METADIETRO di Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 25 febbraio al 1 marzo al Teatro San Ferdinando

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METADIETRO di Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 25 febbraio al 1 marzo al Teatro San Ferdinando

Metadietro dal Teatro Vascello sbarca a Napoli

Un ammiraglio in canotta blu, pronto a salpare nel humor noir tipico del surrealismo. Una critica sociale che non lascia scampo. Il pubblico ridacchia perché il performer ha una comicità innata, eppure la sua denuncia è tragica. È la storia della solitudine odierna, della morte in tutte le sue forme, sempre davanti ai nostri occhi e ignorata. METADIETRO di Flavia Mastrella e Antonio Rezza dal 25 febbraio al 1 marzo al Teatro San Ferdinando, ha lasciato Napoli che ne resta abbagliata dal binocolo scomodo con cui è stata ingrandita. Salperanno in altre città Antonio Rezza (davanti) e Daniele Cavaioli (dietro), perdendo il senno e il senso sulla luna attraverso la scenografia che funge da habitat nel mare dell’esistenza. 

Ma se non basta il binocolo per vedere ciò che non siamo disposti a guardare, allora possiamo restare seduti nel nostro campo di comodità, provando a fare piccoli salti come galline senza gravità. 

Il disegno luci di Alice Mollica rende i vari passaggi di stato immediati o sognati. Rezza ci appare gigantesco sulla luna o piccolissimo mentre calpesta un pezzo di stoffa, simbolo della violazione del "FlagCode" statunitense, che vieta alla bandiera di toccare terra.

Le voci fuori campo, di Noemi Pirastru e Mauro Ranucci, pregne di intercalari, ripetono frasi comuni, distolgono dallo schema contemporaneo in cui si può dire senza orrore ne errore: «La prima fila degli ombrelloni, man mano che aumentano i cadaveri, avanza». Un dire che non ha emozioni, un dire che non fa scandalo perché tessuto di un realismo che non sa più scioccare. Numeri e parole si mescolano alla politica della disgregazione della società. Resta il senso di solitudine, la critica intima, estenuata ed estenuante di un se delirante di una sconcertanteattualità. Nessuna catastrofe ci libererà da un male che non può chiudere il sipario, nessuna evocazione ludica potrà separare arte e vita di un corpo profondo come quello di Rezza.

Recensione Anita Laudando corrispondente da Napoli