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Gherardo Colombo e Marco Paolini si confrontano sul Perdono Responsabile

Un ex magistrato, ritiratosi dal servizio dopo avere condotto celebri inchieste, e il principale cantore dell’Italia contemporanea, regista, drammaturgo e attore sono stati i protagonisti della Fiera delle Parole di Padova. Gherardo Colombo e Marco Paolini si sono confrontati venerdì 12 ottobre nello scenario del festival organizzato dall’Associazione Culturale Cuore di Carta, in collaborazione con il Comune di Padova e l’Università degli Studi patavina. Una folla numerosa e attenta ha affollato la sala del Palazzo della Ragione, la cortina ideale per ragionare, argomentare con la ragione, discutere e confrontarsi. E infatti i due protagonisti sono scesi dal palco per immergersi al centro della folla, confrontandosi, discutendo, stuzzicandosi a vicenda su un tema scottante. Si è parlato di giustizia, di pena e di rieducazione del detenuto. Il titolo del libro di Gherardo Colombo “Il perdono responsabile. Si può educare al bene attraverso il male? Le alternative alla punizione e alle pene tradizionali” (Ponte alle Grazie, 2011) è di per sé significativo. Si parla del perdono, inteso non come fatto meramente privato, ma come un fatto pubblico, sociale e culturale. Il termine ‘perdono’ è centrale sotto tanti aspetti, lo utilizziamo quotidianamente con molteplici significati. ‘Perdono’ contiene in sé la parola ‘dono’, ovvero è associata all’idea di un qualcosa che viene fatto in maniera gratuita, senza aspettarsi in cambio niente. Nel libro, nato nell’ambito dell’iniziativa “Torino Spiritualità”, l’autore parte dalla prospettiva del vivere insieme, determinato dalle regole che gli uomini si danno per ordinare la convivenza. Le regole, che sono il risultato della cultura che le produce, servono a vivere insieme e possono organizzare la società in modi diversi a seconda anche della disponibilità di ognuno di noi a comportarsi gratuitamente nei confronti del prossimo. In questo senso, il perdono diviene una parola centrale anche per quel che riguarda l’organizzazione sociale. Sostiene l’autore che le regole dello stare insieme hanno una caratteristica particolare rispetto a quelle della fisica, della matematica, della geometria, della medicina, delle scienze esatte; queste ultime sono fuori dall’influenza creativa del genere umano, possono essere scoperte, elaborate, disposte, ma non modificate. Le regole del vivere insieme sono modificabili in quanto create dagli uomini, che possono metterci dentro tutto e il contrario di tutto, basti pensare all’evoluzione storica delle società. L’autore indaga poi quella particolare infrazione alla regola per cui ad un reato corrisponde una pena. Gherardo confessa di non amare il termine ‘pena’, che considera inopportuno. “Siamo abituati a ragionare secondo l’equazione algebrica per cui ad un reato corrisponde una pena, alla stregua di quella relazione di causa-effetto che presiede alle leggi della fisica. Come l’acqua bolle a 100 gradi, così il reato provoca il carcere. Il sistema della pena, come è sotto gli occhi di tutti, si è rivelato inefficace nel senso di impedire la reiterazione del reato”, ha commentato l’autore. Per l’ex magistrato bisognerebbe cambiare profondamente il nostro modo di pensare. L’inefficacia è attribuita dalle persone ad un imperfetto funzionamento della macchina giudiziaria oppure all’inadeguatezza del personale preposto. Ma la repressione funziona davvero? Negli Stati Uniti, dove la giustizia funziona, dove in alcuni stati è ancora in vigore la pena di morte, ci sono proporzionalmente più omicidi che in Italia, dove la giustizia non funziona. Ma è davvero un problema di corretto funzionamento? Per assicurare il funzionamento della macchina, bisognerebbe che tutto ciò che succede in termini di omicidi e reati venisse scoperto: in realtà sappiamo che non è così. A suffragare la sua tesi l’autore chiama in causa l’idea di esclusione e di separazione che presiede al nostro sistema “punitivo”. Chi commette reato deve essere “relegato” all’esterno del consorzio civile, al di fuori di quella grande casa che è la società. La reclusione, sostiene l’autore, non è però efficace nei confronti della deterrenza del reato. Vorremmo che le persone che hanno commesso reato, non lo commettessero più. Il problema cardine della riflessione è: come si educa il colpevole? O, più in generale, come si educa? Da Aristotele in poi, abbiamo introiettato l’idea che si impara attraverso la sofferenza, per cui è giustificata la punizione. Attraverso la sofferenza imposta si impara ad obbedire, a non commettere l’errore. Ma, in quest’ottica, non si commette più il reato per paura della punizione, non perché si abbia realmente compreso l’errore. In questo modo si educa all’obbedienza. L’obbedienza è il modo di educare che si addice ad una società non basata sull’eguaglianza, in cui c’è qualcuno che paternalisticamente detta le regole. Educare significa fare obbedire, tanto che il comportamento buono corrisponde ad un premio. La stessa Costituzione Italiana è il prodotto di una società che usciva dall’esperienza traumatica della seconda guerra mondiale e del fascismo. Le regole in essa contenute sono figlie di una cultura secondo cui la dignità umana nasceva da una sofferenza, dall’avere provato sulla pelle l’orrore della società fascista. La sofferenza ha motivato la nascita di queste regole. Ma come possiamo educare le persone ad essere responsabili se le obblighiamo ad essere obbedienti? “Il fatto di cui ci si lamenta, ovvero una sicurezza ridotta”, ha concluso l’ex magistrato, “altro non è che il risultato dello strumento che viene utilizzato per prevenire i reati, il quale si rivela del tutto inadeguato”.  Gherardo vuole spostare l’attenzione su un’altra questione: in un reato entrano in gioco due persone, colui che lo commette e colui che lo subisce. Nell’applicare un trattamento di pena al detenuto, per risarcire la società del danno subìto non si risarcisce la vittima. Bisognerebbe inquadrare il problema secondo un’altra ottica e puntare sull’idea di ricomposizione del danno, processo che coinvolge sia l’artefice del reato che la vittima. In stati come l’Italia, la Germania, il Belgio, la Francia e gli Stati Uniti, esistono sistemi di giustizia riparativa, che rappresentano un percorso parallelo alla giustizia tradizionale. Con questo metodo si cerca di riparare la vittima e di rendere consapevole il responsabile senza che questi venga distrutto dai sensi di colpa. Nel settore minorile, in cui non esiste una legislazione vera e propria, si applica questo sistema, col quale si chiede al responsabile e alla vittima se vogliono partecipare a un percorso comune per addivenire ad un incontro. “In Italia il 70 per cento delle persone cui è stato proposto questo percorso ha accettato” commenta l’ex magistrato. Il perdono implica la riaccoglienza dell’altro, nella consapevolezza dell’errore commesso ed è un’azione di responsabilità da parte di chi lo compie e di chi lo accetta. Il percorso molte volte ha successo, perché il colpevole recupera la propria dignità di uomo, mentre la vittima può ottenere risposte alla domanda: perché sono stato scelto proprio io? Conclude citando un dato significativo: “Negli Stati Uniti, nel caso di mediazione penale, si abbatte la recidiva di un buon 25 per cento”. “Il problema è culturale”, sostiene l’autore, “perché non siamo abituati a ragionare in questi termini. Pensiamo ancora che ad un reato corrisponda una pena che il responsabile deve subire per poter essere riammesso e rieducato”. L’incontro si è concluso con l’applauso prolungato di una sala gremita, a testimonianza del calore che circonda l’ex magistrato di Mani Pulite. Il suo libro ha avuto una vasta risonanza e sicuramente farà discutere.

