Grande affluenza per “Un tram che si chiama desiderio” al Teatro Comunale di Cormons

Altissima affluenza di pubblico, ieri sera, per lo spettacolo “Un tram che si chiama desiderio” al Teatro Comunale di Cormons. L’articolata opera di Tennessee Williams è stata interpretata da Mariangela D’Abbraccio (nel ruolo di Blanche), Daniele Pecci (Stanley), Angela Ciaburri, Stefano Scandaletti, Gabriele Anagni, Erika Puddu e Massimo Odierna, sotto la meticolosa regia di Pier Luigi Pizzi e con le tracce sonore di Matteo D’Amico.

La scenografia è stata la rappresentazione di uno squallido ombroso monolocale, situato nella New Orleans degli anni ’40, nella quale si consumano i peggiori peccati dell’essere umano. La drammatica storia di Blanche, rivissuta attraverso l’ottima interpretazione della D’Abbraccio, si è manifestata come un pugno nello stomaco; la donna ormai in rovina, alcolizzata e dedita alla prostituzione, si rifugia presso sua sorella rompendo il labile equilibrio dei coniugi Kowalski e portando, infine, la stessa Blanche alla pazzia. In questo dramma non sono state risparmiate le crude tematiche sociali, mediante rappresentazioni brusche e violente: stupro, violenza sulla donna, maschilismo becero, sesso malsano e malattia mentale. Nei panni di Stanley Kowalski, Daniele Pecci sfodera tutte le sue abilità interpretative portando in scena un rozzo, grottesco e violento uomo-padrone, dedito all’alcol e al gioco d’azzardo, archetipo del maschio alpha. Lo spettacolo non prevede censure di nessuna tematica e il realismo dell’interpretazione creano un forte senso di angoscia per le vittime della storia. Gli attori, perfettamente calati nei ruoli, mostrano le peggiori nefandezze di cui le persone possono essere capaci. Blanche, la vera protagonista della storia percorre la via verso l’oblio; partendo da un suo mondo illusorio, fatto di raffinatezza e bon ton, viene ben presto a cozzare con la misera realtà dei fatti, grazie anche alla bassezza di spirito di suo cognato, costringendola infine a fare la scelta più estrema, abbandonare definitivamente la ragione per rifugiarsi nella totale pazzia. La sorella, tipica donna succube del suo uomo-padrone, scelgierà di sottostare agli ordini del marito, relegando l’ormai perduta Blache in manicomio. Il povero Mitch, forse uno dei pochi amici di Stanley dotato ancora di un briciolo di sensibilità, si lascia abbindolare dalle moine e dalle effusioni della irreale Blanche; ma una volta venuta a galla la verità sulla donna dovrà scontrarsi anche lui con le ipocrisie sociali e abbandonare la prospettiva di un possibile matrimonio. L’opera di Williams lascia quindi poche speranze all’illusione, la nuda realtà alla fine smaschera tutte le false molteplici identità che ognuno può creare agli occhi degli altri.

Lo spettacolo, nonostante le tematiche difficili e le rappresentazioni cruente è stato fortemente apprezzato con lunghi applausi.

Carlo L.




Debutta in prima nazionale il 22 ottobre 2019 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti, “L’onore perduto di Katharina Blum

Debutta in prima nazionale il 22 ottobre 2019 alla Sala Assicurazioni Generali  del Politeama Rossetti, Lonore perduto di Katharina Blumdi Heinrich Böll, nuova produzione con cui il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia inaugura la Stagione 2019-2020. Un avvincente giallo e unantesignana critica al mondo della comunicazione, fra fake news e macchine del fango, in cui Franco Però dirige nei ruoli dei protagonisti Elena Radonicich e Peppino Mazzotta. Repliche a Trieste fino al 27 ottobre, poi in tournée italiana. Grazie al contributo della Fondazione benefica Kathleen Foreman Casali a partire dalla prima si sperimenta lascolto dello spettacolo in cuffia per chi ha problemi dudito.

