UN AMORE TRADITO: TAVČAR E L'NBA
In C’era una volta l’NBA Sergio Tavčar attraversa quarant’anni di pallacanestro americana per mostrarne grandezze, contraddizioni e derive.
Un racconto senza sconti, tra sport e cultura.
In libreria dal 25 febbraio

Dal 25 febbraio arriva in libreria C’era una volta l’NBA, il nuovo libro di Sergio Tavčar, una delle voci più autorevoli, libere e controcorrente del giornalismo sportivo italiano. Un’opera che intreccia memoria personale, analisi storica e riflessione culturale sulla pallacanestro americana, raccontata da chi l’NBA l’ha amata profondamente e che, col tempo, ha smesso di riconoscerla. Un libro che racconta i leggendari Michael Jordan, Larry Bird, Magic Johnson, ma anche il razzismo, Malcolm X, il marketing, la fisicità che soffoca la tecnica in un gioco che non riesce più a riconoscere.
ALTI E BASSI DELL'NBA – In C’era una volta l’NBA Tavčar individua senza esitazioni il punto più basso e quello più alto della storia del basket americano. Come ci racconta: «Il momento più basso è attuale. La vera domanda è se sono già arrivati al fondo per cominciare a scavare, oppure se finalmente si renderanno conto che sarebbe ora di invertire la rotta per ricominciare a giocare nuovamente a basket. Anche su quello più alto ci sono ben pochi dubbi: agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso si affacciarono alla ribalta campioni straordinari, prodotti da una scuola ottimamente strutturata che con il tempo si è andata sempre più annacquando fino ad essere oggi una cosa ibrida che nel migliore dei casi produce mezzi giocatori».
L'EPOCA D'ORO – Gli anni Ottanta-Novanta sono per Tavčar un’epoca irripetibile, in cui generazioni diverse si sovrappongono creando un equilibrio perfetto: «Magic Johnson, Larry Bird e poi Michael Jordan riuscirono a incastrare l’inizio della loro carriera con le fasi finali della stessa di alcuni leggendari campioni del decennio precedente, quali Kareem Abdul Jabbar e Julius Erving, producendo un basket ineguagliato e secondo me ineguagliabile, anche vista la deriva attuale. Se poi si pensa che in quell’epoca nell’NBA giocava gente come Patrick Ewing, Charles Barkley, Clyde Drexler, il duo di Utah Karl Malone e John Stockton più tantissimi altri, allora non ci può essere discussione su quale sia stata l’età dell’oro, culminata nel leggendario Dream Team di Barcellona ’92».
IL PRIMO INCONTRO CON L'NBA – In C’era una volta l’NBA trova spazio anche il racconto personale del primo incontro di Tavčar con l’NBA, che passa inevitabilmente da Trieste, città profondamente legata alla pallacanestro: «Per un appassionato prima tifoso, poi giocatore, poi ancora allenatore di basket a Trieste, città cestistica se ce ne è una al mondo, l’NBA non è una scoperta, ma semplicemente all’epoca il paradiso del basket. Irraggiungibile, a causa del fatto che le comunicazioni soprattutto visive fra le sponde dell’Atlantico erano impossibili – ricordo che la prima trasmissione in Mondovisione via satellite si ebbe solo nel 1965 – e dunque tanto più mitizzato. Le informazioni, molto scarse, le ottenevamo più o meno solo leggendo "Sports Illustrated", oppure vedendo qualche filmino che ci imprestavamo dall’agenzia di informazione americana di Trieste, l’USIS.»
L'NBA IN TV – La visione di Tavčar cambia radicalmente quando l’NBA diventa finalmente visibile in televisione: «Come scrivo nel libro l’NBA potemmo cominciare a vederla sul serio solo quando le reti Fininvest cominciarono a trasmettere partite intere. Lì ho anche cambiato il mio punto di vista, capendo che l’NBA non era poi ’sto gran paradiso, in quanto vedevo all’opera veri e propri brocchi che non pensavo avessero posto in squadre paradisiache. Oddio, se avessi saputo cosa avrei dovuto sopportare una cinquantina di anni dopo, me le sarei godute tutte, quelle partite, senza fare tanto lo schizzinoso».
MICHAEL JORDAN – Figura centrale del libro è Michael Jordan, simbolo assoluto del vertice tecnico ed espressivo del gioco, ma anche, paradossalmente, dell’inizio della sua trasformazione: «Jordan ha rappresentato semplicemente il punto più alto che il basket abbia mai raggiunto. Mai nella storia si vide né prima né poi un atleta dalle doti extraterrestri di velocità, coordinazione e soprattutto elevazione, che lo faceva rimanere in aria per tempi impossibili secondo ogni regola galileo-newtoniana, che sapesse anche giocare divinamente a basket, sia per completezza tecnica, sia per la comprensione assoluta dei suoi meccanismi, e sia soprattutto per le sue straordinarie capacità di giocatore vincente. Purtroppo la sua esplosione conteneva già in sé i germi della futura decadenza del gioco nell’NBA».
IL BASKET E LA SOCIETÀ AMERICANA – Nel suo sguardo critico, Tavčar legge infine il basket americano come uno specchio fedele della società statunitense: «Penso che la rappresenti in pieno in tutte le sue evoluzioni e anche e soprattutto involuzioni. Era dapprima uno sport d’élite riservato ai ceti alti e istruiti della collettività WASP, che ha dapprima a malincuore dovuto accogliere anche giocatori di colore, diventando però nel tempo sempre più, grazie anche alla crescente popolarità, uno sport che si è trasferito dalle Università ai campetti di periferia. Si è dunque trasformato così, come un po’ tutta la società americana, da sport logico per gente intelligente e istruita, a un insieme di spettacolo e highlight per forzuti normalmente rozzi e ignoranti».
C’era una volta l’NBA è un libro che non fa sconti. Sergio Tavčar usa il basket come strumento di critica, smonta miti e narrazioni dominanti e prende posizione contro uno sport che, inseguendo spettacolo e mercato, ha progressivamente perso gioco, intelligenza e identità.
SERGIO TAVČAR

Nato a Trieste nel 1950, ha lavorato come telecronista sportivo dal 1971. Conosciuto in tutta Italia grazie alla diffusione di Telecapodistria già negli anni Settanta, acquisì una ancora maggiore popolarità durante gli anni Ottanta, quando assieme a Dan Peterson formò quella che molti appassionati di basket reputano la miglior coppia di commentatori che la pallacanestro abbia mai avuto. È considerato un giornalista controcorrente per le sue posizioni nette, grande amante dello sport basato sulla tecnica e detrattore di quello incentrato sugli aspetti fisico-atletici. Negli anni Novanta previde il crollo del livello del basket NBA americano, quando in Italia nessuno si era ancora accorto di quello che stava succedendo e della direzione che la pallacanestro mondiale avrebbe preso negli anni immediatamente successivi.
Per Bottega Errante Edizioni ha pubblicato L’uomo che raccontava il basket (2022),
I pionieri (2024) e C’era una volta l’NBA (2026).