Vito DiGiorgio




LIVORNO : IL TAN 2012 E LA BARCOLANA

IL TAN E LA BARCOLANA
I due più importanti eventi del panorama velico del Mediterraneo si sono incontrati a Trieste,
sabato 13 e domenica 14 ottobre. Durante la quarantaquattresima edizione della Barcolana è stato
presentato, infatti, il Pre-bando di regata del trentesimo Trofeo Accademia Navale e Città di
Livorno, che si svolgerà tra il 20 aprile ed il 1 maggio 2013. L’eccellenza sportiva e la passione
per il mare hanno trovato un punto d’incontro unico grazie alla Barcolana ed al TAN, in un
entusiasmante weekend che ha visto sfidarsi nelle acque del Golfo di Trieste tanto nomi prestigiosi
della vela quanto migliaia di semplici amanti del mare. Per la prima volta nella loro storia la
Barcolana e il TAN incrociano la loro rotta, forti di una sinergia e di una complementarietà che
unisce idealmente i due grandi eventi velici e che si auspica vada ad arricchire ulteriormente il
prestigioso panorama della vela italiana.
Dalla Bora triestina al Libeccio livornese: la chiusura della stagione velica 2012 segna il passo con
le regate della Barcolana, in attesa dell’appuntamento con il TAN nella primavera 2013. Un
appuntamento, quest’ultimo, già sulla linea di partenza, che ancora una volta si svolgerà all’insegna
del consolidato, forte connubio tra agonismo, cultura, tradizione, commercio e solidarietà che da
sempre anima i campi di regata del Trofeo Accademia Navale e Città di Livorno.
Un caloroso “arrivederci a Livorno” a tutti gli amici organizzatori e regatanti della Barcolana, tra
il 20 aprile ed il 1 maggio 2013, per la trentesima edizione TAN.
Sul sito web del Trofeo Accademia Navale e Città




Ivor Bolton dà il la alla Stagione del Giovanni da Udine

Per uno strano gioco di nomi è l’Ouverture del Don Giovanni di Mozart ad aprire la stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Mozarteumorchester sul palco, Ivor Bolton sul podio, teatro colmo o poco meno. Orchestra e direttore hanno la musica del genio salisburghese nel sangue e sanno suonarla con invidiabile disinvoltura e stile inappuntabile. Bolton opta per una lettura illuministica, dagli equilibri apollinei, in cui la dimensione melodrammatica del brano è deliberatamente accantonata in favore della leggerezza e della trasparenza di suono. L’ouverture mozartiana esce dalle mani del direttore come una splendida scultura canoviana in cui il marmo, pur lavorato nel sublime stile neoclassico, non riesce a scansare del tutto quel senso di rigidità e freddezza che ne sono cifra intrinseca. Non ci sono i colori tetri né la tragicità presagita nell’andante iniziale, non l’esuberante vortice dionisiaco dell’allegro ma un’eleganza sinfonica, più versata alla ricerca della qualità del suono che alla restituzione di un significato teatrale – che in simile contesto non avrebbe peraltro alcun senso ricercare.

