"Labio de Liebre" (venganza o perdón) la Colombia al Campania Teatro Festival

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"Labio de Liebre" (venganza o perdón) la Colombia al Campania Teatro Festival

"Labio de Liebre" scritto e diretto dal drammaturgo colombiano Fabio Rubiano Orjuela, è stata una delle produzioni internazionali più attese della 19ª edizione del Campania Teatro Festival. Dopo i successi del Festival de Otoño di Madrid e al Teatros del Canal, il 21 giugno 2026 ha finalmente debuttato al Teatro Mercadante di Napoli; lo spettacolo, arrivato in Italia a oltre dieci anni dal suo esordio è ancora fortemente applaudito, anche grazie alla forza della compagnia stabile del Teatro Petra. La direzione artistica è di Laura Villegas, le composizioni musicali di Camilo Sanabria, per un’opera scritta, dicevamo, nel 2015. Al tempo, lo Stato Colombiano era impegnato nel dibattito riguardo alle violenze di massa e ai negoziati di pace tra il governo e le guerriglie di sinistra natenegli anni Sessanta con l'obiettivo di rovesciare il sistema politico. La scenografia apre il campo visivo degli spettatori con arredi del tempo, equilibrata dai colori giallo, rosso e blue, riferimento cromatico e simbolico alla bandiera che sventola nei cieli del condor andino (tra i simboli dello stemma del suddetto paese sudamericano). Una TV, un frigo, un letto, tante cose sparse, quasi una stanza da set cinematografico come sottolineano le potenti luci firmate Adelio Leiva e Leonardo Murcia. Alla finestra un grande coniglio, omaggio al thriller psicologico “Donnie Darko”, il film diRichard Kelly. L'allestimento, prodotto dal Teatro Colón di Bogotá e dal Teatro Petra, ad un pubblico europeo, abituato al minimalismo, può apparire kitsch, grottesco, un modo originale maprovocatorio per rappresentare il Novecento colombiano segnato da instabilità politica e soprusimilitari.  Simboli forti, tratteggiati con naturalismo e surrealismo, ricalcati da elementi postmoderni: un’enfasi grazie alla quale si va oltre il testo verbale, sebbene la presenza di sottotitoli abbia aiutato lo spettatore a godere dei suoni della lingua spagnola. Ci si immerge in una pirandelliana sequenza di personaggi in cerca di riconoscimento, uccisi da Salvo Castello, ex comandante paramilitare agli arresti domiciliari, il cui nome richiama volutamente quello dell'ex leader paramilitare Salvatore MancusoSul palco, a fianco allo stesso Rubiano, Marcela Valencia è Alegría de Sosa, Liliana Escobar è Roxi Romero, Jacques Toukhmanian è Granado Sosa, Juanita Cetina è Marinda Sosa (la figura più perturbante della famiglia), mentre Jorge Iván Rico è Jerónimo Sosa. 

“Adesso facciamo il gioco della memoria: mettetevi nei nostri panni.” Tutti i personaggi desiderano che il loro nome sia pronunciato ad alta voce, che venga rivelato dove sono sepolti i loro corpi, anziciò che ne resta, e lo faranno, meravigliosamente, con la tecnica del metateatro. Questa è verità storica, non fantasia, il diritto alla verità e alla degna sepoltura può liberare tutti i contadini uccisidalla comoda etichetta di "desaparecidos”: circa 120.000. Ad oggi, la Repubblica di Colombia, con Gustavo Petro, difende il percorso di riforme dell’Accordo di Pace siglato nel 2016. (ANSA – Colombia, Petro e riforme costituzionali)

Questi straordinari attori si sono inchinati al pubblico fino a toccare le tavole del palcoscenico, vorrei che arrivasse loro il ringraziamento più sentito per aver dilatato i nostri confini e condiviso il loro profondo dolore. Che la lepre non sia mai più simbolo deforme della paura, ma solo di fertilità e rinascita per tutta l’umanità.

                                                     Anita Laudando corrispondente da Napoli