IVANO FOSSATI DECADANGING TOUR

L’atteso concerto, ultima apparizione dal vivo del celebre cantautore ligure in Friuli Venezia Giulia è inserito nel programma della stagione” Note Nuove5″ curata dall’ Associazione Culturale Euritmica.

L’ultimo tour del cantautore il 19 febbraio al Teatro Grande

Questi saranno l’ultimo album di inediti e l’ultimo tour per Ivano Fossati, che ha scelto, con questo ultimo prodotto discografico, di abbandonare le scene musicali dichiarando “… non credo che potrei ancora fare qualcosa che aggiunga altro rispetto a quello che ho fatto fino ad ora. Ho pensato che la mia vita di artista sarebbe stata, d’ora in poi, quella di rappresentare me stesso”. L’ultimo album uscito, Decadancing, contiene 10 brani inediti tutti scritti e arrangiati da Fossati. Il singolo che lo ha anticipatoIvano Fossati A Udine

“La decadenza”, è un rhythm & blues graffiante su  uno dei temi più attuali: la fuga dei giovani verso altri Paesi in cerca di opportunità migliori alla ricerca di una prima o almeno di una seconda possibilità. Inizio concerto ore 21.00

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Pieri da Brazzaville al Teatro Palamostre

 

Domenica 5 febbraio alle ore 20.50 Pieri da Brazzaville al Teatro Palamostre di Udine e per la prima volta in Regione in un’eccezionale diretta televisiva su RAI 3 BIS canale 103

