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LES BALLETS TROCKADERO DE MONTE CARLO

dal 13 al 14 marzo 2012  Politeama Rossetti, Sala Assicurazioni Generali

IL 14 marzoalle 14,oo  masterclass con il maestro Raffaele Morra

 

Non si può, proprio non si può non aver mai visto uno spettacolo de Les Ballets Trockadero de Monte Carlo! Per gli appassionati, come per chi di danza non s’intende affatto, si tratta di un’esperienza davvero unica: esilarante e anche raffinata, spiritosa ed educativa, e inoltre, assolutamente originale! Per questo lo Stabile regionale – che li ha ospitati per la prima volta nel 2006 e poi nuovamente nel 2010 – li ripropone nel cartellone Danza 2011-2012, convinto che saranno annoverati, ancora una volta, nella top dei più graditi, grazie anche a un programma particolarmente accattivante che comprenderà l’irresistibile Atto II del Lago dei Cigni (già applaudito nel 2006) e due novità assolute per Trieste, Patterns in Space su musiche di John Cage ispirato alla coreografia di Merce Cunningham e Paquita su musiche di Minkus, basato sulla coreografia originale di Marius Petipa.Chi li ha già applauditi sa bene che la particolarità dei Trocks – come li chiamano i fans, che in tutto il mondo si organizzano ormai in numerosi club – non è solo quella di essere composti esclusivamente da uomini… che danzano leggiadri in tutù XXL e scarpe da punta giganti. Ma è soprattutto quella di rispondere professionalmente ai canoni più alti della danza (tutti i componenti padroneggiano alla perfezione gli stili del balletto classico e moderno) e di amarla profondamente. Grazie a ciò i loro spettacoli trasmettono una gioia contagiosa, che entusiasma il pubblico e lo invita a ridere dei tic e delle isterie delle ballerine, ma contemporaneamente ad appassionarsi al balletto, a conoscerlo nella sua sublime, insuperabile bellezza.Per questo i Trocks piacciono, fin dagli esordi, anche ai critici più “difficili”. Anzi, il loro “trampolino” è stato probabilmente proprio uno di questi: Arlene Croce del New Yorker che li recensì in termini entusiastici andandoli a scovare in uno dei teatrini off-off-Broadway dove si esibivano poco dopo la loro fondazione, nel 1974. Dalle pagine del New Yorker al Times, a Variety, alle foto di Richard Avedon su Vogue, il passo è stato breve e la Compagnia con la sua forza e la sua professionalità ineccepibile si è presto imposta come uno dei nuovi fenomeni della danza. In quasi quarant’anni di successo planetario, i Trocks si sono arricchiti di esperienze, hanno ampliato il repertorio, ma non sono mutati negli intenti artistici e filosofici: continuano a valorizzare lo spirito della danza come forma d’arte, deliziando un pubblico il più vasto possibile. Prepariamoci dunque ad entrare nel loro mondo incantato e spassoso, dove il celeberrimo pas de quatre di Swan Lake può riservare sorprese esilaranti per la eccessiva personalità di un cignetto, e dove è impossibile non sorridere delle angosciate piroette di dame vittoriane o della disperazione di romantiche principesse perfette nel bilanciarsi sulle punte, ma provviste di muscolature e corporature da uomo.

Costumi: Mike Gonzales Musiche: P.I. Chajkovskij, L Minkus, J. Cage
Produzione: tour italiano a cura di ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna

