La Sposa!, la recensione del film di Maggie Gyllenhaal

Un film forse appassionato nelle intenzioni, ma caotico, ondivago, frammentato, troppo lungo e che si prende troppo sul serio.

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La Sposa!, la recensione del film di Maggie Gyllenhaal

Questa pellicola è una (molto) libera reinterpretazione del mitico La moglie di Frankenstein, del 1935, di James Whale, e rappresenta il secondo capitolo di una delle più famose e leggendarie saghe della Universal, costruita attorno alla creatura inventata da Mary Shelley nei primi anni dell'Ottocento.

Sulle orme di questo illustre precedente cinematografico, anche il lavoro della Gyllenhaal vorrebbe seguire l'evoluzione dell'essere costruito assemblando pezzi anatomici di cadaveri, peraltro già delineata nel romanzo della Shelley. Un'evoluzione che vede questa entità prometeica sempre più interessata al mondo dei sentimenti e delle relazioni umane, tanto che, dopo decenni di solitudine, vorrebbe trovare un'anima gemella.

Purtroppo però questo film è un tipico prodotto commerciale postmoderno di bassa qualità, e si perde per strada, in un cacofonico caleidoscopio di commistioni di genere e infinite citazioni cinematografiche, con la notevole aggravante di volersi prendere decisamente sul serio.

Fin dall'inizio si capisce che il film ci tiene a stare sopra le righe. Se nel lavoro di Whale la scrittrice Mary Shelley racconta a suo marito e a Lord Byron come avrebbe voluto proseguire il suo Frankenstein, la Gyllenhaal la fa parlare direttamente al pubblico dall'oltretomba, chiarendo subito che il film è stato girato sotto le bandiere femministe.

Jessie Buckley in La Sposa!

La Sposa!, un film forse appassionato nelle intenzioni, ma caotico, ondivago, frammentato, troppo lungo e che si prende troppo sul serio

Il problema non è – ovviamente – la scelta di girare un dichiarato manifesto femminista, ma il modo in cui è stato girato.

Il film gioca con praticamente tutti i generi cinematografici: noir, horror, love story, action, gangster movie, musical e chi più ne ha più ne metta. Ma lo fa in modo erratico, senza struttura e senza logica, ammiccando costantemente al già visto, primo tra tutti all'avventura alla Bonnie e Clyde.

Perché se nella pellicola di Whale la moglie di Frankenstein compare per pochi minuti, nel lavoro della Gyllenhaal lei è la coprotagonista, affiancando il suo – non voluto – marito per quasi tutto il racconto.

Christian Bale in La Sposa!

Una sposa che incarna la ribellione delle donne al patriarcato, inserita in un ambiente anni Trenta sgargiante e patinato, anche se non molto realistico, impersonata da Jessie Buckley, costantemente sopra le righe, tanto da oscurare anche la figura della creatura, facendo passare in secondo piano Christian Bale, peraltro schermato da un pesante trucco che di certo non lo ha aiutato a rendere efficace la sua recitazione.

Va detto che l'essere prometeico è l'unico maschio che nel film non abusa delle donne, mentre tutti gli altri sono una compatta massa misogina, sessista e violenta.

E la violenza, tutta al maschile, trasuda lungo tutto il racconto, unica costante in un film frammentato in una moltitudine di narrazioni secondarie che si perdono per strada, utili solo a rafforzare lo stereotipo dell'uomo violento e visceralmente disonesto.

Ma forse il limite maggiore di questo film è che si prende troppo sul serio, tanto da dipingere alla fine della storia una tanto improbabile quanto indefinita rivolta sociale tutta al femminile, che alla violenza degli uomini contrappone quella delle donne, fino all'incerto finale, che di fatto lascia quasi in sospeso il racconto.

Rimangono la splendida fotografia, i magnifici costumi, le belle ambientazioni, come nel recente e soporifero Frankenstein, di Guillermo del Toro, che però non compensano tutte le pecche di una pellicola profondamente imperfetta.

E che tanto per cambiare dura oltre due ore...

La Sposa! - trailer ufficiale ITA