In tournée in questi giorni nella nostra regione Pieri da Brazzaville, pièce scritta da Paolo Patui con la regia di Gigi Dall’Aglio, sulla straordinaria figura dell’esploratore friulano Pietro Savorgnan di Brazzà, farà tappa a Gemona (2 febbraio – Teatro Sociale) e a Udine per un atteso ritorno (dopo il debutto lo scorso aprile al Teatro Nuovo) domenica 5 febbraio alle ore 20.50 al Teatro Palamostre. Grazie alla preziosa collaborazione della RAI di Trieste e dell’ ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane lo spettacolo sarà trasmesso per la prima volta in Regione in un’eccezionale e esclusiva diretta televisiva con la regia di Claudia Brugnetta e trasmesso su RAI 3 BIS canale 103 a partire dalle ore 20.50. “Questa iniziativa – sottolinea il presidente dell’ARLeF, Lorenzo Zanon – costituisce il giusto coronamento del progetto “Farie Teatrâl Furlane” che, per la prima volta ha avviato una azione di sistema in questo settore. Nel territorio ci sono artisti, interpreti, operatori teatrali con capacità molto buone, che vengono così valorizzati attraverso un’attività di produzione drammaturgica e di spettacolo con carattere di continuità, da promuovere anche attraverso formule innovative, come quella televisiva”.  Pieri da Brazzaville è la prima produzione della Farie Teatrâl Furlane, un progetto ideato per promuovere il  rinnovamento e la stabilità della scena teatrale di cultura e in lingua friulana, tramite il sostegno alla scrittura di nuovi testi teatrali e la produzione di spettacoli con il coinvolgimento degli artisti professionisti del Friuli Venezia Giulia. Produttore esecutivo di Pieri da Brazzaville è il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con il sostegno di Regione Friuli Venezia GiuliaProvincia di Udine e ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane.  L’avventurosa biografia di Pietro Savorgnan di Brazzà mostra al mondo più Friuli di quanto si possa immaginare. Racconta gli umori di una terra che il luogo comune vuole piccola e chiusa, sebbene tanti dei suoi figli si siano sparsi nel mondo non per necessità ma per curiosità. Pietro è figlio di questa curiosità e percorrerne la vita è la sfida che fa ritrovare fianco a fianco –  per la terza volta dopo Bigatis, scritto a quattro mani con il grande Elio Bartolini, e La lungje cene di Nadâl – lo scrittore Paolo Patui e il regista Gigi Dall’Aglio.  Corale, multietnico e plurilinguistico (si sentirà parlare friulano, italiano, francese ma anche le lingue africane, come il bateké), Pieri da Brazzaville coinvolge diciotto attori italiani, francesi e africani, dodici musicisti e un cantante dell’Ensemble del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine, diretto dal compositore e maestro Davide Pitis. Nelle parti principali vedremo Fabiano Fantini, che impersona l’esploratore protagonista della pièce, Maria Ariis, Gabriele Benedetti, Manuel Buttus, Sandra Cosatto, Rita Maffei, Giorgio Monte, Claudio Moretti, Sara Rainis, Daniel Samba. Assieme a loro, ci saranno Matteo Bevilacqua, Ruth Astrid Klou Amoa, Gianni Mbabu Lutumba, Ambroise N’Guia Adon, Estelle N’Guia, Richard Mesu Wa Bana, Denis Tomasino, Bernard Yao Della. Le scene e i costumi sono di Emanuela Dall’Aglio, le luci di Marco Giusti, aiuto regia Rita Maffei, aiuto scenografa e pittore decoratore Luigina Tusini. Dal vivo suoneranno Angelica Groppi viola, Margherita Bulfone violino, Ludovica Burtone violino, Ilaria Del Bon violoncello, Luca Zuliani contrabbasso, Martina Morello clarinetto, Fabio Forgiarini corno, Alessia Cominato fagotto, Lida Sciavicco flauto, Cristina De Cillia oboe, Chiara Piomboni pianoforte, Giacomo Salvadori percussioni, Michele Gallas tenore.  “Abbiamo affrontato – commenta Dall’Aglio – la vicenda di Di Brazzà in tanti modi, suggerendo un puzzle di situazioni e di lingue che vengono espresse nel modo teatralmente più consono al momento evocato e 6 8hcon una conseguente varietà di generi e di tecniche che gli attori sulla scena devono percorrere: teatro d’immedesimazione, teatro borghese, teatro epico, didattico, grottesco, teatro fisico, corporale, teatro lirico e strumentale, che in una dimensione di divertita ludica leggerezza cerca di mantenere leggibili le coordinate che fanno di Pieri una figura necessaria per la cultura friulana e per il mondo».  “Attorno a Savorgnan – spiega Patui – gravitano il Friuli e l’Africa, la Francia e Roma, passato e presente, mare e terra. Un crogiuolo di situazioni, ambienti e personaggi si rintracciano lungo una sequenza drammaturgica che non procede per scansioni temporali. Tra questi ultimi emerge la figura di Giacomo, il fratello botanico che si tuffò con Pietro nell’impresa africana, l’amico Attilio Pecile da Fagagna, la moglie francese e la madre di Pietro, perfino Caterina Percoto…”. I partner della Farie Teatrâl Furlane nel complesso di iniziative, per il triennio 2011-2013 sono: Provincia di Udine, Comune di Udine, Università degli Studi di Udine, Fondazione CRUP, ARLeF – Agjenzie regjonâl pe lenghe furlane, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine, ERT Ente Teatrale Regionale, Associazione Mittelfest, Associazione Teatro Club, Conservatorio “Jacopo Tomadini”, Accademia d’arte drammatica “Nico Pepe”, Associazione Teatrale Friulana, Società Filologica Friulana.  Per informazioni e prevendite: Biglietteria del Teatro Palamostre di Udine (piazzale Paolo Diacono 21, aperta dal martedì al sabato, ore 17.30-19.30, tel. 0432.506925, biglietteria@cssudine.it). Info online: www.cssudine.it . Prevendite online sul circuito vivaticket.

