INTERVISTA A DANIELE DELBENE AUTORE DEL LIBRO “2046”
Il Discorso ha avuto il piacere di intervistare Daniele Delbene, già Presidente della Costituente Nazionale PSE, tra i promotori del Manifesto per la Giustizia, la Libertà e l’Umanesimo (Xglu.it), nonché autore del libro “2046: come sarà e come potrebbe essere”.
Nel suo libro “2046”, già ampiamente trattato sulle nostre pagine il mese scorso, lei immagina la costruzione di un mondo migliore nei prossimi vent’anni, ponendo l’accento su giustizia sociale e libertà. Quale migliore occasione del 25 aprile e del 1° Maggio per approfondire questi temi. Cosa rappresentano per lei queste due giornate?
“Non si tratta di semplici giornate commemorative, né di mere celebrazioni di lotte passate, come spesso ci si limita a relegarle. Al contrario, credo che il 25 aprile ed il 1° Maggio debbano rappresentare i valori su cui fondare la società del domani.”
Qual è il significato profondo di queste ricorrenze a suo avviso?
“Il 25 aprile è sì la festa della liberazione dal fascismo, ma oggi e in futuro deve essere soprattutto la giornata dedicata alla conquista della libertà degli uomini. Il 1° maggio, che celebra le conquiste dei lavoratori, dovrebbe diventare la giornata simbolo dell’emancipazione sociale, economica e culturale non solo dei lavoratori, ma di tutti gli uomini.”
In più occasioni lei ha collegato queste due giornate ai valori di giustizia sociale e libertà, ma non solo. Può approfondire?
“Conoscere il passato non deve essere fine a sé stesso, ma servire a preservare e migliorare il futuro. In particolare, riguardo al 1° maggio, vorrei sottolineare un aspetto spesso trascurato, ma di grande attualità: la sua internazionalità. È la festa dei lavoratori in quasi tutto il mondo. Gli eventi recenti – pandemia, guerre, limitazione della circolazione delle merci, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e delle fonti energetiche– ci hanno dimostrato che non possiamo vivere isolati all’interno dei confini dei singoli Paesi. Dobbiamo guardare oltre le barriere naturali e politiche, quindi quale migliore giornata di questa per porre la necessità di forme di governo democratiche sovranazionali?”
Nel suo libro sostiene la necessità di organizzazioni politiche e istituzionali internazionali. Qual è la sua opinione sull’Unione Europea?
“L’attuale Unione Europea non è quella di cui abbiamo bisogno. Negli ultimi anni ha mostrato limiti evidenti nella gestione della pandemia, nel prevenire conflitti e nell’organizzare sistemi efficienti di approvvigionamento energetico. Non ha saputo migliorare le condizioni socio-economiche degli europei, risultando spesso espressione di interessi finanziari e di una eccessiva, inutile e invasiva burocrazia.”
In che modo dovrebbe cambiare?
“Dovrebbe diventare l’Europa della libertà, della giustizia sociale e della democrazia, ripartendo dai valori espressi nel Manifesto di Ventotene. Serve la creazione degli Stati Uniti d’Europa, con cessione di competenze su diritti sociali e civili, commercio, energia, salute, fiscalità, protezione civile, difesa e altro ancora.”
Non tutti i Paesi sono disposti a cedere sovranità. Come si può procedere?
“Sicuramente ci saranno resistenze, ma i Paesi più lungimiranti possono fare da apripista, creando un primo nucleo federato. Gli altri seguiranno inevitabilmente.”
Nel suo libro sottolinea l’importanza della partecipazione collettiva, soprattutto dei giovani, per costruire la società del futuro. Non crede che i giovani siano distanti dalla politica?
“Al contrario, la grande partecipazione al referendum e l’interesse diffuso per l’ambiente e il futuro del pianeta dimostrano un forte coinvolgimento. Quello che manca è il riconoscimento verso la politica e i partiti attuali, percepiti come “vecchi”. E in effetti,come dargli torto?”
Può spiegare meglio?
“Come possono essere davvero all’altezza delle sfide future partiti organizzati entro i confini dei singoli stati, spesso legati a piccole realtà locali?”
Cosa dovrebbero fare le forze politiche per coinvolgere i giovani?
“Dovrebbero diventare partiti transnazionali, almeno a livello europeo e, auspico, in un futuro prossimo anche mondiali.”
Esistono già partiti europei?
“Non si tratta di veri partiti, ma di associazioni di partiti nazionali, spesso nate dalla necessità di formare gruppi al Parlamento Europeo.”
Anche per creare un partito federato o transnazionale europeo servirebbe cedere sovranità. Come si può superare questo ostacolo?
“Come per gli Stati Uniti d’Europa, saranno i più lungimiranti e responsabili a creare il primo embrione. Il primo vero partito europeo conquisterà subito la maggior parte del consenso giovanile – e quando parlo di giovani, intendo anche chi ha meno di cinquant’anni.”
Recentemente a Barcellona si sono incontrate le formazioni politiche dell’Internazionale Socialista e quelle progressiste. Qual è la sua opinione su queste iniziative?
“Ritengo che sia la direzione giusta per riportare la politica e le persone al centro delle decisioni e del futuro del mondo. Tuttavia, queste iniziative devono essere accompagnate da azioni concrete: è fondamentale rafforzare le organizzazioni esistenti e crearne di nuove, affinché possano incidere realmente sul cambiamento.”
Lei, oltre vent’anni fa, insieme a centinaia di giovani di tutta Italia, organizzò la Costituente Nazionale per il Partito Socialista Europeo. Una visione lungimirante, chissà che non sia il tempo?
“La politica dovrebbe saper fare questo, anche anticipando i tempi con le idee. Soprattutto i giovani sono in grado di far prevalere le idee genuine e sentite sugli interessi più materiali e immediati: possono permettersi di guardare al futuro e questo fu lo spirito con cui nacque quella coinvolgente esperienza”.
In vista del 25 aprile e del 1° maggio, quale messaggio vorrebbe lasciare ai lettori?
“Queste due giornate devono diventare l’occasione per sostenere la nascita degli Stati Uniti d’Europa e di partiti transnazionali europei. Solo così si potrà tutelare davvero la storia e i valori che rappresentano il 25 aprile e il 1° maggio. Diversamenteaumenteranno le guerre, le discriminazioni, le ingiustizie e si perderà la vera libertà, che non è solo quella scritta nelle leggi, ma soprattutto quella che si conquista con l’emancipazione sociale, economica e culturale, permettendo a tutti di goderne indipendentemente dalle proprie condizioni.”
La redazione