Ancora Mozart con il concerto 23 per pianoforte e orchestra e sul palco del GdU sale il pianista Fazil Say, autore di una prova di grande spessore. Un Mozart estroverso e brillante quello del musicista turco. Non c’è quell’intimo raccoglimento a cui hanno abituato taluni grandi ma un’urgenza espressiva che si tramuta in immediatezza, freschezza d’animo. Il suono, di perlaceo splendore, si innalza spavaldo su quel cuscino di velluto che Bolton sa cavare dall’orchestra, il temperamento del pianista è convogliato in forza espressiva, mai in forzature o cadute di gusto. L’allegro è affrontato con esuberanza creando un piacevole effetto di contrasto sulle tinte pastello scelte da Bolton, l’adagio, teso ma raccolto, si stempera nella funambolica conclusione con un crescendo di tensione. Qualche minimo inciampo nell’allegro finale non rovina una prestazione maiuscola, applauditissima dal pubblico (a sua volta ricambiato con due preziosi bis).

Se già nella prima parte di concerto Bolton era piaciuto, con la terza di Brahms il direttore inglese conquista il pubblico. L’orchestra, rimpolpata nell’organico, trova una straordinaria compattezza di suono pur senza perdere di leggerezza e precisione. L’ispirazione compositiva del tedesco, che nella terza sinfonia raggiunge vertici assoluti sia nella costruzione e manipolazione della linea melodica ed armonica che nella caleidoscopica varietà di colori, è restituita dall’Orchestra Mozarteum fino all’ultima delle sfumature. Non è cosa di tutti i giorni un Brahms tanto sobrio nel gusto, liberato dalle incrostazioni post-romantiche di tradizione, eppure intenso, poetico ma garbato. Nella lettura di Bolton non c’è spazio per l’effetto facile né per ruffianerie di sorta, la musica è linguaggio comune, un discorso in divenire che il maestro sa rendere scorrevole forte di una sottile gestione del ritmo, evitando al pari dell’eccessiva rigidità l’utilizzo dozzinale del rubato che spesso affossa le esecuzioni della musica brahmsiana. Le sezioni orchestrali si inseguono ed abbracciano in un gioco ad incastro perfettamente calibrato in cui trovano posto le mille suggestioni della partitura con coerenza e straordinario senso di unità, senza cedimenti o cali di tensione.

 Paolo Locatelli

paolo.locatelli@ildiscorso.it

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Padova: a “La Fiera delle Parole” si parla di Giustizia

Venerdì 12 ottobre

a La Fiera delle Parole si parla di

GIUSTIZIA

con

COLOMBO, PAOLINI, TRAVAGLIO e DAVIGO

 

Tra quelle che La Fiera ha scelto come fonte di riflessione c’è la parola GIUSTIZIA: Se ne parlerà venerdì 12 ottobre , giornata quasi tutta dedicata ai temi della Giustizia con Gherardo Colombo, Marco Paolini, Marco Travaglio,Piercamillo Davigo, Leo Sisti.

Si inizia alle ore 11 a Palazzo della Ragione a Padova con Gherardo Colombo che incontrerà gli studenti delle scuole superiori per parlare di: “Educare alla legalità”, incontro a cura dell’Associazione Culturale “Sulle Regole”. Potremmo definirla una lezione di educazione civica: quell’educazione di cui abbiamo tanto bisogno. Gherardo Colombo affronta temi di grande impegno sociale e civile per superare questi monenti di crisi dei valori e capire il senso profondo della legalità.

Ritroviamo Gherardo Colombo alle ore 17 a Palazzo della Ragione con Marco Paolini per la presentazione del nuovo libro di Gherardo Colombo: “Il perdono responsabile”. Colombo parte da una analisi specifica e conduce il lettore in una riflessione profondissima: la gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata come prescrive la Costituzione ma semplicemente repressa. La condizione carceraria, per il sovraffollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile. Questa durezza indirizza verso la ricerca della vendetta. Si chiede Colombo: è possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta responsabilizzazione? Gherardo Colombo indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa per un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società. Marco Paolini, con la sensibilità e acutezza che contraddistinguono tutte le cose che fa, affiancherà Colombo in questo difficile percorso di auto critica sociale.

Ci spostiamo alle 18.30 al Bo, in aula Magna dove Piercamillo Davigo e Leo Sisti danno vita all’incontro: “Processo all’italiana. Italia, un paese a illegalità diffusa”. Chi meglio di Piercamillo Davigo – che ha ricoperto un ruolo importante nel pool mani pulite – può far gettare la maschera al nostro intero Paese? L’illegalità è diventata un fenomeno culturale: l’Italia dei furbetti, degli evasori, dei truffatori non riguarda soltanto una sfera precisa di persone. Questi atteggiamenti criminali e illegali sono stati avvallati come buoni, giusti, vincenti, creando un alibi per giustificare anche quelle piccole illegalità che compie il cittadino. Illegalità che sommate l’una all’altra danno il senso di come debba essere ricostruita la cultura sociale se si vuole salvare il nostro Paese dalla deriva morale.

