Return to Silent Hill, la recensione del film di Christophe Gans

Una pellicola mediocre, nettamente inferiore al primo Silent Hill, ma paradossalmente guardabile proprio per la sua pochezza.

3 min read
Return to Silent Hill, la recensione del film di Christophe Gans

James (Jeremy Irvine) è un uomo a pezzi, devastato dai ricordi del passato, che vuole affogare nell'alcol. Riceve una lettera dal suo amore perduto, Mary (Hanna Emily Anderson), che lo invita a tornare a Silent Hill, la cittadina che, nel bene e nel male, ha unito le loro vite.

Il nostro protagonista getta la bottiglia e parte subito per raggiungere la sua amata, ma ovviamente ad attenderlo non c'è ciò che lui si aspetta.

E comincia il suo viaggio, al tempo stesso verso i luoghi dove tutto è nato e, contemporaneamente, dentro se stesso...

Jeremy Irvine in Return to Silent Hill

Return to Silent Hill: un film mediocre, ma paradossalmente guardabile proprio per la sua pochezza

Christophe Gans aveva diretto nel 2006 il primo, ottimo Silent Hill, ma sembra aver perso il suo smalto. Questo suo secondo lavoro, tratto dal mitico immaginario di un videogioco ormai diventato leggenda, non è assolutamente alla sua altezza.

Prima di tutto, la scelta di usare un montaggio alternato, che avvicenda il mondo della Silent Hill reale a quello della sua controparte da incubo, spezza il ritmo della narrazione, aggravato dal fatto che rende razionalmente comprensibile ciò che invece dovrebbe rimanere avvolto nel mistero, mantenendo lo spettatore incollato allo schermo.

In secondo luogo, la storia presenta diversi personaggi, anche interessanti, che però vengono abbandonati per strada, lasciando notevoli lacune narrative.

In terzo luogo, gli effetti speciali sono veramente modesti, tanto che spesso si ha l'impressione che James si muova in un mondo irreale, anche per colpa dell'uso di nebbie e nevicate cineree visivamente poco credibili, che rendono ancora più improbabili alcune scene che dovrebbero essere orrorifiche, o almeno cariche di tensione.

Hanna Emily Anderson in Return to Silent Hill

Paradossalmente, questa grossa lacuna tecnica ha reso per me il film guardabile, perché mi sono lasciato trasportare dalla sensazione di guardare un vecchio videogioco, il che non fa affatto onore al film.

Premetto che non ho mai giocato a Silent Hill 2, a cui questa pellicola dichiaratamente si ispira, per cui non posso fare paragoni tra i due prodotti, ma rimane il fatto che, se Christophe Gans con il suo primo Silent Hill aveva fatto quasi un miracolo in termini di scenari realistici e situazioni disturbanti, in questo lavoro, da questo punto di vista, ha fatto un bel buco nell'acqua.

Certo, il film è lontano dalle durate narcolettiche a cui ci vorrebbe abituare il cinema mainstream, per cui i 106 minuti del racconto rimangono nel range di sopportabilità, garantendo comunque un certo intrattenimento per chi sia di bocca buona e si adatti a lasciarsi trasportare dalla storia.

La recitazione spesso sopra le righe dei due protagonisti non aiuta, ma restano le atmosfere sinistre e i mostri visivamente interessanti della Silent Hill orrorifica, che a tratti è coinvolgente, specie se si accetta la finzione di guardare un vecchio videogioco.

Purtroppo tutto il mistero che dovrebbe ammantare una storia veramente intrigante viene svelato in modo poco accorto, specie per un film dell'orrore, con un crescendo geometrico di spiegazioni razionali, fino al finale abbastanza telefonato, che spiega nel dettaglio le motivazioni dell'orrore mostrato, tagliando però le gambe al fascino che il non visto e il non illustrato esercitano sullo spettatore.

Provaci ancora, Christophe Gans!

Return to Silent Hill - trailer ufficiale ITA