Come lasciava presagire il titolo, questo nuovo capitolo della saga segna una netta cesura con quelli precedenti. Il focus si sposta dalla proposta di una possibile società umana in un mondo distopico all'eterno scontro tra scienza e fede, o, se si vuole, tra ragione ed emozioni.
Il contesto rimane quello del Regno Unito, devastato da un'orrenda pandemia, che abbiamo già visto da altri punti di vista nei primi film di questo universo narrativo. La storia narrata si pone in perfetta linea di continuità temporale con il capitolo precedente, 28 Anni Dopo, che ci aveva lasciato con il giovane Spike (Alfie Williams) che incontra una banda di biondi ed eccentrici ragazzi intenti a massacrare gli infetti.
La sua parabola di formazione, nel contesto di una catastrofe sanitaria e sociale, non è più al centro del racconto, anche perché la sua figura si diluisce nell'insieme della banda di satanisti di cui entra a far parte, dopo un rito di iniziazione raccapricciante.
E Nia DaCosta, come al solito, non ha certo lesinato sulle scene agghiaccianti in questo suo film, segnando un secondo cambio di registro nel contesto del franchise: l'alternanza tra riflessione filosofica e scene disturbanti, che strizzano l'occhio al torture porn.
Una scelta impegnativa, che però probabilmente, in questo caso, non è gratuita, ma uno strumento per mostrare la regressione degli esseri umani quando le strutture sociali collassano, per meglio contestualizzare il conflitto tra scienza e fede.
Un uso dell'orrore non per intrattenere, ma per fare toccare con mano il fallimento della civiltà in cui si muovono i vari personaggi.

28 Anni Dopo – Il tempio delle ossa: un coraggioso cambio di registro del franchise, che potrebbe però scontentare i suoi fan storici
Il capo della banda di giovani satanisti, sir Jimmy Cristal (Jack O'Connell), che avevamo già incontrato precedentemente, è una figura psicotica e disturbante, ma il culto perverso che ha messo in piedi può essere visto anche come il tentativo disperato di dare un senso al caos nel quale è cresciuto tramite i riti religiosi, per quanto assurdi e malati possano essere.
Anche perché, nel corso della narrazione, scopriremo alcuni dettagli spaventosi della sua infanzia, legati sempre ai traumi della pandemia, che conferiranno un senso ulteriore a quanto visto nei capitoli precedenti della saga.
E il suo antagonista nel racconto è il dott. Ian Kelson (Ralph Fiennes), che ritroviamo nel suo tempio di ossa, che dà il sottotitolo a questo film. E ritroviamo anche il maschio Alfa degli infetti (Chi Lewis-Parry), che diventa oggetto dei suoi tentativi di cura.
Mentre sir Jimmy Cristal guarda alla pandemia come un evento spirituale, Ian continua a vederla come una semplice patologia che, forse, si può curare.

Il suo personaggio rappresenta quindi la fede laica nella scienza, nella capacità della ragione di comprendere la realtà e di superare gli ostacoli che essa presenta. In lui non c'è nessun atteggiamento supponente o scientista alla Victor Frankenstein, al contrario è pervaso da un'umiltà estrema, che lo spinge a rischiare la propria vita pur di provare a curare quello che per lui non è un mostro, ma un semplice paziente da aiutare.
Una scelta che magari può far sorridere i fan storici di questo universo narrativo, sommata alle altre discontinuità rispetto ai capitoli precedenti. Dal mio punto di vista sono comunque le scene di violenza estrema a rendere questo film un prodotto che potrà risultare sgradito al pubblico più sensibile.
Ma non posso non apprezzare il coraggio di rischiare, di dare nuova linfa alla saga, evitando il suo triste avvitamento nel già visto e nello scontato, una scelta di comodo che ha già trasformato altre saghe in brodaglie soporifere senza mordente.
Tanto di cappello.
28 Anni Dopo - Il tempio delle ossa- trailer ufficiale ITA