Alle ore 21.00 si torna a Palazzo della Ragione con Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Marco Travaglio – giornalista tra i più querelati, spina nel fianco di tanti, oggi vice direttore de Il fatto quotidiano. In previsione dell’affluenza riservata a questo evento, ci sarà anche un maxi schermo in Piazza della Frutta. Uno schieramento di forze al servizio di un incontro che si annuncia epocale per l’intensità della trattazione: Democrazia e lagalità dopo “Mani pulite”. Sarà importante fermarsi tutti e riflettere grazie alle parole di queste tre grandi personalità. E se l’anno scorso Michele Santoro aveva saputo scuoterci l’anima con il suo intervento a Palazzo della Ragione, seguito con maxi schermo da una folla di migliaia di persone, Bruna Coscia è consapevole che: “Colombo, Davigo e Travaglio sono voci importanti che possono aiutarci a capire come riconquistare , come Paese, legalità e giustizia. E la nostra dignità di società civile”.




CLUB DOGO,BRIGANTE,CARNICATS,SABATINI DJ12 OTT TRIESTE,P.za Unità d’Italia

 

Inizio concerti ore 20:00 – ingresso gratuito

I CLUB DOGO sono Jake La Furia, Guè Pequeno e Don Joe, band fra le più influenti in Italia, che ha debuttato nel 2003 con “Mi Fist”, aprendo di fatto una nuova era del rap; del 2006 l’atteso secondo lavoro “Penna Capitale”. In questi anni, alle sessioni in studio il gruppo affianca numerosi progetti underground e una serie di live memorabili, che nel 2008 portano al terzo disco “Vile Denaro”. Un anno dopo è la volta del fortunato “Dogocrazia”, album che annovera importanti collaborazioni con i maggiori esponenti del genere come J-Ax, Terron Fabio dei Sud Sound System e Marracash. Di grande successo il primo controverso singolo estratto, “Sgrilla”, che suscita diverse polemiche ma che consacra una volta di più il gruppo a livello nazionale. Il lavoro successivo è Che bello essere noi, dell’ottobre 2010, che debutta al 2° posto nella classifica Fimi. Dopo alcune esperienze da solisti, giugno 2012 vede i Dogo ripresentarsi prepotentemente sulle scene con l’album Noi Siamo il Club, lavoro che debutta al primo posto in classifica, che contiene tra l’altro il fortunatissimo singolo “P.E.S. feat. Giuliano Palma”, disco di platino che ha superato i 7 milioni di views su YouTube e che il pubblico triestino sarà sicuramente impaziente di ascoltare e ballare per la prima volta dal vivo. Il BARCOLANA MUSIC FESTIVAL 2012” prosegue nella serata di sabato 13 ottobre con il gradito ritorno degli intramontabili e irriverenti ELIO E LE STORIE TESE. Lo storico gruppo rock demenziale porterà a Trieste il trascinante show del tour “Enlarge your penis” dove azione, ironia e musica, trovano nella dimensione live la cornice ideale per le stravaganti demistificazioni narrative a cui ci hanno abituati con il loro straripante sense of humour. A introdurre l’esibizione della storica band sarà l’emergente gruppo triestino dei Libero Vento.   INFORMAZIONI SUI CONCERTI: Azalea Promotion tel. +39 0431 510393 – www.azalea.itinfo@azalea.it  UFFICIO STAMPA AZALEA PROMOTION:  Luigi Vignando tel. +39 348 9007439 – luigi@azalea.it  




UDINE: La stagione di prosa 2012-13 del Giovanni da Udine alza il sipario

Da giovedì 11 a sabato 13 ottobre 2012 alle 20:45, domenica 14 ottobre 2012 alle 16:00, da lunedì 15 a mercoledì 17 ottobre 2012 alle 20:45