In una scenografia che gioca con simultaneità, opacità, trasparenze, improvvise illuminazioni, e che metaforicamente allude al rigore della protagonista, si muovono i personaggi de Lonore perduto di Katharina Blum: spettacolo tratto dallomonimo romanzo breve, graffiante, sorprendentemente antesignano che Heinrich Böll pubblica nel 1974.

Lidea di portarlo dalla pagina alla scena è di Franco Però – regista e direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia che ne ha riconosciuto la forza e lincisività con cui parlaal nostro presente, e che ne ha affidato ladattamento a Letizia Russo, autrice molto colta e ispirata.

© Simone Di Luca

Ne saranno interpreti Elena Radonicich nel ruolo del titolo e Peppino Mazzotta (lavvocato Hubert Blorna) ottimi attori di teatro, che il grande pubblico conosce per i ruoli sostenuti al cinema e in fortunate fiction (per lei La porta rossa, lui è lispettore Fazio de Il commissario Montalbano) attorniati da alcuni attori di riferimento dello Stabile: Emanuele Fortunati (Alois Sträubleder), Ester Galazzi (Trude Blorna), Riccardo Maranzana (Werner Tötges, giornalista), Francesco Migliaccio (Erwin Beizmenne, commissario capo), Jacopo Morra (Walter Moeding, commissario assistente), Maria Grazia Plos (Else Woltersheim, madrina di Katharina).

È una coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con gli Stabili di Napoli e Catania.

Il debutto sarà martedì 22 ottobre al Politeama Rossetti di Trieste, Sala Assicurazioni Generali.

A partire dalla prima il pubblico, in particolare coloro che hanno difficoltà dudito, avrà una piacevole sorpresa: grazie a un contributo della Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali, lo Stabile regionale avvia in fase sperimentale lascolto in cuffia dello spettacolo. Ciò permetterà di non perdere parole ed effetti sonori: per questa fase iniziale solo per gli spettacoli di produzione in Sala Assicurazioni Generali saranno disponibili una cinquantina di cuffie, riservate a chi soffre di difficoltà dudito. Si potranno ritirare al guardaroba del Politeama.

Venerdì 18 ottobre la scenografia de Lonore perduto di Katharina Blum (firmata da Domenico Franchi, mentre le luci sono di Pasquale Mari ed i costumi di Andrea Viotti) è stata svelata e gli interpreti con il regista Però hanno incontrato in anteprima la stampa per presentare il loro lavoro.

Lautore tedesco, Premio Nobel per la letteratura, usa nel romanzo la forma del giallo, ma costruendo la trama a partire dal fatto già avvenuto e ricostruendo ogni sviluppo in un continuo muoversi avanti e a ritroso nella storia: un andamento che anche lo spettacolo assume, avvincendo lo spettatore in un continuo gioco di rivelazioni e scoperte.

La storia racconta di una giovane donna, integerrima, rimasta suo malgrado invischiata in unindagine di polizia: la sua vita viene data in pasto alla stampa scandalistica, che cavalca il gusto voyeuristico di una massa di benpensanti pronti a fare propria ogni menzogna e manipolazione.

Ecco che in un tempo – il nostro – dove è molto acceso il dibattito sulla deontologia giornalistica, e in cui assistiamo troppo spesso allo scatenamento della cosiddetta macchina del fango, alla circolazione di fake news, amplificate da vecchi e nuovi media, il portato di questo spettacolo si carica di induzioni e riflessioni necessarie.

Lirreprensibile e prüde segretaria Katharina Blum incontra ad un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui, se ne innamora, e lindomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina viene brutalmente interrogata dalla polizia con la quale collabora solo in parte. Lo spietato giornalista Werner Tötges, violando ripetutamente la privacy di Katharina e manipolando le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista, distruggendo la sua vita e minandone gravemente le relazioni sociali. Lo Stato, la polizia non la sanno difendere, e rimasta offesa, emarginata, Katharina Blum si vendica uccidendo il giornalista Tötges, e si costituisce alla polizia.

Il tema è carico di tensione drammatica, ma Böll lo tratta con larma dellironia, parodiando il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni, le moralizzazioni spicciole, le espressioni alla moda, la sua piattezza intrinseca. Forme di violenza e di superficialità di una incredibile attualità, come attuali ci appaiono tutti i personaggi, tratteggiati con profondità introspettiva e precisione.

«() Chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi» scriveva Heinrich Böll nel 1959: una riflessione che oggi vale come allora, con la differenza che la dinamitepuò celarsi anche fra i pochi, precipitosi caratteri di un tweet.

A Trieste lo spettacolo replica alle ore 20.30 fino al 26 ottobre e domenica 27 ottobre alle ore 16. Per biglietti e prenotazioni e per acquistare nuovi abbonamenti si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.

LONORE PERDUTO DI KATHARINA BLUM

dal romanzo di Heinrich Böll

adattamento di Letizia Russo

con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta

e la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia:

Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,

Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos

regia di Franco Però

scene di Domenico Franchi

costumi di Andrea Viotti

luci di Pasquale Mari

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale,  Teatro Stabile di Catania




Martedì 6 giugno ore 21:00 – Teatro Miela Il Corpo Lesbico Adattamento teatrale semi-serio tratto dal libro di Monique Wittig. di e con Graziella Savastano e Laura Scarmoncin .

Il Corpo Lesbico, scritto dalla poetessa, teorica, romanziera e militante lesbofemminista francese Monique Wittig, è un testo pubblicato più di quarant’anni fa (1973) uno dei libri che hanno rivoluzionato la letteratura erotica, un manifesto politico per la liberazione della sessualità delle donne.

Le due autrici e attrici dell’omonimo spettacolo, Graziella Savastano e Laura Scarmoncin, hanno scelto di rappresentare questo testo in modo libero ed ironico  con sarcasmo e comicità celebrandone l’incontestabile portata rivoluzionaria per l’autonomia sessuale delle donne.

Provenienti da due contesti diversi (quello teatrale Savastano, quello accademico Scarmoncin), le due autrici sono riuscite a unire i loro stili e le loro autobiografie divergenti, narrando in modo  differente e armonico  cosa significa per loro confrontarsi con il desiderio sessuale in quanto donne di diverse età e orizzonti esistenziali, ma accomunate dal vivere in una realtà ancora oggi profondamente patriarcale e misogina.

La comicità che contraddistingue lo spettacolo è solo un pretesto per affrontare un testo  cruciale della cultura femminista in modo umile  e  appassionato. Il messaggio che vuole  portare  è  che la libertà sessuale delle donne non può che venire da loro stesse,  senza cedere alle lusinghe dei discorsi dominanti, ma mettendosi invece a nudo, per diventare soggetti parlanti, esuberanti, e soprattutto liberi.

IN QUESTO SPETTACOLO C’È MOLTO DA RIDERE E TANTO SU CUI RIFLETTERE

Appuntamento ufficiale inserito all’interno del calendario FVG Piride 2017.

Una produzione Teatro Miela/Bonawentura in collaborazione con Acquolina di Trieste.

Andrea Forliano




TEATRO NEI LUOGHI: 4 e 5 maggio a Gonars e Trivignano nuove repliche di Cannibali brava gente

Giovedì 4 maggio a Gonars (Sala Polifunzionale di Fauglis, ore 21.00) e venerdì 5 maggio a Trivignano Udinese (Sala Parrocchiale, ore 20.30),
Teatro nei Luoghi ha in programma due nuove repliche di Cannibali brava gente – Jackpot Mi(g)lionario, uno spettacolo del teatrino del Rifo che racconta con la forza e l’emozione del teatro il preoccupante diffondersi della ludopatia, la dipendenza da gioco d’azzardo. L’ingresso sarà libero.

Il testo drammaturgico – scritto da Giorgio Monte e interpretato da Manuel Buttus – ci mette in ascolto delle storie di tre giocatori.
Roberto, Antonio, Mario. Un operaio, un manager, uno studente. Persone con una famiglia, un lavoro, dei progetti di vita, come tutti. Persone che si sono illuse di cambiare vita, e che il gioco, la vita, gliel’ha cambiata veramente.
Tre storie emblematiche che raccontano un fenomeno sociale impressionante, con centinaia di migliaia di giocatori che iniziano a giocare per caso e diventano giocatori compulsivi che non riescono a smettere e continuano a perdere.

