Ad aprire il cartellone di Trieste Estate 2026, organizzato e promosso dal Comune di Trieste, la sesta edizione di LET’S PLAY, rassegna teatrale realizzata grazie alla collaborazione tra i teatri La Contrada, Bonawentura / Teatro Miela e il Teatro Stabile Sloveno e ospitata al Giardino del Museo Sartorio, con inizio degli spettacoli alle 21.00 (a pagamento)Giovedì 4 giugno va in scena la prima de “Oro Bianco / Sol!”, una nuova coproduzione, scritta da Eva Maver e con la regia di Lino Marrazzo, che ha collaborato anche alla stesura del testo, arricchita dai video di Mario Bobbio e dalle musiche di Ilija Ota. In scena Eva Maver, Ilija Ota, Romina Colbasso e Maurizio Zacchigna.Lo spettacolo è un viaggio tra narrazione, musica e curiosità dedicato al prezioso elemento, il sale, l’“oro bianco”, come veniva definito in passato e come continua a essere chiamato ancora oggi in senso universale e locale, dedicato alla grande storia e all’attività delle saline tra Trieste, Muggia e Pirano.Il sale – oltre ad aver favorito scambi e relazioni – ha stimolato la fantasia letteraria, culinaria e musicale. Indispensabile come l’acqua, con cui trova un equilibrio perfetto, regola la vita e la storia di ogni essere vivente.
Venerdì 5 giugno, viene proposto "Cik Pausa. Ovvero viaggio tra le molteplici e complesse personalità in pausa sigaretta", produzione Bonawentura, di e con Laura Bussani,

che al suo debutto aveva beneficiato dell’amichevole supervisione di Marko Sosič.Confessioni tragicomiche, riflessioni ironiche e ricordi incerti esplodono in improvvise performance esilaranti durante la pausa sigaretta che è un intervallo nel mezzo del lavoro ma anche, in un certo senso, pausa dalla vita. Tra comicità e malinconia, Laura Bussani dà vita a una moltitudine di personaggi in un assolo travolgente, sospeso tra cabaret e imprevedibile flusso di coscienza.
La sera seguente, sabato 6 giugno, è la volta di “Topolini”, produzione Bonawentura, di e con Luigi Orsini. Il racconto di un giovane abruzzese che finisce quasi per caso a fare il bagnino ai “Topolini” di Trieste: niente sabbia da cartolina, ma scogli, vento e dialetto. Un monologo comico e affettuoso sull’incontro tra mondi e persone, con battute fulminanti, aneddoti e riflessioni intime. Un inno all’identità e alla sorprendente umanità dei luoghi più impensabili.
Domenica 7 giugno in programma “Secondo Amleto”, produzione Bonawentura in collaborazione con Artifragili. Il progetto drammaturgico, firmato da Davide Rossi e liberamente ispirato all’Amleto di Shakespeare, vede in scena Alejandro Bonn,

che cura anche la regia, Veronica Dariol, Davide Rossi e Giacomo Tamburini.La storia ruota attorno a una famiglia di circensi che si ritrova sul palco per errore, con lo spettacolo incompleto e Amleto assente. I clown Orazio, Claudio e Ofelia si trovano quindi a improvvisare, tra numeri mancati e vita privata che invade il palco: Ofelia con l’hula hoop, Claudio tra cerchi di fuoco, Orazio con l’escapologia. L’arrivo di Amleto porterà molti dubbi.
Lunedì 8 giugno, Trieste Estate propone il primo evento musicale gratuito al Giardino del Museo Sartorio (dalle 21.00), a cura dell’Associazione Feel Rouge.

In “Musica in Bianco e Nero. Film muti con il pianoforte dal vivo di Giovanni Renzo”, il pubblico partecipa a un viaggio poetico e immersivo alle origini del cinema, dove immagini e musica si intrecciano in un’esperienza viva e senza tempo. Il pianista Giovanni Renzo accompagna dal vivo capolavori del cinema muto, restituendo loro voce, ritmo ed emozione. Ogni nota nasce nell’istante, dialoga con le immagini, ne amplifica la luce e le ombre, trasformando la proiezione in un racconto irripetibile e profondamente evocativo. Dalle prime, sorprendenti visioni dei Fratelli Lumière – Sortie de l’usine Lumière à Lyon, Le repas de bébé, L’arroseur arrosé, Partie d’écarté, Arrivée d’un train à La Ciotat – al lirismo intenso di Cenere con Eleonora Duse, fino alla comicità brillante di Musica classica con Stanlio e Ollio, lo spettatore è guidato in un universo sospeso tra memoria e sogno. Il bianco dello schermo si fa linguaggio dell’anima, mentre il pianoforte diventa narratore intimo e potente, capace di riportare in vita la magia originaria del grande schermo.