 La stagione di prosa 2012-13 del Giovanni da Udine alza il sipario giovedì 11 ottobre con uno splendido spettacolo: “Non si uccidono così anche i cavalli?” di Horace McCoy, con l’incisiva regia di Gigi Dall’Aglio. Un talent/reality show teatrale, con musica dal vivo, in cui i partecipanti, ieri come oggi, inseguono l’illusorio, effimero sogno della fama e del denaro facili, rinunciando alla dignità della persona. Dall’incontro dei due nuclei artistici dell’Ensemble Attori Teatro Due con gli attori – danzatori del Balletto Civile (27 artisti che lasciano senza fiato lo spettatore con la loro bravura e la sfrenata energia) nasce la produzione di Fondazione Teatro Due tratta dall’omonimo romanzo di Horace McCoy. Uno spettacolo innovativo che, permette al pubblico di “entrare in scena” per vivere di persona uno spaccato del mondo odierno dove, nella speranza di un futuro dorato, si sacrificano sull’altare del successo i sentimenti veri, lasciando dietro di sé chi non tiene il passo e intralcia la “lunga danza” verso la fama e il successo. Gli spettatori saranno al massimo 350 per serata e si accomoderanno all’interno del palcoscenico del Teatro Nuovo munito di tribuna, venendo coinvolti nella rappresentazione scenica potendo incitare e applaudire gli attori e ballerini partecipanti alla gara di ballo che diventa in questo modo un evento coinvolgente veramente imperdibile. Ci si troverà immersi nella California, anni ’30 del secolo scorso in piena grande depressione economica e contestuale crisi sociale. Schiere di persone si ritrovano in situazioni di povertà e disagio fra prospettive talmente limitate da spingere allo sconforto. Di questo tratta anche il romanzo “Non si uccidono così anche i cavalli?” di Horace McCoy, trasposto mirabilmente sulla scena teatrale dalla regia di Gigi Dall’Aglio, in cui si parla di una inesorabile maratona di ballo a cui partecipa una folta schiera di persone in difficoltà che, presentandosi in coppia, devono ballare fino allo sfinimento per giorni e notti finché vincerà chi sarà in grado di resistere più a lungo. Oltre all’ingente somma in palio, il concorso permette ai partecipanti di rifugiarsi temporaneamente dalla fame e dalle strade, strappando una serie di rapidissimi pasti da consumarsi sulla pista e un alloggio dove poter cogliere dieci minuti di riposo, tra un’estenuante sessione di ballo e l’altra. Inoltre, c’è la possibilità di farsi notare dai produttori cinematografici o teatrali seduti in platea, dai quali poter sperare di ottenere un lavoro e forse la notorietà. Un esempio emblematico, molto attuale, di che cosa può riservare la crisi economica che oltre a far riflettere lo spettatore gli trasmette, attraverso la vitalità della scena e l’energia degli attori, una nuova forza che lo spinge a resistere con rinnovata speranza. Si ricorda che da questa stagione Il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in convenzione con la Fondazione Filippo Renati, attiva un servizio di baby-sitting per accogliere i bambini degli spettatori, la domenica pomeriggio, partendo da domenica 14 ottobre, in occasione dello spettacolo pomeridiano delle ore 16.00 di “Non si uccidono così anche i cavalli?”,  servizio attivo dalle ore 15.00 a mezz’ora dopo la fine dello spettacolo. Il servizio sarà gratuito e ai bambini sarà offerta una piccola merenda, sarà aperto a bambini dai 3 ai 13 anni, fino a un massimo di 16 bambini, che verranno accolti negli spazi della Fondazione Renati e giocheranno con animatori specializzati. Le prenotazioni si effettuano in Biglietteria, al momento dell’acquisto del biglietto per lo spettacolo scelto o in abbonamento, indicando, oltre ai dati dei bambini, anche un cellulare dei genitori, il posto occupato in sala e semplici segnalazioni sulla merenda (eventuali allergie). Le prenotazioni saranno possibili fino alle ore 19.00 del sabato precedente lo spettacolo. Una sinergia importante per garantire sempre maggiore qualità e servizi agli spettatori del Teatro Nuovo Giovanni da Udine che da questa stagione è sempre più presente anche online, attivo sui social networke sul suo sito internet fornendo ai suoi internauti più affezionati sempre maggiori servizi, dalla diretta streaming in occasione della presentazione della stagione 2012/13 all’aggiornamento giornaliero dei propri profili Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram. E proprio grazie al gruppo Igerspordenone, è stato ideato il challenge “Insta-theatre”, un’iniziativa avvincente dedicata proprio agli utilizzatori di questo social network conosciutissimo dagli appassionati di fotografia. Fino alle 18:00 del 18 ottobre 2012 si potranno caricare le foto su Instagram utlizzando l’hashtag #theatreudine o #Gdudalvivo , il tema sarà il logo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, o solo lo slogan della nuova stagione teatrale, o altri dettagli legati al mondo del teatro. Per ulteriori informazioni sul challenge, regolamento e premi si può consultare il sito www.teatroudine.it e il profilo Facebook del teatro.

 