“ Mercoledì 14 marzo al Politeama Rossetti masterclass con Les Ballets Trockadero de Montecarlo: farà lezione il danzatore Raffaele Morra. La lezione si terrà dalle ore 14, durerà 90 minuti e sarà gratuita. Ancora possibili le ultime iscrizioni. La masterclass sarà aperta anche agli uditori”. Dopo il successo delle Masterclass condotte da Janet Eilber della Martha Graham Dance Company, e da  Carlos Neto di “Blaze”, è ora la volta di studiare danza con i danzatori de Les Ballets Trockadero de Montecarlo. L’appuntamento con i divertenti – e bravissimi – Trocks è per il 14 marzo alle 14: il danzatore Raffaele Morra, membro della compagnia, farà lezione a 25 allievi. La lezione sarà sulla tecnica classica, i partecipanti dovranno essere uniti di scarpette da punta o mezza punta. Per iscriversi basta inviare un curriculum alla mail greta.petronio@ilrossetti.it entro lunedì 12 marzo. La lezione sarà gratuita e aperta agli uditori e si terrà sul palcoscenico del Politeama Rossetti. A seguire tutti i Trocks terranno la loro “classe” preparatoria allo spettacolo: coloro che avranno seguito da allievi o uditori la Masterclass saranno invitati a seguire anche questo affascinante momento di preparazione.

Per informazioni: sul sito www.ilrossetti.it; inoltre il Teatro può essere contattato telefonicamente al centralino 040.3593511.




Trieste – al Teatro Stabile :Nutcraker di Tchaikovsky dal 7 al 10 marzo in prima ed esclusiva italiana.

Applaudito da oltre un milione di spettatori, ripreso per settimane al prestigioso Sadler’s Wells di Londra per la recente Christmas Season, il capolavoro di Matthew Bourne Nutcracker! sceglie di toccare in tutta Europa (al di là dei confini del Regno Unito) solo il palcoscenico del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, con lo straordinario allestimento rinnovato, per celebrare il ventennale dello spettacolo, che ha debuttato – con molto clamore – al Festival di Edimburgo nel 1992… dopo il tributo caloroso dello scorso anno al  genio di Bourne,  in occasione del suo Swan Lake è per  lo Stabile regionale, un’enorme soddisfazione ospitare il NUTCRACKER. Nutcracker!– assieme ai musical Elisabeth di Michael Kunze e Sylvester Levay che sarà in scena dal 26 aprile al 6 maggio e a Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber che replicherà dal 15 al 20 maggio – è uno dei titoli di grande richiamo turistico, oltre che di alta qualità artistica, della Stagione 2011-2012. Per questo motivo lo spettacolo è stato presentato martedì 6 marzo al Politeama Rossetti nel corso di una conferenza stampa cui erano presenti il direttore dello Stabile Antonio Calenda e Federica Seganti, Assessore regionale alle attività produttive, che ha sostenuto questi eventi.   I tre spettacoli, tutti in esclusiva per l’Italia, sono il risultato di un lungo lavoro di costruzione di rapporti, intessuti dal Teatro Stabile regionale con realtà estere di alto profilo, per assicurare al pubblico della regione spettacoli di danza e di musical che soddisfino elevati standard qualitativi e artistici a livello di resa musicale, cast, allestimento. Un tipo di proposta che – si è notato già negli anni passati – ha richiamato l’attenzione non solo degli spettatori della regione e del Triveneto, ma anche delle vicine Austria e Slovenia. Un bacino che s’intende incrementare anche in forza del fatto che simili spettacoli non presentano fondamentali barriere di comprensione. La statura di questo Nutcracker! è notevole: vi si esprimono appieno infatti il temperamento irriverente, lo stile e la competenza raffinatissimi e l’inventiva di Bourne, capace di unire la più libera, trasgressiva ispirazione all’eleganza più rispettosa e limpida. Non a caso Bourne è uno dei registi-coreografi più premiati e corteggiati a livello internazionale…  Matthew Bourne possiede un particolare talento nel rileggere con spirito personale e anche ironico, corrosivo, titoli universalmente noti: non poteva mancare un canone del balletto che incanta il pubblico da oltre cent’anni, Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky. La danza gli offre gli strumenti per una  versione declinata nel segno della libertà e dell’attualità.  Avvicinare la favola alla sensibilità contemporanea, è uno dei cardini del lavoro di Bourne: dunque anche Nutcracker! prevede alcuni cambiamenti importanti che non scalfiscono però il senso profondo dell’originale. Nessun salotto borghese con il grande albero di Natale addobbato aspetta i bambini protagonisti della fiaba. L’azione è trasposta in una scena dal sapore dickensiano: è il grigio orfanotrofio retto dal Dottor Dross e dalla moglie, con un abete rinsecchito e una festa che è solo una messinscena per convincere i benefattori a lasciare agli sfortunati ospiti, delle offerte che poi intascheranno i Dross. Addirittura la famosa figurina che dà il titolo alla favola è sostituita da uno strano manichino…Ma la piccola Clara può trasformare questa algida realtà in un sogno delizioso. Fugge assieme ai compagni e al suo Nutcracker, per vivere – nel secondo atto – un’avventura accesa di mille colori e d’incredibili dolcezze (ci saranno un party-rock – su musiche di Tchaikovsky! – e una torta glassata che merita applausi al suo svelarsi…). Una fuga attraverso cui la protagonista conosce la tenerezza del primo amore, il gusto amaro dell’invidia, l’esaltante sensazione della libertà che il coreografo concretizza nel sortilegio della Danza dei Fiocchi di Neve, trasformata in un’indimenticabile corsa sui pattini da ghiaccio che ricorda i film di Sonja Henie. Il tutto retto dalla danza di ineccepibile livello – nella tecnica e nell’espressività – della compagnia New Advwntures di Bourne. «Con la crisi che c’è oggi – ha confidato in una recente intervista al Corriere della Sera – la gente vive davvero nel grigiore dell’orfanotrofio. Perciò ho reso ancor più scintillanti i colori del secondo atto. I miei sono infatti balletti per famiglie: penso ai ragazzini abituati ai videogame più violenti, ma anche agli spettatori più riottosi alla danza. Mi considero uno storyteller, un cantastorie». Vale la pena di seguirlo, il suo dono infatti è inestimabile: danza di alto profilo da cui sgorgano emozioni e poesia.

