Mio figlio cammina solo un po' più lentamente, storia di una famiglia d'oggi

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Mio figlio cammina solo un po' più lentamente, storia di una famiglia d'oggi

Ha debuttato in prima nazionale il 9 e il 10 ottobre al Teatro Palamostre di Udine (e l'8 ottobre al Teatro di Cervignano) "Mio figlio cammina solo un po' più lentamente", l'opera più celebre del drammaturgo croato Ivor Martinić con il nuovo allestimento diretto dalla regista Marcela Serli.

Lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e Teatri Stabil Furlan con il teatro Nazionale Croato Ivan de Zajc di Fiume - Dramma Italiano.

E' inserito nella stagione di Teatro Contatto del CSS, nella stagione Savôrs del Teatro Stabil Furlan e in Itinerari nel teatro contemporaneo - Percorso teatrale condiviso tra CSS e Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in collaborazione con il Comune di Udine.

La pièce andata in scena indaga l'anatomia della famiglia contemporanea, un ecosistema fragile in cui le incomprensioni, i rimpianti, la non accettazione della disabilità di un figlio e la paura del tempo che passa emergono con fatica dalla sfera del non detto.

La storia racconta di una famiglia in cui si convive con la disabilità di Branko costretto sulla sedia a rotelle da una non precisata malattia, "mio figlio cammina solo più lentamente", una nonna che sta perdendo i riferimenti della memoria, le figure maschili adulte presenti fisicamente e materialmente ma poco dal punto di vista emozionale. La vicenda ha il suo fulcro nel giorno in cui Branko compie 25 anni, un'età che inizia ad essere importante, perché, come dice sua madre i venticinque sono la metà di cinquanta ed è addirittura un quarto di secolo. L'azione si svolge principalmente nella casa di famiglia, caratterizzata da un odore di vecchio e stantio dove le generazioni nonna, figli, nipoti si incontrano e si scontrano e dove le presenze maschili sono più che altro assenze culturali, uomini che producono, decidono ma non sanno parlare di sentimenti.

Branko non vorrebbe festeggiare o essere festeggiato dalla famiglia (a cui è grato per tutto quello che fanno per lui), gli basterebbe essere accettato per quello che è. Ha un legame speciale con la nonna affetta da demenza senile con cui dialoga divertito ascoltanto i ricordi dell'anziana. Gli amici, spaventati dalla disabilità, non ci sono e sua sorella si sente in colpa per essere felice. L'elemento che caratterizza la messinscena è la videocamera di un telefonino che inquadra i volti e scruta le espressioni della mimica facciale degli attori in scena restituendo agli spettatori ogni minimo movimento: il dispositivo è un occhio meccanico che insiste, interroga e costringe il pubblico in sala a non distogliere lo sguardo. Ogni primo piano evidenzia fragilità e ferite ancora aperte, vere e proprie crepe nell'identità di ciascuno.

La regista ha scelto un sapiente plurilinguismo drammaturgico come codice degli affetti usando tre registri linguistici, con l'italiano per la vita di tutti i giorni e per tentare una comunicazione razionale, il fiumano e il friulano come lingue e suoni della memoria. La "marilenghe" si parla per raccontare e rappresentare le crepe ancora presenti nell'animo che riaffiorano decise e con forza soprattutto durante le feste di famiglia. Spesso i performer si rispondono tra loro utilizzando registri linguistici diversi, affidando alla lingua delle origini le verità che hanno orrore ad affermare in italiano. Emerge, inoltre, con estrema forza il bisogno di amore e di considerazione di ogni individuo: la demenza senile e la disabilià esprimono la fragilità umana non accettata dalla società di oggi che le considera un vero e proprio tabù. Non conta l'età dei protagonisti, ogni gesto, ogni sguardo e ogni silenzio urla il bisogno di essere visti, riconosciuti, accettati e accolti nelle proprie insicurezze e debolezze. Dove la casa e la famiglia dovrebbero essere luogo materiale e spirituale in cui ci si può esprimere senza alcuna sovrastruttura.

Sul palco Rita Maffei e Massimo Somaglino sono affiancati dal cast del Dramma italiano Elena Brumini, Serena Ferraiuolo, Stefano Iagulli, Elvia Nacinovich, Giuseppe Nicodemo, Marela Serli e Mirko Soldano.