Lo spettacolo è una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con teatrino del Rifo e si avvale della consulenza scientifica degli operatori della A.A.S. n. 2 “Bassa Friulana-Isontina” – Struttura Complessa Alcologia e Dipendenze Patologiche Palmanova-Latisana.

La proposta di Teatro nei Luoghi coinvolge e raccorda un intero territorio con i suoi 17 Comuni aderenti al progetto – Aiello del Friuli, Aquileia, Bagnaria Arsa, Bicinicco, Campolongo Tapogliano, Cervignano del Friuli, Chiopris Viscone, Fiumicello, Gonars, Palmanova, Ruda, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, Terzo d’Aquileia, Trivignano Udinese, Villa Vicentina, Visco – e si realizza grazie al fondamentale sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e la partecipazione di Associazione culturale Teatro Pasolini e Fondazione Friuli.

Prossime repliche di Cannibali brava gente: 13 maggio Aiello del Friuli (Sala Civica), 19 maggio Campolongo Tapogliano (Salone Municipale), 20 maggio Visco (Oratorio Parrocchiale), 21 maggio Cervignano del Friuli (Casa della Musica).

info: www.teatropasolini.it, manuelbuttus@teatrinodelrifo.it (cell. 329.2162854)




FOLKEST: “ORCOLAT ’76″6 MAG. DI SIMONE CRISTICCHI IN SCENA AL TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

ORCOLAT ’76 »: Simone Cristicchi racconta l’Orco che divora la terra. Ieri come oggi

UDINE – Dopo esattamente quarantun’anni da quel 6 maggio 1976 che vide il Friuli raso al suolo dal mostro, dall’orco che provoca quella che Simone Cristicchi chiama la tosse della terra (l’Orcolat), Folkest e Canzoni di Confine con la Provincia di Udine e la Città di Gemona ripropongono sabato 6 maggio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (inizio ore 21) l’emozionante lavoro scritto a quattro mani dal Simone Cristicchi e Simona Orlando “Orcolat ‘76”, rappresentato la prima volta nel Duomo di Gemona nel settembre dello scorso anno e ripreso dalla telecamere della sede Rai del FVG, per la regia di Claudia Brugnetta.

Molte realtà artistiche di alto livello si trovano coinvolte sul palco in un significativo lavoro di squadra: dal Coro del Friuli Venezia Giulia,

Valter Sivilotti

preparato dal Maestro Cristiano Dell’Oste, alla Mitteleuropa Orchestra, entrambi diretti dal Maestro Valter Sivilotti, con gli interventi recitati di Maia Monzani – storica interprete dei nostri palcoscenici – fino agli autori di una serie di brani storici della canzone in friulano che saranno ripresi per l’occasione, come Dario Zampa, Giorgio Ferigo, Ennio Zampa. Di grande suggestione le musiche che sono state appositamente composte da Valter Sivilotti, con testi inediti del gemonese Renato Stroili e dello steso Simone Cristicchi.Perché “Dove è stato, il terremoto ritorna, e dove non è mai stato, viene”, scriveva Plinio il vecchio. A quarantun’anni di distanza da quel 6 maggio del ’76, quando la terra salì come un cavallone e si ritirò a riposare come niente fosse. “In quei momenti – chiosano Simone Cristicchi e Simona Orlando – puoi vedere i vitigni ascendere in paradiso e ricadere all’inferno. L’Orcolat è ancora vivo, una creatura veloce e famelica che ti rincorre e vuole a tutti i costi raggiungerti.” Un racconto dei fatti di quell’anno – che hanno lasciato ferite ancora aperte, cicatrici che non andranno mai via – momenti certo tragici, ma che sono stati presupposti di una rinascita che ebbe del miracoloso e pose all’attenzione dell’Italia su quello che venne chiamato il “modello

Simone Cristicchi

Friuli”. Un lavoro attento e documentato attraverso i ricordi e i racconti di chi visse quei momenti, un lavoro che ripercorre quei giorni, tra realtà, sogno e speranza per il futuro, in una sorta di ponte ideale con i nostri tempi, particolarmente attuale, viste le più recenti unghiate del mostro nel Centro Italia. Info e prevendita al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (0432.248418) e presso Folkest (0427.51230).