Fanno parte del cast Madelaine Brennan, Daniel Collins, Phil Jack Gardner, Tom Jackson Greaves, Merry Holden, Sophia Hurdley, Carrie Johnson, Nicole Kabera, Mari Kamata, Dena Lague, Katy Lowenhoff, Katrina Lyndon, Kate Lyons, Etta Murfitt, Jamie McDonald, Adam Maskell, Daisy May Kemp, Liam Mower, Leon Moran, Luke Murphy, Dominic North, Gavin Persand, Alastair Postlethwaite, Edwin Ray, Danny Reubens, Ashley Shaw, Chris Trenfield,    Hannah Vassallo, Neil Westmoreland, Chloe Wilkinson, Daniel Wright. Nutcracker va in scena a Trieste, ospite del cartellone Danza dello Stabile regionale in esclusiva italiana, da mercoledì 7 a sabato 10 marzo. Le repliche sono tutte serali e doppie (con spettacolo anche pomeridiano alle ore 16) nelle giornate di giovedì e sabato.I biglietti ancora disponibili si possono acquistare  presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile del Friuli Venecia Giulia  e attraverso il sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche allo 040-3593511. La Stagione 2011-2012 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste.

(la redazione culturale)




Can Can , questo “sconosciuto”?

Ieri sera, al Comunale di Cormons, ho potuto assistere a “Can Can”, l’operetta americana (e questo l’etichetta da subito) proposta in versione italiana dalla Compagnia Corrado Abbati. Quasi due ore soprattutto di musica ben eseguita (ma registrata) di Cole Porter. E qui devo dire che non ho compreso allora l’ambientazione a Parigi della “trama” (assolutamente inconsistente): il sapore di musical tipicamente newyorkese e persino alcune insinuazioni di jazz hanno un pò urtato la mia esigenza di tradizione.Ma tant’è: così è stata voluta e creata da Porter e nessuna colpa può avere la Compagnia Abbati.

