La storia del Partenone è lunga e complessa e, nella sua ampiezza temporale e geografica, tocca diversi luoghi dell'Europa, tra cui proprio Venezia.
Breve storia del Partenone
La storia del Partenone coincide principalmente con il periodo d'oro di Atene, che vede in carica Pericle, imparentato da parte di madre con la famiglia degli Alcmeonidi. Una volta eletto stratego Pericle rompe infatti il voto fatto dalla città di Atene, che voleva lasciare l'Acropoli nello stato di devastazione dovuto alle guerre persiane appena conclusesi, come memento dell'impresa doppia che aveva contraddistinto la storia ateniese (490 e 480 a.C.).
Inizia così un'azione massiccia di intervento sulla città, ricordata anche da Plutarco, il quale, pur scrivendo a distanza di sei secoli, mette in luce due aspetti in particolare: la velocità di progressione dei lavori (grazie alle grandi possibilità finanziarie, derivanti in gran parte dal tesoro della lega delio attica) e il senso di classicità che emanano le nuove opere, che sarebbero state assunte a modelli a distanza di secoli.
Senza dubbio fu proprio il Partenone a diventare l'esempio per eccellenza della classicità, anche se, va ricordato, non rispecchiava pienamente i canoni dell'epoca, presentando diverse anomalie legate anche a stratagemmi per le correzioni ottiche.
Il Partenone è un tempio ottastilo, dorico e periptero, la cui costruzione iniziò intorno al 447 e proseguì fino al 438, con strascichi che arrivano al 432 per il completamento dell'apparato figurativo. Nonostante la novità e le dimensioni colossali del tempio non abbiamo fonti che citino o elogino direttamente la struttura, tranne un accenno di Pausania nel primo libro dedicato all’Attica che però descrive la decorazione scultorea in modo molto generico. Effettivamente, secondo una tradizione ben affermata di gerarchia di generi, la scultura architettonica non era degna di essere descritta: questo spiegherebbe il silenzio delle fonti sui 160 metri di fregio continuo, che faceva parte pure di una tradizione diversa, quella ionica.
Il programma figurativo delle metope e dei frontoni fu messo a punto da Fidia, nominato episcopos, e da letterati e figure in vista della cultura ateniese del periodo. Fidia stesso è ritenuto artefice di alcune delle figure più raffinate.
La decorazione scultorea si esplica tramite tutta la struttura, con il frontone est (con la nascita di Atena), quello ovest (con la contesa tra Atena e Poseidon per il possesso dell'Attica), le 92 metope che si alternano ai triglifi nel fregio dorico e il fregio ionico continuo che raffigura una processione.
Tutto questo è conservato in maniera pessima a causa degli eventi che si abbatterono sulla struttura nei secoli successivi. Il Partenone infatti, come tutti i templi pagani, rimase tale e in buono stato fino all'epoca tardo antica. Adriano stesso aveva ordinato un'azione di restauro.
Il primo intervento rovinoso risale ai decreti di Teodosio del 380 d.C., quando, non avendo più ragion d'essere come luogo di culto, viene trasformato in chiesa cristiana tramite un intervento pesante sul lato est, dove viene sfondato il frontone con la scena della nascita di Atena da Zeus per ricavare una finestra, a beneficio dell'abside. La trasformazione in chiesa comporta inoltre la distruzione di tutte le metope dei tre lati, risparmiando solo il lato sud con la centauromachia per motivi ignoti.
Arriva poi la conquista ottomana a partire dal 1456, che trasforma il Partenone da chiesa a moschea. Da qui si assiste alla seconda grande rovinosa azione verso il Partenone che avviene per mano dei veneziani, impegnati nella guerra di Morea contro gli ottomani che si estende dal 1684 fino al 1699. In particolare nel 1687 Francesco Morosini, durante l'assedio di Atene, bombarda i turchi asserragliati nell'Acropoli, distruggendo la parte centrale del monumento. A peggiorare la situazione intervenne sempre la volontà di Morosini di portare a Venezia parte delle sculture tra cui i cavalli. L'azione non andò a buon fine, portando alla distruzione per errore parte del frontone est (che ad oggi è solamente ipotizzabile nella sua conformazione originale).

Nell'Ottocento il colpo finale fu sferrato da Lord Elgin che prelevò, dal 1801, le metope, i marmi, le sculture e una delle cariatidi dell'Eretteo, portandole con sé a Londra.
La testa reimpiegata a Venezia
Va detto che, se almeno parte del frontone ovest è ancora visibile e ricostruibile, una cosa accomuna le sculture superstiti: la mancanza della testa. Le statue del Partenone presentavano infatti una rifinitura e una qualità eccellenti, che ancora oggi si possono ammirare nei frammenti. Questa attenzione al dettaglio sarebbe stata difficile da notare per i visitatori, vista l'altezza della loro collocazione, ma questo non era importante: la bellezza delle opere era vista come omaggio agli dei.
Una testa, tuttavia, era sopravvissuta agli attacchi diretti e indiretti che la struttura aveva subito nei secoli ed è proprio la testa detta Weber-Laborde, chiamata così dai nomi dei collezionisti. La testa fu probabilmente portata a Venezia da Francesco Gallo, segretario di Morosini, dopo essere sopravvissuta alla dannosa volontà di appropriazione delle sculture. Per un secolo fu a San Trovaso, reimpiegata in casa, finché non venne trasferita nella bottega di un tagliapietra, con il rischio di essere distrutta. Fu proprio Weber, appassionato di antichità, a notarne per caso la qualità mentre si trovava a Venezia. Dopo averla acquistata, la identificò e la vendette a un ambasciatore francese che, a sua volta, ne fece dono al Louvre, dove è tutt'oggi conservata.
La Testa si pone come tassello per la ricostruzione dell'aspetto originario di una parte importante della storia ateniese. Se da una parte rimane testimone della sottigliezza e bellezza dell'arte antica, dall'altra fa sorgere la riflessione su quanto poco ancora sappiamo del nostro passato e su quanto bisogna ancora studiare per comprenderlo fino in fondo.
