e visivamente spesso accattivante e, se si sorvola sui numerosi punti deboli della storia e si sopporta il prevedibile buonismo a buon mercato del racconto, garantisce due ore e mezza di intrattenimento senza pretese.

Disclosure Day - trailer ufficiale ITA