Orcolat ’76 segna, dopo il successo a Tolmezzo del concerto di Eugenio Finardi, la seconda, grande anticipazione al cartellone estivo di Folkest, il festival che ogni estate, ininterrottamente dal 1979, porta sui palcoscenici friulani, concerti e musicisti da ogni parte del globo. Nelle 24 piazze friulane raggiunte dal festival si alterneranno, tra il 22 giugno e il 10 luglio prossimi, le esibizioni pensate per valorizzare tutta quella musica che, al di là dall’essere definita folk, world, jazz o cantautorale, pura o contaminata, sappia dare voce alle radici culturali di qualsiasi parte del mondo. Atteso un focus incentrato sulla grande cultura musicale partenopea, con la presenza di Enzo Avitabile, accanto a grandi nomi delle scene mondiali come i Fairport Convention e la voce e front man dei Genesis Ray Wilson.




Baracca dei Buffoni presenta Come una bestia Nostos Teatro Aversa – 30 aprile 2017

Domenica 30 aprile alle ore 18. 30 al Nostos Teatro di Aversa (via Giacomo Brodolini n. 9) la Baracca dei Buffoni presenta Come una bestia, con Antonio Perna, per la regia di Orazio De Rosa. Uno scarafaggio arrampicatore sociale, uno scorpione killer, una spugna che vuole smettere di bere, un pappagallo che parla d’amore: Viskovitz è ognuna di queste bestie e molte altre ancora, alle prese con le loro bizzarrie, nevrosi, vanità. COME UNA BESTIA è un tour de force di comicità e intelligenza, dove il gergo scientifico diventa invenzione linguistica, la battuta aforisma. Attacchi folgoranti danno vita a intrecci pieni di sorprese, che spaziano dalla gag comica al western, dall’assurdo al blues. Sono favole ironiche che illuminano un mondo in cui si fatica a essere animali e si finisce per diventare bestie.

Lo spettacolo è uno degli appuntamenti organizzati in collaborazione con NCT (misura finanziata da Funder35 e Fondazione Con Il Sud) che ha scelto i lavori tra i partner al progetto e di compagnie emergenti che hanno difficoltà a circuitare.

Note di regia

L’idea di questo spettacolo nasce dall’esigenza e dalla necessità di trattare dei temi cosi attuali in modo assurdo, esilarante, cattivo, così come le tratterebbe un clown.

Quattro favole che hanno come protagonista quattro animali: uno scarafaggio, uno scorpione, una spugna e un pappagallo, tutte collegate tra di loro attraverso problemi e situazioni analoghe a quelle che vive l’essere umano ogni giorno, in qualche parte del mondo.

Il verbo essere ripetuto dall’attore durante i cambi di scena sottolinea il legame dei personaggi dello spettacolo con le persone che popolano quotidianamente le nostre vite: “Io sono, tu sei, noi siamo…Visko”.

Uno spettacolo che parte dal teatro comico passa per quello di prosa e arriva al teatro di figura.

Le favole sono raccontate in un impianto scenografico semplice: una scatola, che prima viene aperta e che funge da pannelli attrezzati e fondali che cambiano a seconda del mondo animale che narra la storia; scatola che poi viene chiusa, e che rappresenta, attraverso una girandola, un mondo che quotidianamente gira e vede animali ed essere umani lottare per la conquista di una vita dignitosa, ricca di benessere, amore ed armonia.

La regia impostata su un livello fantastico, i quattro personaggi, parlano della nostra umanità in maniera divertente, poetica e cattiva, indagando sul bisogno primordiale dell’uomo di affrontare con coraggio, qualsiasi disagio pur di trovare la felicità, cercando l’amore o rinunciandoci completamente.

Orazio De Rosa

Per info e prenotazioni:  081 1916 9357 – info@nostosteatro.it – 389 24 71439

COME UNA BESTIA!

