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“L’invenzione del naso e altre storie”, le favole di Claudio Baglioni

Sabato 13 ottobre, nell’ambito della Fiera delle Parole di Padova, Paola Massari, moglie del celebre cantautore Claudio Baglioni, ha presentato il suo libro “L’invenzione del naso e altre storie”. L’incontro, svoltosi presso il Teatro Ruzante, ha visto come protagonisti Giovanni Baglioni, figlio del noto artista e anch’egli musicista, e lo scrittore triestino Pino Roveredo.

Paola e Claudio si sono incontrati nel 1971. Nel 1973 si sposano e instaurano un rapporto di collaborazione duraturo, il cui frutto principale è l’album “La vita adesso” uscito nel 1985. Il loro sodalizio si esprime nella composizione di brani, nell’ideazione di proposte grafiche per le copertine dei dischi, nella partecipazione alla registrazione dei cori, nell’organizzazione dei concerti. Nel 1993 Paola pubblica la sua prima produzione musicale, “Il Vento Matteo”. La musica e la scrittura sono le sue passioni principali. Attualmente collabora come autrice di testi con artisti della scena musicale italiana.

Paola Massari ha spiegato la genesi del libro. Cinque storie inedite, scritte dal padre Claudio Baglioni per tenere compagnia al piccolo figlio. Storie scritte su fax, che a distanza di anni la madre ha riunito insieme, dopo avere ripassato a mano quei fogli che il tempo aveva sbiadito. Fermare su carta questi ricordi era l’unico modo per tenerli in vita e non lasciare che cadessero nell’oblio o finissero sommersi in un cassetto. Paola ha voluto farli rivivere quei ricordi, di renderli parte attiva della sua esistenza. Storie che custodiscono reminiscenze del passato, emozioni, sensazioni e che parlano dritto al cuore. Storie rivolte ai più piccoli, ma che anche i grandi possono apprezzare. Il libro è corredato dalle bellissime illustrazioni del disegnatore romano Spartaco Ripa, che collabora con varie agenzie di pubblicità di Roma e Milano come illustratore, storyboardista e visualizer. “Il grafico era in stretto rapporto di amicizia con Claudio.” – rivela Paola – “C’è una curiosa coincidenza tra il modo in cui le favole sono state illustrate e le parole scritte, c’è una consonanza perfetta tra immagine e messaggio”. Favole molto divertenti e curiose, in cui emerge una sottile vena umoristica. Il titolo dell’opera rende omaggio alla favola principale in esso contenuta, quella relativa all’origine del naso. Altre due storie sono dedicate rispettivamente al primo e ultimo giorno di scuola. In quest’opera il padre ha saputo costruire e ritagliare un angolo ideale e fantastico riservato al proprio figlio.

La conversazione tra i protagonisti della serata ha regalato momenti di ilarità e si è alimentata della rivisitazione di episodi e retroscena di vita quotidiana, ma anche di riflessioni sulla scrittura e sulla musica, quelle passioni che occupano gran parte dell’esistenza di Paola e del figlio Giovanni. Alla domanda di Pino, se ai bambini di oggi dedichiamo le attenzioni necessarie, anche attraverso la lettura di una favola, Paola ha commentato: “Molto spesso infliggiamo ai nostri figli il peso di situazioni insopportabili, perché crediamo che siano piccoli uomini in potenza, che siano in grado di capire e subire ogni cosa”. Bisognerebbe restituire ai bambini la loro dimensione “genuina”, partendo anche da una bella favola illustrata. E ha espresso la sua preoccupazione come madre affinché un figlio sviluppi un’identità pura, lontana da ogni condizionamento e da ogni plagio da parte dei genitori.

C’è chi ha ravvisato in queste storie un’analogia con la scrittura di Rodari. Claudio Baglioni nello scrivere queste storie ha dimostrato di possedere, in comune con il grande scrittore di favole, una scrittura trasparente, ha rivelato il suo essere autentico e “bambinesco”, la sua capacità di osservare le piccole cose con l’occhio ingenuo del fanciullo. “Non ha pianificato le storie a tavolino”, ha commentato Paola, “la sua è stata una scrittura spontanea, in cui si rispecchia la purezza del bambino”. Forse questa dimensione del cantautore è un po’ sconosciuta e Paola Massari c’è l’ha svelata in tutta la sua evidenza.

