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Tavola rotonda: “Dal passato coloniale alla collaborazione”

Il venerdì santo mentre gli altri si affrettano a festeggiare la pasquetta a vacanze pasquali iniziate, con l’Università chiusa, l’”Associazione Congo Brazzà-Friuli” dedica una mattinata di riflessione nei locali della Camera di Commercio di Udine dove tutti quelli che sono disponibili sono invitati a partecipare. Come si legge dal titolo, la tavola rotonda organizzata non ha lo scopo di continuare ad andare a cercare nel passato coloniale certo vergognoso, le cause della disgrazia del continente africano: Continente di speranza, Continente del futuro. Posizione politicamente sempre criticata da alcuni illuminati che attribuiscono tutto il torto solo all’Occidente di esser il “Gourou”, responsabile dei drammi, dei vissuti di quest’Africa chiedendone addirittura un risarcimento. Marhian BISSILA, presidente della detta Associazione dichiara che il nostro pensatoio, si rifiuta evidentemente questa genealogia che molti di noi si sono fatti o inventati, quella di continuare a riassumere le nostre sofferenze o dal colore della nostra pelle o dalla nostra appartenenza a questo continente. Non contesto ovviamente le sofferenze che hanno subito quelli che ci hanno preceduto o che stiamo ancora subendo noi oggi. Contesto però la tendenza a erigere queste sofferenze in segni d’identità. Cosa ho in comune con un ragazzo che viene dalla Colombia, dalla Repubblica Domenicana, dal Pakistan, con un ragazzo di seconda generazione nato a Udine o uno che viene dalle Antille sennò il colore della pelle al quale ci soffermiamo a lamentarci di esser ogni volta ridotti ? Sarebbe il colore della disgrazia, dell’umiliazione: eredità della tratta dei negri, della colonizzazione, della difficile condizione di vita degli immigrati…Alla luce di tutto quello che precede, ci rifiutiamo di definirci dalle lacrime e il risentimento. E’ proprio per questo motivo che ritroverete riportata dietro la locandina una citazione del segretario del sodalizio Evanhove Madzou che dichiara: << Non siamo figli né della colonizzazione né del dopo colonizzazione. Siamo figli del dopo genocidio di Rwanda>>. Agli spiritosi che chiedono il risarcimento dei danni della colonizzazione, di cui l’Occidente dal suo primo cittadino all’ultimo dovrà pentirsi, vogliamo attraverso questa occasione del 6 aprile, con un dibattito che darà poi la possibilità al pubblico di reagire, fare loro capire che il debito di sangue (dei nostri nonni) che hanno sofferto per l’Occidente che sta perdendo anzi ha già perso il suo posto e il merito di esser chiamato Occidente perché sta trascurando il secolare rapporto con l’Africa, non sarà mai scambiato per qualcosa altro. Per concludere, dico che “ sul banco degli accusati, rispondiamo presenti anche noi africani”. Abbiamo quindi la necessità di guardare la fotografia del mondo in colore e no, nera e bianca come una volta: dove la necessità di collaborare. Sì, collaborare! Ma cosa intendiamo da questo concetto di collaborazione ? Il caso del Congo da Pietro Savorgnan di Brazzà ai 50 anni della sua indipendenza.