La Belle Epoque, dove trionfò il can can richiama Francia, Parigi, Montmartre e di là non si sfugge. Il Can Can fu danza scatenata, nata dalla fervida creatività musicale di Jacques Offenbach (ne fu inserito uno anche alla fine della famosissima Danza delle Ore di Ponchielli, nell’opera “La Gioconda”), poi uno spettacolo di grande successo a Broadway, con 5 anni di repliche alle spalle, infine un film con Frank Sinatra, Shirley Mc Laine, Louis Jourdan e il grande Maurice Chevalier.
Chi non ricorda le deliziose canzoni: I love Paris; C’est Magnifique; Let’s Do it..?
La nota veramente negativa di questa produzione è che non si è vista una brochure di sala, un programma fornito dalla Compagnia nè sono riuscita a trovare il nome degli interpreti nemmeno cercando sul link della Abbati! Peccato perchè la Signora che apriva il primo quadro meriterebbe d’essere citata per la splendida voce, l’estensione vocale e la bella ironia che ha caratterizzato il suo personaggio (la moglie del Giudice interpretato da Abbati); il rammarico è anche nel fatto che la Signora ha cantato quell’unico brano (titolo? non pervenuto) e poi la sua sonorità ha spiccato nuovamente solo nel coro finale. Abbati, sobriamente elegante ed ironico, in sicurezza di mestiere. Ma…gli altri? Chi sono? Come citarli?
L’altra voce decisamente adatta al ruolo, quella del secondo Giudice: nitida e gradevole. Bravo Signor…..!
Stenderei un velo sulle coreografie chiaramente adattate al corpo di ballo: carine e volonterose le ragazze, incerti e meno dotati i ragazzi. In compenso gradevolissimo il risulato dei brani corali in cui tutti gli artisti si sono cimentati. Le scenografie avrebbero bisogno di una ripassata di manutenzione (la scala semicircolare sul fondale sarebbe stata un ottimo pretesto per movimentare regia e coreografie) mentre i costumi li ho trovati molto belli e curati…forse un pò esagerati nei colori ma si sa, il can can è una danza un pò sguaiata e così tutto il suo contorno. Della trama non dico perché “fragile”: che il Can Can fosse sempre nell’occhio del ciclone della società dei benpensanti è cronaca dell’epoca e Porter l’ha usata solo come contenitore di canzoni gradevoli. Il pubblico, numerosissimo, ha apprezzato comunque lo spettacolo, più di me.

Cynthia Gangi

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Can Can” arriva nei teatri del circuito ERT

Il musical “Can Can” al suo debutto portò al successo un brano straordinario come “Night and Day” di Cole Porter e sbancò il botteghino quando divenne film per l’interpretazione di Frank Sinatra, Maurice Chevalier e Shirley MacLaine. Ora, grazie alla Compagnia Corrado Abbati, “Can Can” arriva nei teatri italiani. Il musical sarà ospite del circuito ERT per tre serate: mercoledì 8 febbraio al Teatro Verdi di Maniago (ore 20.45), giovedì 9 febbraio all’Auditorium Aldo Moro di Cordenons (ore 21) e venerdì 10 febbraio al Teatro Modena di Palmanova (ore 20.45). La regia dello spettacolo, come da tradizione della Compagnia, è affidata proprio a Corrado Abbati.  Detto del film, datato 1960, il musical “Can Can” al suo debutto a Broadway rimase in scena ininterrottamente per cinque anni. Una sferzata di buon umore si potrebbe indicare come il motore di questa edizione dove la storia del Can Can è raccontata fra sontuose ambientazioni, magnifici costumi, scene di danza mozzafiato e una musica indimenticabile. A differenza del film, che privilegia la commedia, questa versione teatrale restituisce alla musica la sua integrale espressione, creando ritmo, allegria e quel sentimento che riverbera su tutto lo spettacolo, rendendolo trascinante ed energico. A Parigi, in piena Belle Epoque, trionfa una nuova travolgente danza: il can can. Purtroppo, però, “l’indecente” can can viene ben presto proibito perché danza concepita per incendiare menti, animo e intime fibre di chi vi assiste. Ciò non impedisce alla proprietaria di un caffè di metterlo comunque in scena, con grande gioia dei suoi clienti. La donna può permettersi di ignorare la legge grazie alla sua amicizia con un disinibito giudice. Drastici cambiamenti sono però all’orizzonte allorché un giovane e intransigente magistrato decide di porre fine a questa scandalosa situazione. Quello che il giudice non sa è che il divertimento è appena cominciato: un girotondo di esilaranti equivoci coinvolgono una serie di pittoreschi e simpatici personaggi sino all’immancabile lieto fine.  Per informazioni visitare il sito www.ertfvg.it oppure contattare il Museo Coricama di Maniago (0427.709063), il Centro Culturale Aldo Moro di Cordenons (0434 932725) e il Teatro Modena (0432 924148).




