Ryland Grace (Ryan Gosling) si sveglia a bordo di un'astronave. Non è una bella esperienza, anche perché non si ricorda nulla del suo passato né il perché si trova a bordo della nave spaziale. Le cose non migliorano di certo quando scopre di essere l'unico sopravvissuto: gli altri due membri dell'equipaggio sono morti.
La memoria ritorna lentamente, ma ciò non rende certo la situazione idilliaca, perché la sua è una missione praticamente suicida. In ballo c'è il destino dell'umanità, minacciato da un misterioso morbo che sta uccidendo lentamente il sole.
E Ryan scopre presto che l'umanità non è la sola specie intelligente in cerca di una cura per una malattia che sta contagiando moltissimi astri nella galassia ...

L'ultima missione: Project Hail Mary, potenzialmente un gran bel film, ma decisamente troppo lungo e a tratti stiracchiato
Questa pellicola è basata su ottime idee e, all'inizio, trascina lo spettatore in una storia veramente intrigante, costruita con mestiere e in modo accattivante. Ma quando si arriva al contatto con l'intelligenza aliena, c'è un calo di ritmo quasi disarmante e la storia cade nel didascalico e nel prevedibile.
Il film diventa un buddy movie che ruota intorno all'evoluzione del rapporto tra Ryland e l'extraterrestre Rocky, per poi riaccelerarsi nella parte finale, quando si sviluppa il grosso dell'azione, con una profusione di scene molto spettacolari e decisamente coreografiche.
Se la parte centrale della pellicola fosse stata tagliata con la mannaia, alleggerendola di molte sequenze pressoché inutili per l'economia del racconto, il film sarebbe diventato un ottimo prodotto commerciale per le famiglie, come non se ne vedeva da tempo.
Purtroppo, lo spettatore deve invece ciucciarsi tutti e 156 minuti di racconto, veramente troppi per i fatti narrati.

Molto, molto bravo Ryan Gosling, un attore decisamente sottoquotato, a mio avviso, che deve reggere da solo il peso di larghissima parte del racconto, anche perché la sua controparte aliena non brilla certo per espressività. E nonostante i limiti della sceneggiatura, fa miracoli.
Peccato, invece, per il suo personaggio, sul cui vissuto il racconto glissa troppo, facendogli perdere spessore.
Per onestà intellettuale, devo dire che non ho letto il libro da cui questo film è tratto, quindi non posso dire se si sia perso qualcosa nella sua trasposizione cinematografica. O se è diventato qualcosa di troppo diverso.
Nonostante gli indubbi pregi di questa pellicola, sono uscito con l'amaro in bocca dal cinema, perché L'ultima missione: Project Hail Mary rappresenta il prototipo del film potenzialmente eccellente che scivola nella mediocrità per seguire la moda assurda di allungare i racconti fino all'inverosimile.
A mio avviso, la durata ideale è di un'ora e mezza; lunghezze superiori sono accettabili solo se si hanno molte cose da dire e se le si raccontano in modo davvero avvincente, come nel recente e superbo Una battaglia dopo l'altra, di Paul Thomas Anderson, che mantiene lo spettatore incollato allo schermo per tutti i 162 minuti del racconto. Una notevole eccezione alla regola.
Peccato.
L'ultima missione: Project Hail Mary - trailer finale ITA