Con Antonio Perna

Regia di Orazio De Rosa

Scenografia Francesco Rivista

Costumi Teresa Papa

Liberamente tratto da: Sei una bestia Viskovitz! di Alessandro Boffa

Domenica 30 aprile ore 18.30

Nostos Teatro

Viale J. F. Kennedy, 137, trav. Brodolini, 6

81031 – Aversa (CE) 

Info e Prenotazioni:

info@nostosteatro.it

Tel. 081 19 169 357   Cel. 389 24 714 39   In auto su Google Maps digita: Nostos Teatro Aversa




Yuri Temirkanov inaugura la stagione sinfonica della Fenice

Prendiamo “I Capuleti e i Montecchi”, forse il passo più celebre del balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev. Dopo quella manciata di battute spiritate dell’Andante, attacca un Allegro pesante cupo, dominato dall’incedere di ottoni e archi gravi. Su questo tappeto sinistro, violini e clarinetti intonano un motivo che alla seconda misura inciampa su una pausa di croma. Lì, su quella pausa apparentemente insignificante, Yuri Temirkanov indugia un respiro in più, non troppo, e il solfeggio diventa musica.

È tutto così con Temirkanov, nuovamente al Teatro La Fenice per l’apertura della stagione sinfonica: un imprevedibile fluire, un apparente dipingere la frase sul momento, come gli viene.

Per quanto riguarda la Sinfonia del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini le cose non cambiano. Nella sezione centrale, la melodia affidata a legni e corno si stira e si accorcia, come un elastico, mentre il crescendo che segue viene stretto progressivamente in modo quasi impercettibile.
Poi certo, se qualcuno si aspetta un Rossini “comme il faut”, filologicamente parlando, si sbaglia. Qui l’orchestra è ampia, il suono pure, però ci sono tanti colori e, soprattutto, quell’estrema libertà nel plasmare la musica che è prerogativa dei più grandi (rubar con garbo è il segreto dell’arte, dice bene Falstaff).

Anche l’Haydn della Sinfonia in re maggiore Hob. I:101 ovviamente non segue alcuno scrupolo filologico, e nessuno se ne aspetterebbe da Temirkanov, fiero superstite di un passato glorioso, ormai demodé e crepuscolare ma tanto, tanto affascinante. Il suo Haydn è brahmsizzato, spintonato verso il tardo romanticismo. L’incedere è placido, i tempi tendenzialmente comodi. C’è in compenso una dovizia di particolari e un gusto per il colore orchestrale assolutamente “russo”, con archi caldi e densi ma mai prevaricanti, e c’è una prodigiosa cantabilità.

Di Prokof’ev si è in parte già detto (Romeo et Juliette: estratti dalle Suite n. 1 e n. 2). Sonorità poderose ma sempre perfettamente bilanciate, estrema libertà nel fraseggiare senza scadere nello stucchevole. Non c’è mai invece, anche nei momenti più accesi, l’impressione che qualcosa sfugga al controllo del podio, né si avvertono sonorità confuse o pesanti. Inoltre qui, a differenza di Rossini e Haydn, lo stile è quello “giusto”.

L’Orchestra della Fenice segue alla perfezione Temirkanov, dimostrandosi capace di eccellente virtuosismo e ricchezza timbrica e soprattutto di saper tradurre il suo gesto imperscrutabile in dettaglio musicale, sfumature, articolazione. Le minime sbavature, in un simile quadro, paiono assolutamente irrilevanti.

Resta da dire del brano che ha, di fatto, aperto concerto e stagione: la Serenata per nove strumenti di Giovanni Salviucci. Qui Yuri Temirkanov non c’entra perché i protagonisti sono i Solisti del Teatro La Fenice ma il risultato non cambia, si vola sempre alto.

Anche se il Nonetto di Salviucci non è mai riuscito a guadagnarsi un posto di rilievo nel repertorio (forse non del tutto ingiustamente), i Solisti della Fenice gli rendono onore, restituendone un’esecuzione di assoluto prestigio, sia per qualità strumentale dei singoli, sia per trasparenza dell’amalgama.

