Questa serie televisiva è stata concepita come un prequel del film capostipite della saga, l'ormai mitico Alien, di Ridley Scott, del 1979. Sul piano visivo, l'opera mantiene l'immaginario creato dai primi capitoli della serie cinematografica.
In particolare, gli interni dell'astronave Maginot, che schiantandosi sulla Terra porta delle creature aliene tra gli esseri umani, sono sovrapponibili a quelli della Nostromo, all'interno della quale per la prima volta abbiamo visto uno xenomorfo in azione.
Per il resto, Alien: Pianeta Terra sposta l'attenzione dello spettatore dal conflitto primordiale per la sopravvivenza, ambientato nei claustrofobici locali della Nostromo, a una metafora del quadro sociopolitico che sembra delinearsi nel prossimo futuro dell'umanità.

Alien: Pianeta Terra: un'attualizzazione della saga di Alien destinata a lasciare con l'amaro in bocca gli entusiasti dei primi capitoli del franchise
Il mondo futuro viene descritto come una realtà dominata da cinque corporation in perenne lotta tra loro per accaparrarsi soldi, tecnologie e potere, mentre gli stati nazionali sono assenti nella narrazione. In altre parole, un mondo neo-liberista allo stato terminale.
La città su cui si schianta la Maginot, di proprietà della mitica Weiland-Yutani, con il suo carico di alieni pericolosissimi, appartiene però alla Prodigy, in mano a un giovane e geniale miliardario, che forse è ispirato dalla figura di Elon Musk, incarnando il simulacro del tycoon visionario tipico della narrazione mainstream contemporanea.
A un livello di lettura molto basso, di fatto la storia narrata può essere vista come lo scontro tra la Weiland-Yutani e la Prodigy, per possedere e sfruttare commercialmente le creature trasportate dalla Maginot.
Dal racconto traspare un'umanità in cui i diritti umani e la libertà dell'individuo sono stati sostituiti da rapporti commerciali tra esseri umani e corporation. Purtroppo manca una chiara descrizione delle condizioni di vita del cittadino medio, delle quali comunque possiamo avere un'idea osservando diversi indizi lasciati nel racconto.
Questa serie televisiva introduce poi una nuova figura, una fusione tra sintetici e umani, concepita dalla Prodigy come prodotto commerciale di punta, destinato ad aprire all'uomo l'orizzonte dell'immortalità.
Questi nuovi assi narrativi eclissano la figura dello xenomorfo, geniale invenzione del primo, inimitabile Alien, e soprattutto il clima di paura ancestrale e claustrofobica che si respirava nel capolavoro di Ridley Scott.
La forte spinta verso il trans-umanesimo ridimensiona poi un altro conflitto, fondamentale nei primi capitoli: quello tra umani e sintetici. La nuova generazione di ibridi è infatti vista come vincente, quasi... più autenticamente umana degli stessi umani!

Insomma la rilettura della saga di Alien da parte di Noah Hawley, al di là di un rispetto formale di alcuni aspetti estetici, stravolge completamente la forma e la sostanza dei primi capitoli, diluendo i loro aspetti più intriganti.
Dal mio punto di vista, quello di un appassionato di cinema appartenente alla generazione X, che considera il primo Alien come un assoluto capolavoro del suo genere, l'aspetto forse più deludente di questa serie televisiva è il ridimensionamento dello xenomorfo quasi ad animale da compagnia, pericoloso, è vero, ma gestibile e in pratica ammaestrabile.
Una sorta di de-sacralizzazione del mostro originale, motore narrativo del franchise, che costituisce una cesura netta con il lavoro di Ridely-Scott, che assieme alla strizzata d'occhio verso il transumanesimo costituisce uno stravolgimento profondo, dal mio punto di vista inaccettabile, del franchise.
In definita, Alien: Pianeta Terra è un re-brand della saga che forse potrà essere apprezzato dalle nuove generazioni, ma lascerà l'amaro in bocca agli amanti del clima di puro terrore dei primi capitoli, abbandonato in favore di una lettura sociopolitica che magari farà contenti anche i sostenitori delle teorie di Marco D'Eramo.
Probabilmente una scelta fatta per rendere questa serie televisiva più appetibile per il pubblico generalista, rinunciando all'orrore puro per privilegiare una narrazione buonista...
Per me un vero peccato.