Sette Martiri: la nuova proposta di Alice nello spazio latente

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Sette Martiri: la nuova proposta di Alice nello spazio latente
Snezana Misteria e Vika Zuravleva, Sette Martiri, installation view, Alice nello spazio latente, Venezia.

La mostra

Lo spazio espositivo di Alice nello spazio latente, situato in Salizada delle Gatte a pochi passi da Riva degli Schiavoni, ha inaugurato il 29 gennaio la mostra Sette Martiri, liberamente accessibile al pubblico fino a marzo.

L'esposizione prende il nome dall'opera posta al centro della sala, i Sette Martiri di Il'ja Micheev, un orologio impostato in modo tale da fermarsi sei volte, nel momento in cui incappa negli orari in cui sono state uccise sette personalità che combattevano in diversi modi il fascismo in Russia.

Il'ja Micheev, Sette Martiri, installation view, Alice nello spazio latente, Venezia.

Due di queste sono state assassinate assieme nel 2009, più precisamente il 19 gennaio, data che era stata simbolicamente valutata dai due galleristi Alice Vongola e Arsen Zhilyaev per l'inaugurazione del progetto. Si tratta di Stanislav Markelov, avvocato e difensore dei diritti umani contro i crimini dello Stato e dell'estrema destra e di Anastasia Baburova, giornalista di Novaja Gazeta, nonché antifascista in lotta contro la deriva aggressiva che contraddistingue sempre di più la società odierna. La loro morte, avvenuta a Mosca sotto lo sguardo dei passanti e tuttavia rimasta praticamente impunita, ha suscitato una forte reazione in quanto letta simbolicamente come l'ennesimo atto violento perpetrato ai danni proprio di chi, contro la violenza nazionalista, si batteva ogni giorno.

Da qui nasce il Comitato 19 Gennaio, iniziativa che commemora le vittime del fascismo russo e organizza incontri volti alla riflessione e alla memoria in tutto il mondo. La stessa mostra si inserisce in questo filone che vuole portare avanti il lavoro delle vittime antifasciste: il titolo Sette Martiri richiama anche e non a caso l'omonima della riva veneziana, a simboleggiare la dimensione internazionale su cui si estende la lotta contro il fascismo.

Lo spazio espositivo propone quindi le opere di otto artisti. Queste realizzazioni, provenienti direttamente dalla Russia, vogliono sia portare una denuncia alle azioni dello Stato, sia invitare lo spettatore a meditare sulla società tramite visioni alternative. La presenza futura degli otto protagonisti a Venezia, vicino alle loro opere, è dubbia e in molti casi non possibile, cosa che rende le loro creazioni ancora più cariche di una patina semantica che parla e si presenta per loro. Gli artisti sono otto: il titolo non fa infatti riferimento a loro, spiega Alice Vongola, in quanto in nessun modo essi vogliono essere percepiti come martiri ma come attivi commentatori della realtà in cui vivono.

Così il Free Time and Space Bureau presenta un foglio del progetto Zeroing, il quale vuole mettere in luce la natura algoritmica dell'uccisione in guerra, tramite una griglia asettica. L'opera di basa sulle liste di BBC e Mediazona, che raccolgono i nomi delle vittime dei russi nella guerra in Ucraina.

La denuncia di Vika Zuravleva passa invece tramite la pratica dell'autolesionismo: una foto esposta presenta la parolaccia incisa sul suo braccio, intesa come ready-made. Le iniziali richiamano la parola usata dai media ufficiali russi per descrivere la guerra come "operazione speciale".

Evgenij Averin, rimanendo sulla tematica della guerra, esplora le caratteristiche dei materiali usati nell'industria militare, sottolineandone punti di forza e debolezza. Si crea così un parallelismo con il potere che guida questa industria, il quale, al pari degli elementi usati per costruire le sue armi, crea immaginari che, seppure sembrino non attaccabili, hanno grossi limiti strutturali.

Evgenij Averin, Sette Martiri, installation view, Alice nello spazio latente, Venezia.

La nuova proposta dei due galleristi si inserisce dunque perfettamente in quello che è lo spirito dell'ambiente da loro creato, che vive di pratiche concettuali che trasportano il visitatore in una dimensione altra, portando dalla curiosità alla meditazione. "Curiouser and curiouser!": è questa, secondo Alice Vongola, la formula che esprime al meglio i loro progetti. Questa sgrammaticatura fatta da Alice (in Wonderland) difficilmente si presta a una traduzione che le renda giustizia, tuttavia si potrebbe rendere come "Sempre più curioso e sempre di più!". Così con Sette Martiri lo spettatore è invitato a prendere coscienza di una realtà poco conosciuta nell'immaginario occidentale e ad aprire il suo interesse e la sua curiosità verso una situazione che gli è forse lontana, in un processo che porta dall'astrazione del discorso alla concretezza del vivere.