Giova senz’altro alla riuscita del pezzo la differenza timbrica tra il violino luminoso e brillante di Roberto Baraldi e quello più caldo e pastoso di Alessandro Cappelletto, che ben si fondono al velluto della viola di Alfredo Zamarra e del violoncello di Francesco Ferrarini. Meritano di essere citati a uno a uno anche gli altri eccellenti musicisti:  Angelo Moretti (flauto), Rossana Calvi (oboe), Vincenzo Paci (clarinetto), Marco Giani (fagotto) e Piergiuseppe Doldi (tromba).

Trionfo sacrosanto.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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Ritorna Scenari di Carta, con un omaggio speciale a Roald Dahl

La rassegna promossa da Barabao Teatro renderà tributo quest’anno al grande scrittore per ragazzi nato cent’anni fa

Ritorna l’appuntamento con “Scenari di Carta”. La rassegna, che compie cinque anni, è promossa dall’Associazione Barabao Teatro in collaborazione con la rete di amministrazioni comunali del Conselvano e della Saccisica e con il sostegno della Provincia di Padova con lo scopo di promuovere letture, spettacoli e laboratori destinati a bambini e ragazzi. Vasto il programma di eventi, così come il numero di sedi in cui il festival entrerà: biblioteche, scuole e teatri. L’obiettivo è quello di offrire a bambini, insegnanti e operatori l’opportunità di partecipare e scegliere tra tantissime proposte.

L’edizione 2016-2017 sarà incentrata su due temi: “I colori della fantasia”, che si concretizzerà in un concorso di disegno rivolto ai bambini dai 3 agli 11 anni, e l’omaggio allo scrittore Roald Dahl. L’autore, di cui si celebra il centenario, deve la sua fama alla produzione libraria rivolta ai bambini, ai quali si rivolge con un linguaggio semplice e immediato. Per rendere omaggio a questo maestro della letteratura per ragazzi l’Associazione Barabao Teatro ha ideato “Tea Time with Roald Dahl”, una serie di letture animate dei suoi libri. Tra ottobre e dicembre, in tutti i comuni verranno organizzate venti letture a lui dedicate. Ogni lettura sarà un evento in pure british style: sarà il maggiordomo di Roald Dahl in persona a raccontare le storie, servendo di volta in volta al pubblico risate, dolcetti, storie tenere e coinvolgenti, spassose e irriverenti. E raccontando anche alcuni aneddoti della vita dell’autore, che fu un bambino stravagante e sognatore. Inoltre, sabato 10 dicembre alle 16.30 all’auditorium delle Scuole di Polverara, si terrà un incontro con Claudio Cavalli de l’Albero Azzurro, l’autore che per oltre 500 puntate ha tenuto incollato i più piccoli alla televisione. Spazio anche al teatro. Sabato 17 dicembre, presso la palestra comunale di Bovolenta, andrà in scena “Gli aiutanti di Babbo Natale” di Ullallà Teatro e Rosso Teatro.

Scenari di Carta è una rassegna che aggrega grandi e piccoli, uniti da un’unica grande passione: la lettura. «Anche quest’anno – spiega Romina Ranzato, direttore artistico di Scenari di Carta, – abbiamo portato letture, animazioni, disegni, teatro, il the e i pasticcini e un focus sull’autore più letto dai bambini e un incontro con il grandissimo Claudio Cavalli. Il lavoro che ci contraddistingue è saper intercettare le preferenza del pubblico a cui ci rivolgiamo portando sempre e comunque contenuti alti di cultura. L’intrattenimento culturale divertente e intelligente è cibo ghiotto per tutti, grandi e bambini». «Chiunque abbia la fortuna di avere bambini o di lavorare con loro – aggiunge il vice presidente della provincia di Padova, Fabio Bui – sa che la lettura, i personaggi dei libri, i racconti possono essere uno straordinario veicolo per aiutarli a crescere e a farli diventare ragazzi liberi nella mente e nel cuore».

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53° Festival Internazionale di Cervo: non solo musica

Lo scroscio continuo di applausi al termine della serata di ieri ha sancito il successo dell’evento un po’ fuori dalle righe, organizzato nell’ambito del Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo giunto quest’anno alla 53ª edizione. Si tratta dello spettacolo teatrale e musicale “Maddalene (da Giotto a Bacon)”, portato in scena, nel suggestivo Oratorio di Santa Caterina, dai bravissimi attori Irene Ivaldi e Valter Malosti, accompagnati al violoncello dal talentuoso Lamberto Curtoni; i testi originali sono di Giovanni Testori e le musiche di Carlo Boccadoro.