 




IL PRINCIPE DI HOMBURG : DILEMMA TRA SOGNO E REALTA’

Dopo la prima nazionale dello spettacolo Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist, una coproduzione fra Css – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia – e teatro Giovanni da Udine, continua per gli  appassionati al Teatro Nuovo, la stagione di prosa udinese. Certo non si è potuto respirare l’aria della prima e molti hanno maggiormente apprezzato l’appuntamento dell’altra sera che ha acceso i riflettori sulla città con un sapore  di prosa tale da dare lustro al capoluogo del Friuli in molti dei più importanti teatri italiani. Lo spettacolo ci è sembrato molto innovativo per il tipo di organizzazione e la bella costruzione dovuta alla collaborazione delle due realtà teatrali più importanti della città. Certo mettere in scena Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist per ricordarne il duecentesimo anniversario della morte,  oltre all’evento inconsueto per la cultura locale, può essere di sprono per rivitalizzare l’interesse verso una scrittura poetica che riesce a comunicare anche con lo spettatore moderno abituato a ben altre forme dialettiche. Lo stile recitativo ci è sembrato insolito e privo di declamazioni e gli interventi musicali con quartetti d’archi di Beethoven e Schumann contribuiscono a concentrarsi sulla proposta moderna offerta dall’autore stesso: dove da un conflitto si esce grazie a un sogno, non pesando sul dramma di chi si trova in bilico tra sentimento e legge, libertà e obbedienza, inconscio e norma. A nostro giudizio la messa in scena, è una fatica enorme che doveva cimentarsi anche con la precedente  produzione del 1984  di Gabriele Lavia, ma ne esce modernizzata e scorrevole per un pubblico disincantato e molto esigente. Il dramma in versi e in 5 atti, scritto da Heinrich von Kleist nell’inverno 1809-10 e rappresentato nel 1821, dieci anni dopo il suo suicidio si recita attorno a un protagonista che  ha l’età giusta per sembrare giovane e presente, con lucida dinamicità e teatralismo vibrante  non privo di una sua forza trascinatrice nell’impostazione dei personaggi e nella tessitura degli scontri dialettici che ripagano degli sforzi profusi. I dieci cambi di scena danno un senso quasi di movimento cinematografico alla narrazione sospesa nello spazio tra neoclassico e irreale. I costumi sembrano rivivere dall’epoca di Kleist e poco hanno a che fare con i tempi della narrazione che sembra sospesa in una vicenda fortemente drammatica che coinvolge lo spettatore.   L’increscioso episodio di vigliaccheria del principe che rinuncerebbe alla sua gloria per paura della morte e dedicarsi all’amore pare abbia fatto dire al suo esordio che eroe è mai questo pronto a darsi alla vita agreste pur di continuare a vivere una vita dimezzata? Nonostante il suo apparente nazionalismo patriottico, fu proibita dal re di Prussia alla sua terza rappresentazione nel 1828, tanto che l’imperatore Guglielmo II (siamo nel 1901), avrebbe preferito che la scena iniziale fosse tranquillamente tagliata anche non nascondendo la sua predilezione per il Principe di Homburg. È forse per questo che il dramma insiste tanto sul processo di maturazione del principe che, dopo il confronto dialettico con il sovrano, comprende l’alto senso della sua condanna, accetta l’esecuzione e dunque supera la paura della morte, recuperando la perduta “dignità” e suscitando l’ammirazione della corte e della stessa principessa Natalia. E dopo l’evolversi della narrazione con la prese di posizione della principessa Natalia per ottenere l’assoluzione del suo amato o l’intervento dell’elettore principe che rappresenta lo status del sistema il finale di un eroe che ha paura della morte, della sua donna che esercita un ruolo politico attivo, e di un ufficiale che perora la causa della disubbidienza civile, la figura di un sovrano capace di ascoltare e di recedere dalle decisioni prese, la rappresentazione chiude il sipario tra la meraviglia e il lungo applauso del pubblico che sembra gradire ciò che la piece riesce a trasmettere e viene spontaneo chiudere con la domanda finale del dramma: «Ditemi, è un sogno? – Certo, un (bel) sogno».

Enrico Liotti

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