DNA: la danza come arte, piacere e divertimento

A meno di un anno dalla nascita, ieri, venerdì 3 febbraio 2012, è stata inaugurata a Udine la terza sede dell’Associazione Sportiva Dilettantistica DNA, la danza dalla “A” alla “Z”.
Le lettere A e Z – dice la direttrice artistica Samantha Rosini – simboleggiano una danza completa e dettagliata offerta come stimolo in un contesto dove la didattica non si pone come unica finalità. A questa – prosegue – si cerca sempre di affiancare il divertimento e il piacere che deriva dalla passione comune per quest’arte.
La direttrice artistica è uno dei dieci soci fondatori, tutti tricesimani di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che nel marzo del 2011 decisero di fondare la DNA in collaborazione con “Giovani Attive Promesse” (GAP). Dopo essersi concretizzato nell’Associazione, il sogno di poter esprimere al meglio la propria personalità di giovani ballerini ha trovato ampio consenso nelle sedi di Tricesimo, Nimis e Udine: numerose sono state le adesioni ai corsi e gli appuntamenti quali stage e saggi.

Questi elementi hanno contribuito a creare un gruppo di persone unito e soprattutto solidale, a cominciare dalla segreteria gestita dalla gentilissima signora Caterina, fino ad arrivare agli insegnanti delle diverse discipline tra i quali ricordiamo le due eccellenze Veronica Bernardis (Ika) e Giovanni Leonarduzzi (Gava) la cui bravura è stata più volte riconosciuta sia a livello nazionale che internazionale.

Alessia Spadaccini
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Corpi e sonorità

La rassegna per la nuova danza “Off Label” organizzata da Lo Studio di Udine (Arearea), domenica 15 gennaio ha proposto ad un folto pubblico i lavori di due compagini della danza contemporanea italiana: Vera Stasi (nata a Roma negli anni ’80 ma con sede a Tuscania dal ’97) e Raffaella Galdi che , però, ha ideato e realizzato il suo progetto in Germania (Tanzwerkstatt Braunschweig come co-produttore).Entrambi le pieces sono al femminile: il primo “Figure sonore” vede 4 interpreti (tra cui l’udinese Nadia Scarpa) impegnate nel rendere musicale il corpo attraverso le mani, i piedi che colpiscono il suolo e il corpo stesso producendo suoni e tonfi dai ritmi sempre più complessi.

Le quattro ballerine , molto concentrate e forse un pò troppo serie, non hanno sbagliato nulla rivelando ore e ore di prove alle spalle di questa complessa “storia” sonora. Personalmente ho notato proprio in Nadia Scarpa dei guizzi di partecipazione che mi sarebbe piaciuto vedere anche nelle altre: se c’è una caratteristica della danza contemporanea italiana che non riesco ad apprezzare del tutto è la “seriosità”, quel muoversi (nel caso delle donne) come delle gheishe tristi…eleganti ma sempre un pò mortificate, talmente diffuso che nessuno se ne accorge più (tranne la sottoscritta?). Musica inesistente-volutamente- ma solo un metronomo invisibile a dare il via a molte di queste partiture per mani, petti, spalle, gambe, guance e piedi; a metà della mezz’ora si sentiva l’esigenza di un inserimento musicale ma così non è stato.Lavoro comunque interessante per la grande ricerca e l’impegno profuso dalla compagnia.