Vito Digiorgio




“La me lenghe e sune il rock”

Protagonista del prossimo appuntamento degli “Incontri con l’autore” il volume di Marco Stolfo che esplora la vitalità della lingua friulana attraverso la ricca produzione musicale dagli anni ’70 a oggi

 

Una delle manifestazioni più interessanti dell’esistenza, della resistenza e della vitalità culturale del Friuli è costituita dalla produzione musicale in lingua friulana. Una vitalità culturale che il giornalista, saggista, e operatore culturale Marco Stolfo ha voluto approfondire nel suo libro La mê lenghe e sune il rock (e no dome chel). Friûl, EuropeLa mia lingua suona il rock (e non solo quello). Friuli, Europa –, che sarà presentato mercoledì 21 marzo alle 18 presso la Sala Corgnali della biblioteca comunale “Joppi” di Udine per il tradizionale ciclo di “Incontri con l’autore”. A dialogare con Stolfo ci saranno anche Paolo Cantarutti, Leo Virgili e Valter Colle.

Il libro di Marco Stolfo, scritto in friulano e in italiano e pubblicato, con una prefazione di Luigi Gregoris, da “Informazione Friulana – Radio Onde Furlane” con la collaborazione della Regione, offre un’approfondita e organica esplorazione della realtà friulana, dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, e la collega e la confronta con quelle che si sono sviluppate altrove.

Accanto al Friuli che canta e suona in friulano, sloveno e tedesco, il volume presenta, infatti, una ricca panoramica di lingue, suoni, ritmi e artisti, dall’Occitania alla Sardegna, dal Paese Basco alla Corsica, da Galles e Scozia a Frisia e Paesi Catalani, dalle Asturie ai sami del circolo polare artico e ai grecanici e agli albanesi dell’Italia meridionale. Il tutto con un approccio multidisciplinare, che comprende musica, storia, politica, società, diritti linguistici, letteratura e tutela delle minoranze, e anche sulla base di una serie di interviste con musicisti ed esperti (tra cui il bretone Alan Stivell, il basco Fermin Muguruza, il catalano Xavi Sarrià, il frisone Onno Falkena) e un’articolata rappresentanza di friulani, sloveni, ladini, sardi, occitani e albanesi, protagonisti della tavola rotonda virtuale che costituisce la sezione conclusiva del libro.

Ma questo articolato lavoro non è solo un libro da leggere. Al volume, infatti, è allegato un cd con una selezione della musica friulana più nuova, insieme con assaggi di quella cantata in sardo, sloveno, occitano, tedesco, ladino e albanese e con due anteprime. Si tratta dei brani “Ionco di lanfur” e “La Maquina Enfernala” estratti dai nuovi album di prossima pubblicazione dei friulani Pantan e degli occitani Lou Seriol.

Durante l’incontro, Valter Colle e Leo Virgili, oltre a dialogare sui contenuti del libro con Paolo Cantarutti e con l’autore, parleranno rispettivamente di “Suns”, del “Liet International” e della nuova edizione del “Premi Friûl”, il concorso dedicato alle nuove produzioni musicali in friulano organizzato dalla cooperativa “Informazione Friulana – Radio Onde Furlane”.

Marco Stolfo è un viaggiatore babelico. Giornalista, saggista, e operatore culturale, si è laureato in Scienze politiche ed è dottore di ricerca in storia del federalismo e dell’unità europea.

Tutela delle minoranze, politiche linguistiche, migrazioni, musica e interculturalità sono gli ambiti principali della sua attività professionale e di ricerca. Su questi argomenti ha scritto articoli, saggi e monografie. Anni fa si è occupato di radio e di “musica di base” a Torino e in Friuli.