I Sette Martiri

Paul Klebnikov (3 giugno 1963 – 9 luglio 2004) è stato un giornalista e storico russo statunitense. Ha lavorato per la rivista Forbes per più di 10 anni e al momento della sua morte era caporedattore dell'edizione russa di Forbes . Il suo omicidio a Mosca nel 2004 è stato visto come un colpo al giornalismo investigativo in Russia.

Anna Stepanovna Politkovskaja (30 agosto 1958 – 7 ottobre 2006) è stata una giornalista russa con cittadinanza statunitense. Particolarmente attiva nel campo dei diritti umani, Anna Politkovskaja è nota principalmente per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena e per le sue critiche nei confronti delle forze armate e dei governi russi durante la presidenza di Putin. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata a Mosca mentre rientrava nella propria abitazione.

Stanislav Yuryevich Markelov (20 maggio 1974 – 19 gennaio 2009) era un avvocato russo per i diritti umani. Ha partecipato a numerosi casi pubblicizzati, tra cui quelli di attivisti politici di sinistra e antifascisti perseguitati dagli anni '90, nonché di giornalisti e vittime di violenza da parte della polizia.

Anastasija Eduardivna Baburova (30 novembre 1983 – 19 gennaio 2009) è stata una giornalista ucraina con cittadinanza russa, che investigò sulle attività di gruppi neonazisti per il giornale Novaja Gazeta. Baburova è diventata la quarta giornalista della testata a essere uccisa dal 2000.

Ivan Igorevich Khutorskoy (17 febbraio 1983 – 16 novembre 2009) era uno skinhead RASH, soprannominato "Spaccaossa", e un membro di spicco del movimento antifascista russo. Khutorskoy era noto per aver lavorato come addetto alla sicurezza durante i concerti antifascisti e le conferenze stampa di Stanislav Markelov. Addestrato nel sambo e nel braccio di ferro , Khutorskoy era un esperto combattente di strada e prese parte a numerosi pestaggi di persone, in particolare neonazisti, per le strade di Mosca. Video di alcuni dei pestaggi sono stati pubblicati online. Era anche noto per aver organizzato corsi di autodifesa per antifascisti. Fu colpito da una pistola sulla porta di casa sua il 16 novembre 2009.

Boris Efimovič Nemcov (9 ottobre 1959 – 27 febbraio 2015) è stato un politico russo di origini ebraiche. È stato vicepremier del governo di Boris El'cin e cofondatore del partito Union delle Forze di Destra (Sojuz Pravych Sil), che raggruppava alcune organizzazioni e movimenti politici indipendenti di area liberale all'opposizione al Governo russo guidato da Putin, del quale dal 2000 fino alla sua morte, è stato un critico schietto. Nemcov è stato assassinato il 27 febbraio 2015 sul Ponte di Bol'šoj Moskvoreckij, vicino al Cremlino.

Aleksej Sutuga (24 gennaio 1986 – 1 settembre 2020), conosciuto con il soprannome “Socrate”, è stato un attivista antifascista russo, figura molto nota negli ambienti libertari e della sinistra radicale di Mosca negli anni 2000–2010. Fin da giovane partecipò ai movimenti antifascisti e antinazisti, impegnandosi contro la violenza dell’estrema destra, che in quegli anni in Russia era particolarmente diffusa e spesso mortale. Sutuga prese parte a iniziative politiche, manifestazioni e reti di solidarietà, diventando una figura simbolica del movimento antifascista moscovita. Per la sua attività politica fu più volte perseguitato dallo Stato: subì arresti, processi e lunghi periodi di detenzione. In carcere denunciò condizioni disumane, pressioni psicologiche e violenze. La repressione giudiziaria e penitenziaria segnò profondamente la sua vita, sia fisicamente sia mentalmente. Dopo la scarcerazione, Sutuga continuò a vivere in una situazione di forte precarietà. Rimase una persona esposta alla violenza, in un contesto in cui ex detenuti, attivisti politici e persone considerate “scomode” sono spesso lasciate senza protezione. Aleksej Sutuga è morto il primo di settembre 2020 a Mosca, a seguito delle gravi ferite riportate durante una rissa. Ufficialmente la sua morte non è stata riconosciuta come un omicidio politico. Tuttavia, molte persone del suo ambiente sottolineano che essa va letta nel contesto di una lunga storia di violenza, repressione e marginalizzazione subita a causa della sua attività politica e della sua appartenenza al movimento antifascista. Per molti, Sutuga rappresenta una generazione di attivisti russi distrutti non solo dagli aggressori diretti, ma anche da un sistema che ha reso la violenza una condizione permanente dell’esistenza

Orari: dal mercoledì al sabato, dalle 11.30 alle 14.30 e dalle 15.00 alle 18.00. Ingresso libero.