Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939, poeta, saggista, apprezzato dalla critica letteraria e con al suo attivo numerosi riconoscimenti, è l’autore delle tre commedie, che prendiamo in considerazione in questa sede,
Il Nostro è stato grande amico dell’Editore Guido Miano, che ha pubblicato il suo primo libro di poesia Il deserto e il cactus nel 1982che gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma).
Il teatro, definito come la più umana delle arti, in un’epoca come la nostra tecnologizzata, alienata e liquida sempre maggiormente giorno dopo giorno, si rinnova e trova ancora espressioni, manifestazioni, epifanie in nuove opere, altre sceneggiature come quelle di Nigro, a dimostrazione della sua importanza necessaria nel panorama culturale e artistico della nostra contemporaneità.
Tale valore consiste per chi lo pratica e per i suoi fruitori, nel tentativo che spesso incontra risultati concreti, di ritrovare le radici più profonde dell’esserci sotto specie umana in un contatto catartico e immediato tra attori e spettatori tra palcoscenico e platea, quando tutto, contrariamente che nel cinema, avviene dal vivo.
Come sottolinea Enzo Concardi nella sua acuta e centrata premessale opere teatrali qui presenti possono essere suddivise in due categorie distinte: nella prima ritroviamo Il padre sagace (atto unico in tredici scene) e Il trionfo dell’amore (atto unico in nove scene) che hanno come argomento comune ed esito finale – sebbene con trame diverse – la vittoria dell’amore.
Alla seconda categoria appartiene Noi studenti, definita dallo stesso autore “una commedia drammatica” (definizione intrigante nella suaambivalenza), sviluppantesi in 3 atti e sei scene che riguarda l’argomento del rapporto tra professori e studenti, che non a caso è stato la traccia per un tema d’italiano in alcuni licei classici.
Leggendo i testi dei suddetti lavori, proprio perché sono fortemente icastici, pur nella loro leggerezza, si ha la sensazione di affondare nella pagina, nell’immergersi per il lettore nelle parole dette con urgenza, precisione e arguzia dai protagonisti che ci trasmettono il fascino di un mondo, un mondo che forse per alcuni aspetti è il nostro universo giornaliero, spazio scenico della vita quotidiana di tutti ovviamente trasfigurato attraverso l’arte.
I temi affrontati nella prima commedia sono quelli dell’amore, dei sentimenti autentici connessi con la prospettiva di un matrimonio per la ragazza Margherita che deve scegliere tra due pretendenti, tra un’unione basata sull’interesse e una fondata sull’amore e la sincerità.
Per quanto riguarda la sua scelta trova le influenze opposte tra loro del padre e della madre, in quanto il primo vorrebbe che la figlia sposasse un giovane buono, sincero e intelligente. mentre la secondaun nobile ricco.
In un contesto intenso e forte, a volte anche giocoso e grottesco e divertente, importante perché si tratta della felicità della protagonista per tutta la sua vita attraverso delle benedette nozze, si gioca la partita che nel lieto fine si realizza con la felicità di Margherita che sposa quello che sinceramente ama.
Non può essere non considerata l’ironia incontrovertibile, una vis comica, che anima l’eclettica scrittura di Nigro la cui cifra distintiva,anche nelle vesti di drammaturgo, ha un’espressività veramente unica.
Così leggiamo il monologo di Don Ferdinando, padre della ragazza che si deve sposare nella scena 4 della commedia Il padre sagace:«Sarà di sicuro un bravo giovane, quello. Mia figlia non è una sbandata e prima di fare un passo ci pensa due volte. Se dice che è bravo, intelligente e buono, lo sarà certamente. Ha molto sale in zucca per sospettare degli imbroglioni e degli adulatori. Se la ricchezza e gli onori non la tentano, non è una ragazza vanitosa. Si accontenta del necessario pur di essere felice. Se fosse una ragazza viziata sposerebbe quell’imbecille per aver campo libero in ogni cosa. Invece Margherita è una ragazza virtuosa che disdegna ciò che può scalfire il suo onore e apprezza i sentimenti più nobili. Tutta suo padre. Tutta suo padre. Oh padre felice di possedere un simile tesoro di figlia!».