35^ edizione della Cividale – Castelmonte

Scaduti ufficialmente alle ore 24.00 di Lunedì 8 ottobre i termini per l’invio delle domande di iscrizione alla 35^ edizione della Cividale – Castelmonte, vengono resi noti dalla Scuderia Red White i dati sugli iscritti all’edizione 2012 della storica cronoscalata.  La classica competizione di velocità in salita, che si correrà questo fine settimana (12/13/14 ottobre) sul tracciato che da Carraria conduce a Castelmonte, offrirà ancora una volta la possibilità agli appassionati di motori di assistere ad una competizione entusiasmante quanto selettiva, dove le auto storiche si affiancheranno a quelle moderne regalando un mix di prestazioni ed emozioni che poche gare possono offrire.  Viste le validità per il Trofeo FIA Zona Europa Centrale (CEZ), il Trofeo MidEuro Hill Climb, il Campionato Austriaco ed il Campionato Sloveno, a cui si vanno ad aggiungere le validità nazionali di Trofeo Italiano Velocità Montagna – divisione nord, di Campionato Friuli Venezia Giulia, al termine delle iscrizioni l’elenco iscritti della 35^ Cividale-Castelmonte può vantare oltre 200 iscritti, 204 per la precisione, di cui 75 stranieri.  Massiccia quest’anno la presenza di driver austriaci e sloveni con oltre 60 vetture tra moderne e storiche, mentre degne di nota sono le iscrizioni di piloti provenienti da Svizzera, Slovacchia, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia.  Si tratta sicuramente di un traguardo importante non solo in termini di numeri ma soprattutto di qualità. Anche quest’anno infatti lo standard dei piloti e delle vetture al via è decisamente di livello.  Tra le storiche da tenere sott’occhio i tempi di Massimo Guerra e Andrea Romano su Porsche 911, quest’ultimo    ha recentemente vinto la classifica del Campionato Italiano al 17^ Rally delle Alpi Orientali – Historic. Sicuri protagonisti anche Rino Muradore e Max Lampelmaier, alla guida delle Ford Escort RS, e Franco Cremonesi e Giovanni Ambroso sulle loro Osella Pa 9. Ad aprire le partenze di questa categoria due bellissime automobili storiche: la Frazer Nash Le Mans di Francesco Di Lauro e la Lea Francis Hyper-s di Georg Prugger.  Nella categoria E3, oltre alla performante BMW M3 guidata da Marco Naibo, va segnalata la presenza di Stefano Gazziero, secondo a Cividale nel 2011, su Bmw 318 IS.  Nel gruppo N3000 sono ben 6 le Mitsubishi Lancer Evo presenti, tra le quali spiccano quelle di Michele Buiatti, forte driver di casa,  e Peter Jurena, pilota Slovacco attualmente in testa al CEZ.  Due i favoriti d’obbligo tra le auto moderne: Franco Cinelli su Lola B99/50, vincitore nel 2011 e Denny Zardo, vincitore nel 2010. Pronto ad inserirsi nella lotta per il podio l’austriaco Hermann Waldy su Lola B06/51.  Nel gruppo GT acceso duello tra Gianni Di Fant su Porsche 997 GT3 e lo sloveno Ales Prek su Porsche 911 GT3, campione europeo Turismo in carica.  Nel gruppo E1 sicuri protagonisti Fulvio Giuliani su Lancia Delta Evo, Felix Pailer su Lancia Delta Integrale e Andreas Marko su Audi A4. Si rinnova quindi una ormai tradizionale sfida nella sfida tra Austria e Italia, che coinvolge simpaticamente anche le rispettive tifoserie.  Nel gruppo A tutti i piloti dovranno vedersela con Fausto Chiappo, che porterà in gara la Ford Focus WRC della Friulmotor, e con i competitivi “Romy” e Renè Martinek sulle veloci Honda Civic.   Tutte le previsioni per il podio finale, sia tra le auto storiche che tra le auto moderne, potrebbero venir messe in discussione dalle condizioni metereologiche: salire sino a Castelmonte con il sole o con la pioggia fa una bella differenza.  Mentre nella mattinata di martedì 9 ottobre, presso la Locanda “Al Castello” si è svolta la presentazione ufficiale alla stampa della 35^ Cividale – Castelmonte, è entrata nella fase finale la preparazione del tracciato di 6,6 km che da Carraria conduce a Castelmonte secondo gli standard di sicurezza previsti.  Inoltre sono in fase di allestimento i locali per le verifiche sportive (Centro S.Francesco – Piazza S. Francesco), le verifiche amministrative (via Tombe Romane), la sala stampa (Via Carraria n°93) e la segreteria della gara (presso Centro S.Francesco e in località Castelmonte presso il Ristorante “Casa del Pellegrino”) .   Non resta quindi che attendere ancora qualche giorno per conoscere nel dettaglio i partenti di questa 35^ edizione della Cividale – Castelmonte, organizzata dalla Scuderia Red White con il patrocinio del Comune di Cividale, Provincia di Udine e Comune di Prepotto e la sponsorizzazione di Banca di Cividale, di Oceano Piscine, F&B compagnia costruzioni immobiliari, Eurocar, Ersa, Tipicamente Friulano, Turismo FVG, e l’Assessorato Regionale allo Sport .




UDINESE: ZERO PUNTI DA NAPOLI

Sconfitta a Napoli dopo la straordinaria vittoria di Liverpool. Sul campo partenopeo è dura, e lo sarà per chiunque in questa stagione, ma l’Udinese esce comunque a testa alta e mette in seria difficoltà una delle formazioni più forti del campionato.

Pronti via e volano subito occasioni da una parte e dall’altra. Da un lato Brkic rischia la papera sulla discesa di Hamsik. Per l’Udinese la coppia Pasquale-Di Natale prova a ripetersi dopo la trasferta inglese ma il tiro del capitano è di poco alto. Il Napoli ci prova maggiormente e va molto vicino alla rete con Cavani che di testa su cross di Pandev impegna severamente un Brkic molto preparato. E’ il preludio al gol che arriva al 29′: Fernandez lancia, tacco di Cavani per l’inserimento di Maggio che crossa per Hamisk che, grazie anche da un fortunato rimpallo, trova la rete. Il finale di tempo è pirotecnico. Al 41′ Cavani crossa al centro per Pandev che non arriva sul pallone a Brkic battuto. Sul capovolgimento di fronte arriva l’1 a 1, al 43′: Maicosuel si inserisce bene tra le linee portandosi via mezza difesa partenopea e passa la palla ad un liberissimo Pinzi che di destro incrociato batte De Sanctis. Sembra finire ma all’ultima azione è ancora vantaggio Napoli con Pandev che si muove bene in area e si gira folgorando Brkic.

