Da martedì 14 al 15 novembre - L'ISPETTORE GENERALE con ROCCO PAPALEO al Teatro Rossetti di Trieste

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Da martedì 14 al 15 novembre - L'ISPETTORE GENERALE con ROCCO PAPALEO al Teatro Rossetti di Trieste

L’ispettore generale” di Nikolaj Gogol trasforma l’ironia tipica dell’aneddoto in satira mordace che conduce alla riflessione sulla corruzione e volgarità della società … temi vivi che l’autore trasformò in commedia quasi 200 anni fa, ma che saranno ancor più insinuanti nella riedizione dell’opera firmata da Leo Muscato e interpretata da Rocco Papaleo che va in scena al Politeama Rossetti il 14 e 15 novembre alle 20.30, ospite della Stagione di Prosa del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Si tratta della prima tappa di un “focus” sui grandi autori russi e il teatro che lo stabile ha voluto condensare in questa settimana di programmazione: alla commedia di Gogol seguiranno infatti dal 16 al 18 novembre alla Sala Bartoli “Notti” da “Le Notti Bianche” di Dostoevskij della compagnia SlowMachine e - il 18 e 19 novembre - il grandissimo Umberto Orsini nel dostoevskijano “Le memorie di Ivan Karamazov”.

A impreziosire questa trilogia si terrà al Café Rossetti il 15 novembre alle ore 18 l’incontro “GLI AUTORI RUSSI A TEATRO. DA GOGOL A DOSTOEVSKIJ". Margherita De Michiel docente di lingua, traduzione e letteratura russa presso l’Università degli Studi di Trieste introdurrà i due autori e i tre spettacoli che - nel corso della prossima settimana al Rossetti - compongono l’interessante “focus”, passando da Gogol a Dostoevskij. Il professore e storico del teatro Paolo Quazzolo, converserà con Rocco Papaleo e gli interpreti de “L’ispettore generale” approfondendo questo capolavoro. L’iniziativa a ingresso libero è realizzata in collaborazione con il Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste.

Russia, 1836: per controllare la vita e l'operato dei suoi sudditi, lo zar Nicola I istituisce un nuovo organo di Stato chiamato “Terza Sezione”. È una sorta di inquisizione che persegue e ostacola tutti i liberi pensatori, fra cui Dostoevskij, Puškin e Gogol stesso. In breve tempo questo sistema scatena un processo di burocratizzazione della macchina amministrativa ed aumenta esponenzialmente il livello di corruzione fra i funzionari statali.

“L’ispettore generale” si prende gioco delle piccolezze morali di chi detiene un potere e si ritiene intoccabile. È forse l’opera più analizzata, criticata, incompresa, difesa, osteggiata, della letteratura russa di tutti i tempi. Gogol stesso si sentì in obbligo di scrivere diversi testi che fugassero i fraintendimenti sorti al suo debutto.

Un equivoco è alla base di tutto: Chlestakov (Daniele Marmi) è un frivolo viaggiatore di passaggio in un remoto paesino e lo scambiano per un alto funzionario dello Stato spedito dallo zar ad indagare sulla condotta dei funzionari cittadini. Il malinteso scatena conseguenze nefaste per i “notabili” del piccolo villaggio - primo tra tutti per il Podestà (Rocco Papaleo) -terrorizzati dall’idea di essere smascherati.

Per la prima volta nella drammaturgia russa i personaggi della commedia sembrano essere tutti negativi, e per gli spettatori dell’epoca era inconcepibile che non ci fosse anche “il bene” nella commedia. Persino il finale appariva eccessivamente ambiguo, sia perché sulla scena non venivano rappresentati il trionfo della giustizia e la punizione dei corrotti, sia perché non era esplicitato se il vero ispettore generale annunciato nell’ultima scena, avrebbe fatto giustizia o si sarebbe comportato come il falso revisore.

L’ispettore generale” conduce in un mondo in cui l’ingiustizia e il sopruso dominano l’esistenza. Ma non è l’uomo a essere malvagio; è la società che lo rende corrotto e corruttore, approfittatore, sfruttatore, imbroglione.

e.l.