Toccanti le parole suddette dalle quali si evince la presenza di bontà e lungimiranza di una figura paterna che desidera veramente la felicità della figlia, convinto giustamente che la ricchezza e gli onori senza che Margherita provi un sentimento per chi li possiede sono controproducenti per la gioia.
È meglio che la figlia sia felice con chi veramente ama sfatando il luogo comune matrimonio-patrimonio, anche se nella vita reale che non è una messinscena né fantasia d’arte ragazze come Margherita, sono rarissime e questo fa parte della lezione della realtà.
Leggendo le tre commedie si ha l’impressione di averle sempre provate le emozioni che provano i personaggi immaginandoli in una recitazione, su uno spazio scenico e scenografico a tu per tu con gli spettatori nel loro incarnarsi negli attori.
Prevale nelle due prime commedie un’atmosfera briosa, giocosa anche se le situazioni descritte appartengono a fatti importanti e fondanti nella vita delle famiglie, mentre nella terza sceneggiatura tra gioie ma anche dolori vengono dette, rappresentate situazioni dell’universo docente-discente, un rapporto importante per i giovani nel sistema scolastico, quando la scuola stessa è un capitolo fondante per le loro esistenze strumento essenziale per andare avanti.
Anche se la vita stessa è tutta una recita (come ironicamente qualcuno afferma) le tre commedie che qui incontriamo nel leggerle con attenzione lanciano il messaggio per il lettore che è quello di vivere con ottimismo l’esistere anche in presenza di ostacoli e dolori che però tramite una metamorfosi attraverso l’intelligenza che è la capacità di risolvere i problemi, possono essere vinti e trasformarsi in gioie se, come asserivano anche i filosofi del pragmatismo americano, la vita è degna di essere vissuta e in prospettiva diacronica il bene vince il male secondo la visione cattolica.
Leggiamo in Noi studenti (Commedia drammatica in tre atti) le parole dello studente Alberto sul tema degli insegnanti nell’atto primo scena prima: «Sì, proprio loro. Credono di essere i nostri padroni. Non fanno che bersagliarci di domande alle quali a mio parere loro stessi difficilmente saprebbero rispondere. Rispondiamo come possiamo in rapporto alle nostre possibilità. Mai soddisfatti. Per loro non valiamo nulla! Eh, e invece loro valevano quando erano studenti! Il mondo è fatto così: quando un uomo che ne ha combinato di tutti i colori arriva alla fine della sua vita per molti diventa un buon uomo. Così molti “dotti” insegnanti: quando sono stati alunni erano i peggiori, ora invece spiattellano menzogne (con ironia): non siamo stati bocciati mai, eravamo sempre promossi con l’esenzione delle tasse, e cose simili. Le loro parole ci divertono al pari delle spacconate di un buffone!».
Trapelano dalle parole di Alberto astio e rabbia derivate dalla tracotanza e dalla presunta presuntuosità degli insegnanti menzogneri che paradossalmente quando erano alunni erano i peggiori.
Detto in altre parole dalla tragedia emerge anche il tema del potere dei docenti stessi che è anche economico, esercitato sugli allievi.
Infatti mentre i docenti sono pagati per la loro funzione non a caso,gli studenti al contrario devono pagare le tasse scolastiche.
Quindi rispetto a quanto suddetto la dialettica tra i due insiemi, fin dal tempo degli antichi, continua a ripetersi anche se comunque non mancano le eccezioni di docenti intelligenti e sensibili nel loro relazionarsi con i loro alunni in maniera paritaria ovviamente nel rimanere diversificati i ruoli delle due parti.