Gli spettatori presenti hanno assistito ad un viaggio culturale alla scoperta delle diverse rappresentazioni pittoresche e artistiche della Maddalena, nei diversi secoli, accompagnate da versi poetici, e a volte sarcastici, e dalla musica interpretativa delle varie emozioni. Ed è così che si passa dalla perfezione dell’opera di Raffaello, che unisce antico splendore e armonia pagana alla gloria cristiana, alla perfettina Maddalena di Bacchiacca, pronta, secondo Testori, ad andare a fare shopping; dalla lunare versione di Savoldo a quella bizzantina e quasi trasparente di Duccio; dall’angelica, ma allo stesso tempo carnosa, di Tiziano all’essere grottesco, per nulla aventi forme umane, di Bacon, passando per la sofferente di Caravaggio e l’esagerata di Rubens ritenuta con “troppo oro, troppo oro!”, come tuonano le parole di Malosti. E poi Masaccio, Giotto, Cézanne, Grünewald e altri, per un totale di una ventina di brevi suite. Grande bravura degli interpreti e del violoncellista che hanno dato vita ed emozione ai quadri, secondo la propria interpretazione e quella dello scrittore, drammaturgo, storico dell’arte e critico letterario milanese.
Un connubbio di arte, cultura, musica e recitazione perfetto, che ha colpito i presenti regalando loro una bella serata e rafforzando ancora di più il concetto che Cervo is magic; una trasversalità di generi, nuova per il Festival di Cervo, che speriamo venga riproposta anche il prossimo anno, visto la sua particolarità, ma soprattutto la soddisfazione riscontrata.

I prossimi appuntamenti portano sulla Piazza dei Corallini il Quintetto di fiati dell’Orchestra sinfonica del teatro “Carlo Felice” di Genova, che si esibiranno mercoledì 3 agosto alle 21.30, e Massimo Quarta e Stefania Redaelli in programma per sabato 6 agosto, sempre alle ore 21.30.
Per maggiori informazioni www.cervofestival.com

 

Sonia Bosio




Bilancio di successo per “Adotta uno spettacolo”

Il progetto di educazione teatrale promosso dall’Associazione culturale Thesis ha coinvolto oltre 3.700 studenti. Un’esperienza confluita nel volume “Dopo la prima”

Si è chiusa con successo la 18^ edizione di “Adotta uno spettacolo”, il progetto di educazione teatrale promosso dall’Associazione culturale Thesis di Pordenone con il sostegno della Fondazione Crup e in collaborazione con il Comune di Pordenone, il Teatro Verdi, l’Ente Regionale Teatrale e diversi altri teatri della provincia. Sono più di 3700 gli studenti che hanno preso parte al progetto, 100 gli insegnanti, 14 gli istituti scolastici coinvolti, per un totale di 30 spettacoli, 26 incontri con attori e registi, 52 fra video e materiali grafici pubblicati nel sito web dedicato.

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Numeri celebrati nel corso dell’incontro che si è tenuto lunedì 6 giugno presso il Convento di San Francesco di Pordenone. Momento conclusivo della rassegna durante il quale è stato sottolineato dalla curatrice del progetto, l’attrice e regista Carla Manzon, il valore del teatro come “grande educatore” della società civile oltre che come strumento in grado di creare “individui critici e consapevoli”. Dall’esperienza dei ragazzi è nato un volume di scritti, “Dopo la prima”, che contiene quasi 900 recensioni, interviste, testimonianze. «Voci stupite – spiega Carla Manzon –, straordinariamente critiche, vivaci e incredibilmente mature, che, al nostro sguardo di adulti fanno sperare veramente in un “mondo salvato dai ragazzini” come diceva Elsa Morante”». Un’altra importante sezione di “Adotta uno spettacolo” sono stati gli incontri “Visti da vicino” che hanno permesso ai ragazzi di confrontarsi da vicino con artisti, campioni dello sport, giornalisti e tecnici teatrali.