La ripresa parte con l’Udinese che prova a recuperare il risultato. La prima occasione la prova involontariamente Maggio che anticipa Maicosuel rischiando l’autorete. Poche altre occasioni da una parte e dall’altra con girandola di cambi. Il finale però è vivace con Insigne che prova a chiudere la gara ma Brkic non è d’accordo. A 3 minuti dal fischio finale invece l’ultimo tentativo bianconero è di Faraoni che calcia con un gran destro dalla distanza che passa di pochissimo a lato.

Gara vivace e ben giocata da entrambe le squadre con i partenopei più cinici e l’Udinese in alcune situazioni poco concreta. Al San Paolo uscire con punti non è semplice ma un pareggio non era così immeritato. Peccato, anche per l’espulsione di Guidolin per proteste. La classifica continua a non essere così bella visti i 6 punti con 1 punto solo di vantaggio sulla zona retrocessione ma c’è anche da considerare che nelle prime 7 giornate sono state affrontate Fiorentina, Juventus e Napoli, tre fra le squadre più in forma di questo campionato. In ogni caso le prestazioni, nelle ultime due settimane, sono notevolmente migliorate, e quindi c’è da sperare che i risultati arrivi presto, magari dalla prossima giornata, domenica 21 ottobre, nella partita in casa contro il Pescara.

Rudi Buset
rudi.buset@ildiscorso.it
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Pasta Zara a Muggia da 10 anni “Una scommessa voluta e risultata vincente!”

Pasta Zara a Muggia da 10 anni, Furio Bragagnolo: “Una scommessa voluta e risultata vincente!”
Dieci anni. Scanditi da una parola d’ordine: sviluppo. Era infatti l’autunno del 2002 quando Pasta Zara “sbarcava” a Muggia inaugurando uno dei pastifici più grandi e moderni del mondo. Il nuovo, avveniristico stabilimento venne chiamato Pasta Zara 2, per distinguerlo da quello storico dell’azienda, a Riese Pio X, nel Trevigiano. Un’azienda veneta, dunque, prendeva casa alle porte di Trieste, investendo sul territorio e sul futuro.

Durante il discorso inaugurale, Furio Bragagnolo, presidente di Pasta Zara, disse esplicitamente: “Siamo qui per fare un salto di qualità, lo stabilimento di Muggia diventerà strategico nella crescita di Pasta Zara”.
Così è stato. Sono passati dieci anni e sabato 6 ottobre Pasta Zara ha festeggiato questa ricorrenza con una celebrazione all’interno dello stabilimento di Muggia. “Abbiamo vissuto questi 10 anni intensamente e con profitto – precisa Furio Bragagnolo -. La scommessa di Muggia si è dimostrata vincente perché nel giro di due anni ci ha permesso di raddoppiare la produzione e di diventare il secondo produttore nazionale di pasta, nonché il primo esportatore. La crescita è dimostrata dai numeri: la capacità produttiva di Muggia oggi è di 610 tonnellate di pasta al giorno, su un totale, suddiviso tra i tre stabilimenti, perché nel frattempo è entrato a far parte del gruppo anche il polo produttivo di Rovato (Brescia), di 1.500 tonnellate al giorno. Questo vuol dire che Muggia incide circa il 40% sulla nostra produzione, cioè molto. Dieci anni fa, appena partiti, i dipendenti erano una sessantina, oggi siamo arrivati a 152. Muggia, quindi, ha segnato una svolta determinante per Pasta Zara e abbiamo intenzione di investire ulteriormente, spinti anche dal momento favorevole che vede l’azienda andare in controtendenza rispetto alla forte recessione in atto. Lo dimostra il fatto che il fatturato nei primi sei mesi del 2012 è cresciuto del 13%. Sulla scia di questo successo, abbiamo deciso di ampliare ulteriormente lo stabilimento: verrà allestita un’area logistica capace di ospitare 66mila posti pallet, che farà fare un balzo in avanti sul  fronte dell’automazione. In più, verrà installata una sesta linea produttiva di pasta. Un nuovo gruppo di confezionatrici e un inedito silos intermedio, permetteranno a questa linea di produrre 9.000 chili all’ora di pasta. Una volta completata la messa in opera, il centro operativo di Muggia vedrà la sua capacità produttiva salire a 870 tonnellate di pasta al giorno, confermandosi uno dei pastifici di riferimento a livello mondiale”.
In questi dieci anni a Muggia, Pasta Zara ha avuto al suo fianco un partner che ha sempre creduto nel potenziale dell’azienda e sul suo operato, Friulia, la finanziaria regionale.  Oggi, dunque, Pasta Zara festeggia a Muggia il taglio di un traguardo importante, che vuole però  rappresentare anche un punto di partenza per altri ambiziosi obiettivi.




