La breve sequenza d'apertura di questo film ci introduce un personaggio psicotico ed ammaliante: Tucker (Jai Courtney) è un solitario imprenditore di mezz'età, con una barca attrezzata per le immersioni nelle acque australiane, infestate di squali.
A giudicare le condizioni del suo natante, la sua ditta – la Tucker’s Experience – non sembra andare a gonfie vele, nonostante i modi affabili e la prestanza fisica del suo titolare.
Una giovane coppia di sprovveduti scoprirà ben presto a proprie spese che in realtà la vera passione del singolare personaggio è un'altra: dare in pasto ai pescecani giovani donne, vive e urlanti, godendosi l'atroce spettacolo e riprendendo le scene raccapriccianti con una vecchia telecamera VHS.
Tucker incontra sul suo cammino Zephir (Hassie Harrison), una ragazza statunitense senza fissa dimora, che ha appena passato la notte assieme a Moses (Josh Heuston), un giovane uomo che condivide con lei la passione per il surf.
La rapisce subito, ma lo psicopatico questa volta sembra avere trovato pane per i suoi denti...

Dangerous Animals: un riuscito ed eccentrico thriller survival che non si prende troppo sul serio
Il personaggio più intrigante del film è indubbiamente Tucker, interpretato da un Jai Courtney in stato di grazia, serial killer con alle spalle un'infanzia difficile e un brutto incontro con gli squali, di cui porta ancora le cicatrici sul corpo. Un'esperienza che probabilmente è all'origine della sua mania omicida.
Fatto che di certo non aumenta l'empatia per questo personaggio, che però è molto intrigante, mi ha ricordato un altro psicopatico e omicida seriale cinematografico: il Mick Taylor dei due Wolf Creek, che pure unisce in sé una ferocia inaudita e un lato grottesco spiazzante.
Tucker è un lupo solitario che incontra Zephir, anche lei con un passato difficile alle spalle e una vita da emarginata sociale, scappata in Australia per sfuggire a una triste infanzia, passata da una famiglia adottiva all'altra.

“Il surf mi piace, perché non c’è niente per me sulla terraferma”, dice la giovane donna a Moses, una frase laconica che la descrive molto bene, e che sembra stroncare i tentativi di lui di incominciare una relazione più seria, dopo la prima notte passata insieme.
Da un certo punto di vista, Tucker e Zephir sono simili: persone disadattate e solitarie, con enormi problemi di relazione, che vivono ai margini della società.
Lui è diventato un cacciatore spietato, lei la sua preda. Ma entrambi hanno energie e risorse interiori fuori dal comune, e combatteranno con incredibile vigore per raggiungere i loro obiettivi.
I dangerous animals del titolo non sono quindi solo gli squali, protagonisti loro malgrado della storia, ma anche Tucker e Zephir, mentre Moses costituisce il terzo elemento umano significativo del racconto, una persona “normale” che con la sua presenza sottolinea ancora di più la diversità degli altri due.
Il film dura una manciata di minuti di più della canonica ora e mezza, ha un ottimo ritmo, una splendida fotografia, è recitato magnificamente, è basato su una storia molto semplice ma ben strutturata, non esagera per niente con lo splatter, non si prende troppo sul serio.
Un grande valore aggiunto della pellicola è che il racconto è attraversato da una venatura grottesca, riconducibile al personaggio di Tucker. Le scene con gli squali sono inoltre curate molto bene.
In definitiva un thriller riuscito, eccentrico, insolito, costruito con mestiere, che senz'altro rimarrà nella mia memoria molto più a lungo di altre pellicole mainstream molto più costose, magari saturate da effetti speciali mirabolanti e inutili star, ma del tutto prive di mordente e originalità.
Dangerous Animals - trailer ufficiale ITA