Il film racconta le improbabili e deliranti avventure di due giovani spiantati, fratello e sorella, rimasti senza padre e con una madre con gravi problemi mentali, ricoverata in una casa di riposo.
Petra (Adalgisa Manfrida) e Jure (Massimiliano Motta) cercano di sbarcare il lunario nel modo migliore possibile. Lei è energetica, piena di iniziative, incavolata contro il mondo, lui è un bonaccione ingenuo, incapace di nuocere a una mosca.
Petra sogna di scappare dal paese di montagna, dove a stento sopravvivono, e di voltare pagina, mentre l'unico desiderio di Jure è riuscire a portare la madre a vedere il mare.

Ultimo Schiaffo, un racconto scalcinato e ondivago che però mette in mostra il potenziale di due giovani attori
Il film è ambientato in un'improbabile provincia italiana, che probabilmente vuole strizzare l'occhio a quella nordamericana, anche se il paragone con Fargo, uno dei capolavori dei fratelli Coen, fatto da certa critica, mi sembra francamente fuori luogo. L'unica cosa che i due lavori hanno davvero in comune è l'onnipresenza della neve.
Il film di Matteo Oleotto non ha una solida struttura narrativa, non crea mai una forte tensione nello spettatore, ma è più che altro una sequenza di eventi non sempre ben correlati tra loro, che però permettono di mettere in mostra una serie di personaggi più o meno scalcagnati e cialtroneschi.
Tutto ruota intorno a Petra e a Jure e al bisogno che lei ha di fuggire da una vita miserabile e frustrante. La sequenza di situazioni strampalate che i due si trovano a dovere affrontare all'inizio sembra strizzare l'occhio alla commedia, ma a metà film il racconto si avvicina decisamente al dramma, sia pure in salsa surreale, per poi sprofondarvici definitivamente.
E così le sequenze di personaggi assurdi e situazioni inverosimili che scorrono davanti allo spettatore, peraltro con un ritmo non di certo accattivante, si diluiscono in una negatività senza speranza che sembra inghiottire i due sfortunati protagonisti, alla faccia delle inquadrature da cartolina a volte mostrate dal film.

A onor del vero, alla fine del racconto fa capolino un incerto raggio di sole, che però non è foriero di vera speranza, ma è un momento di illuminazione, la realizzazione – amara - del fatto che per apprezzare la vita forse non servono fughe verso l'ignoto, ma la capacità di godere delle piccole gioie della vita, senza voltare la schiena alle proprie radici e alla propria identità.
Ma ormai il danno è fatto, e i perdenti rimangono tali, schiacciati dalla durezza della vita e dall'idiozia irrimediabile delle scelte fatte. E di quelle non fatte.
Guardando l'Ultimo Schiaffo talvolta si sorride, ma chi si aspetta una commedia, sia pure in chiave dark, rimarrà deluso.
Rimane comunque l'encomiabile prestazione dei due giovani attori protagonisti, Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta, che hanno dato spessore ai due personaggi perdenti attorno ai quali è ruotato il racconto.
Un plauso in particolare a lei, perché Petra è di fatto il motore del film, e renderla così credibile nel contesto narrativo molto debole nel quale si è mossa non deve essere stato per niente facile. Tanto di cappello.
Spero di vederli entrambi di nuovo in azione al più presto, magari in pellicole che permettano loro di esprimere al meglio il loro potenziale, che bene hanno messo in mostra in questa pellicola.
Ultimo Schiaffo - trailer ufficiale