Il Pantheon Veneto di Palazzo Loredan

2 min read
Il Pantheon Veneto di Palazzo Loredan
Palazzo Loredan da Campo Santo Stefano, foto dal sito del Palazzo.

Palazzo Loredan, situato in Campo Santo Stefano, è sede dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti dal 1891. Attualmente la struttura, visitabile, ospita regolarmente una serie di mostre temporanee.

È tuttavia già dall'ingresso che si può compiere un'immersione nella storia e nella cultura veneta grazie ai busti che, nel loro insieme, formano il cosiddetto Pantheon Veneto. La raccolta va inserita in un contesto specifico, quello della fine del Settecento e dell'inizio dell'Ottocento, quando, data la sempre maggiore forza che acquisiva l'orgoglio nazionale, si iniziano a formare diversi pantheon locali e nazionali, uniti dal filo comune dell'esposizione di ritratti come modalità celebrativa della comunità.

Il Pantheon Veneto, foto dal sito del Palazzo.

Già alla fine del Settecento, infatti, il brolo del monastero di Santa Giustina a Padova era stato trasformato nella nota isola memmia di Prato della Valle da parte del patrizio veneziano Andrea Memmo, ospitando quella che Vincenzo Radicchio nel 1786 chiama "pinacoteca padovana", ovvero un insieme di ottantotto statue circa, rappresentanti uomini grandi legati alla città di Padova (a eccezione dei quattro pontefici veneti).

Ancora in Baviera, intorno agli anni Trenta dell'Ottocento, il principe Ludwig dà il via alla costruzione del Wahlalla, un tempio con forme classicheggianti ospitante i busti e le statue degli uomini illustri della Germania e nel 1856, in piena epoca vittoriana, viene inaugurata a Londra la National Portrait Gallery, con la funzione di ospitare i ritratti degli uomini più eminenti della storia britannica. La National Portrait continua tra l'altro la sua attività, espandendosi ormai in tutte le fasce della società, nella volontà di raccontare la macrostoria tramite le singole storie di uomini e donne che continuano a costruire il futuro della nazione. Infine a Roma, con aspirazioni universalistiche, viene creata la raccolta di busti nota come protomoteca capitolina, spostata intorno al 1820 dal Pantheon al Campidoglio su richiesta del papa.

In questo contesto si inserisce dunque la raccolta visibile all'ingresso del Palazzo. L'origine si colloca nel 1847, anno del IX Congresso degli Scienziati nell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, che aveva sede inizialmente negli ambienti di Palazzo Ducale. I busti stessi furono infatti collocati inizialmente nelle logge di Palazzo Ducale fino a che, dato il rafforzamento dei processi di musealizzazione, furono spostati dove oggi li vediamo.

La realizzazione delle opere durò oltre ottant’anni, dal 1847 al 1932. Nel loro insieme i ritratti furono eseguiti da ventisei artisti su richiesta di quarantatré donatori, offrendo uno spaccato della vita artistica e delle vicende culturali della Venezia ottocentesca. Siamo infatti di fronte a politici, artisti e intellettuali, che vanno da Tiziano fino a Carlo Gozzi, comprendendo anche donne, tra cui Giustina Renier Michiel, che si era preoccupata di documentare gli usi e le tradizioni della Repubblica.

Questa azione si colloca quindi in un contesto di celebrazione delle glorie della nazione. Questi busti continuano ancora oggi ad accogliere noi visitatori, continuando la funzione che è sempre stata attribuita alla forza intrinseca al ritratto che, come diceva Alberti, fa rendere i morti vivi e gli assenti presenti.