Claire (Thandiwe Newton), Doug (Jack Black), Kenny (Steve Zahn) e Ronald (Paul Rudd) sono quattro vecchi amici d'infanzia, in piena crisi di mezza età, accomunati dall'amore per il cinema.
Ronald afferma di essere riuscito rocambolescamente a ottenere i diritti per uno dei film da loro preferiti, il mitico Anaconda, del 1997, di Luis Llosa, e propone di dare una svolta alle loro vite, girando una versione indie della pellicola.
Superate le perplessità iniziali di Doug, i quattro, con pochi mezzi, si precipitano nella profonda Amazzonia, con i soldi per sole tre settimane di riprese.
Ad attenderli sul Rio delle Amazzoni, ovviamente, ci saranno numerosi imprevisti ...

Anaconda: non un reboot del franchise, ma un omaggio al cinema indipendente e all'amicizia
Questo lavoro presenta, a una prima analisi, chiare pecche: la regia è basica, la sceneggiatura zoppica vistosamente e gli effetti speciali sono decisamente mediocri.
Un altro aspetto che mi ha lasciato perplesso è che il racconto, dal punto di vista dell'atmosfera che lo caratterizza, corre su due binari che spesso non si amalgamano bene, oscillando tra horror e commedia, con una netta prevalenza della seconda.
La storia viene comunque salvata dalla coppia Jack Black e Paul Rudd, che danno vita a una sgangherata coppia di amici attorno a cui ruotano gli eventi, anche se la presenza scenica del primo tende a oscurare tutti gli altri personaggi.
Un film da dimenticare, dunque?
Direi proprio di no, perché l'aspetto prevalente è quello metacinematografico, a cominciare dalle prime scene, in cui si capisce che i quattro amici, fin dall'infanzia, amavano realizzare film amatoriali, per di più horror. Un aspetto che poi è alla base di ciò che mette in moto la storia: la realizzazione di una pellicola indie.

Un film indipendente, a bassissimo costo, che vuole essere un dichiarato omaggio a ciò che nel tempo è diventato un cult, che ha dato vita a un franchise, di cui questa pellicola è, in definitiva, l'ultima espressione.
Un lungometraggio che in diversi passaggi, sia pure in chiave umoristica, gioca con uno dei problemi del cinema contemporaneo: l'incapacità di produrre idee nuove, rimanendo perennemente ancorato al riciclaggio del già visto. In pratica, il trionfo del postmodernismo in cui viviamo.
E quindi, soppesando questo ultimo Anaconda attraverso questa chiave di lettura, il film diventa guardabile, a tratti veramente divertente, e ci si chiede se gli effetti speciali non eccelsi non siano proprio voluti. Un omaggio a un certo cinema indie che, comunque, ha saputo produrre pellicole di qualità, dando vita a interminabili franchise, spesso realizzati con risorse economiche ingenti, con risultati però talvolta imbarazzanti.
Un altro aspetto che rimane sullo sfondo della storia è il valore dell'amicizia, che unisce i quattro personaggi principali e li spinge a inseguire un sogno, per quanto improbabile possa essere.
E quindi, tutto sommato, chissenefrega se gli effetti sono mediocri e il solito gigantesco serpente si vede con il contagocce, probabilmente per risparmiare ulteriormente.
Quello che mi è rimasto è la presa per i fondelli di un cinema mainstream che ha smesso di essere creativo, alla faccia delle risorse impiegate, e la voglia di domandarsi perché si fanno i film, e soprattutto perché andiamo a vederli.
E non è poco...
Anaconda - trailer ufficiale ITA