LUNEDÌ 8 OTTOBRE ESCE IL NUOVO ALBUM “VIAGGIATORE IMMOBILE”,

Due sensazionali concerti per la presentazione dal vivo del nuovo disco: l’1 novembre al Blue Note di Milano e sabato 17 novembre al Teatro Verdi di Pordenone

 

Da lunedì 8 ottobre sarà in vendita nei negozi tradizionali e digitali “Viaggiatore Immobile”, il quarto album dell’Avvocato REMO ANZOVINO, ideale seguito dei primi tre importanti dischi“Dispari” (2006), “Tabù” (2008) e “Igloo” (2010) – che hanno tutti raggiunto la prima posizione della classifica jazz di iTunes. Considerato un capolavoro di immaginazione e comunicazione, la cui copertina è stata scattata da Oliviero Toscani, “Viaggiatore Immobile” (il suo migliore album a detta di molti addetti ai lavori) proietta e candida Anzovino come uno tra i più moderni, trasversali e cinematografici pianisti-compositori italiani. Il protagonista assoluto di questo nuovo lavoro – il vero viaggiatore immobile – è il pianoforte a coda, strumento ingombrante e difficile da trasportare, che agisce nelle melodie come voce narrante. Nella visione cinematografica di Anzovino, questo strumento policromo è un viaggiatore che esplora, con la forza della sola immaginazione, luoghi, atmosfere, sapori e culture dei quattro angoli del mondo. Per questo “Viaggiatore Immobile” è un grande omaggio alla fantasia: i tasti bianchi e neri del pianoforte sono la cartina geografica di un percorso senza limiti: sia che stiamo fermi di fronte ad un computer o ad una catena di montaggio, dentro un metrò o su un aereo che ci porta dall’altra parte dell’oceano, siamo tutti viaggiatori immobili. Una parte di noi è sempre altrove, impegnata in un altro viaggio segreto fatto di dolori ed emozioni. E “Viaggiatore Immobile” va a toccare quelle più forte e ancestrali: il desiderio, la fascinazione, la sessualità, lo spasimo, l’amicizia, la solitudine, la fatica, il senso ciclico delle esperienze. Quello di Anzovino è uno stile musicale inconfondibile. Difficile stabilire se sia jazz, classica, rock, world o popolare. Ogni suo pezzo azzera l’interesse per il contenitore e lo sposta sul contenuto, su quello che l’autore ha da dire con urgenza. Non conosce limiti di genere e mette in musica i fotogrammi delle emozioni umane, storie che non hanno bisogna di parole per essere raccontate. Le sue composizioni seguono una prospettiva fortemente cinematica e visiva in grado di descrivere il proprio tempo, il forte senso di dolore e il desiderio che lo permea, ma anche le emozioni che lo tengono vivo. In tal senso “Viaggiatore Immobile” rappresenta un’importante svolta nella carriera del compositore friulano e, al tempo stesso, un unicum nel panorama discografico pianistico. Qui il suo stile diventa definitivamente senza confini, colto e popolare insieme, internazionale eppure, nella capacità unica di saper cesellare melodie senza tempo, profondamente italiano.È stata proprio la forza delle musiche di questo disco a conquistare OLIVIERO TOSCANI, icona mondiale della comunicazione e della fotografia, il quale, attratto dal loro magnetismo, dopo aver ascoltato in anteprima il disco, ha deciso di regalare a “Viaggiatore Immobile” la copertina, con una delle sue geniali ed enigmatiche immagini, giocata sulle traiettorie e sui riflessi tra il volto di Anzovino e il piano a coda.Prodotto dal sound designer e producer giapponese Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Baustelle, Mauro Pagani e tanti altri), con gli arrangiamenti orchestrali di Stefano Nanni (Pavarotti & Friends, Elisa, Olimpiadi Invernali di Torino 2006), l’album è composto da 12 melodie di rara semplicità e immediatezza, dove il pianoforte è il protagonista assoluto della narrazione creando una dimensione originalissima in bilico tra musica popolare e colta, capace di essere urgente, pop, alla portata di tutti e allo stesso tempo di incredibile raffinatezza. Attorno al pianoforte, a dar vita a un suono vitale e cangiante, si sono alternati anche numerosi ospiti di caratura internazionale, numerose prime parti dell’Orchestra della Scala di Milano e i migliori session men della scena rock e d’avanguardia. Il disco si conclude con una suite per pianoforte e corte virile – costituito da 42 voci maschili del Coro Polifonico di Ruda diretto da Fabiana Noro, uno dei maggiori ensemble maschili al mondo – dedicata alla tragedia del Vajont, di cui nel 2013 cade il 50esimo anniversario. Una composizione dalla travolgente forza espressiva ed emotiva che Remo Anzovino, come omaggio alla proprio terra, ha voluto fortemente inserire a chiusura del suo album affinché nessuno dimentichi.Per la presentazione ufficiale dal vivo di “Viaggiatore Immobile” sono stati fissati due sensazionali ed esclusivi concerti: giovedì 1 novembre al prestigioso Blue Note di Milano, il tempio italiano della musica jazz, e sabato 17 novembre al Teatro Verdi di Pordenone, organizzato dal Comune di Pordenone, dalla Provincia di Pordenone e dalla Camera di Commercio di Pordenone in collaborazione con le Assicurazioni Generali agenzia di Pordenone che hanno deciso di festeggiare il loro 180° compleanno con questo straordinario evento.  

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:

Luigi Vignando – tel. +39 348 9007439 – www.remoanzovino.it  – luigi.vignando@gmail.com