Nella seconda proposta, la presenza scenica di Raffaella Galdi è interessantissima: esordisce con un assolo in un disegno luci, pensato da lei stessa, minimo ma sufficiente a metterne in risalto la versatilità di interprete sia morbida che potente, capace di occupare lo spazio velocemente così come di riempirlo stando quasi ferma sul fondale. Sa catturare l’attenzione al di là di quello che vuole comunicare perché, che balli o no, C’E’. Per questo ho percepito come un calo di atmosfera all’entrata dell’altra interprete (Eva-Sophia Sutter): sembrava di assistere sì, come voluto, ad un incontro fra due persone ma, nello specifico, tra l’insegnante e la sua allieva; credo proprio per la fortissima personalità della Galdi rispetto alla presenza efebica e un pò neutra della Sutter. La maggior parte delle sequenze in coppia, anche se ripetute, sono risultate efficaci e le musiche, la voce, i suoni scelti molto gradevoli. Ma se potessi, rivedrei volentieri soprattutto l’assolo iniziale della Galdi per apprezzarne ancora la bella qualità del movimento.

Cynthia Gangi

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_Hom1n1Lupus_ gli Arearea CI raccontano

Consiglio a tutti i miei lettori di  visionare su YouTube alcuni spezzoni della Hofesh Schekter Company o della Batsheva Dance Company: a chi crede  che di danza non interessi nulla, magari perché convinto sia rimasta ferma a lustrini e sdolcinature, potrebbe essere molto utile comprenderne invece la forza energica che, specie all’estero (e come al solito, un ahimè ci sta), ha ormai pervaso corpi e palcoscenici. E perché suggerisco preventivamente questo? Per comprendere, poi, che non serve necessariamente “emigrare” per vedere buona, sana danza altrettanto efficace: basta cogliere le occasioni offerte dagli Arearea, a Udine. Finalmente DANZA. Finalmente energia, comunicazione senza tanta filosofia, senza gesti ripetitivi e ripetuti al parossismo, ma DANZA.Corpi che si offrono generosamente nel movimento continuo, forte, volitivo eppure anche morbido, fluido. Ieri sera, alla terza e penultima replica del nuovissimo lavoro di Roberto Cocconi e Luca Zampar mi sono decisamente tirata su di morale (da addetta ai lavori parlando): stanca di non-danza, stanca di alienazioni in palco ecco presentarsi quattro uomini primitivi e attualissimi allo stesso tempo. Per comprendere di più il lavoro drammaturgico, lo studio profondo che sta dietro ogni ideazione coreografica di questo tipo, vi rimando alla brochure di sala perché questo spettacolo VA VISTO e basta: si spiega da sè, senza parole e intellettualismi eppure non è mai didascalico, nemmeno quando con un sorprendente inserimento di una canzone del Trio Lescano tra tanta musica di autori islandesi e un cross-over tra vari stili contemporanei, 3 degli interpreti motteggiano con ironia incombendo sul quarto a terra, impaurito. Nemmeno quando c’è lotta di conquista. Tutto quello che riguarda i 4 uomini è ancestrale: i loro ritmi, la loro forza fisica, il contatto con la terra-così animalesco, reattivo, istintivo – gli indumenti di Margherita Mattotti  sontuosamente “grezzi”. Invece l’ambientazione scarna, i riflessi metallici dell’inesorabile presenza del Monolite (di  Kubrickiana memoria) rimanda a un Futuro gelido in cui tutto è già deciso: come un Grande Fratello incombente, il Monolite (sapientemente mosso, dall’interno da Emanuele Gereon e con le luci esatte di Claudio Parrino) fa nascere i quattro corpi, li risveglia, li dirige, offre loro stimoli ma anche limiti di spazi. Perché è lì, in quel luogo che si deve
consumare la storia dell’Umana sopravvivenza e sopraffazione (Hobbes voluto e citato).Vorrei parlare anche degli interpreti ma ci vorrebbe un articolo per ciascuno. Li cito perciò  brevemente considerando ogni loro performance ottima: Bernardo Cecioni- il Potente; Roberto Cocconi-l’Elegante; Giovanni Leonarduzzi-il Sorprendente; Luca Zampar-il Vincente…ma non Vittorioso. _Hom1n1Lupus_ coinvolge e cattura anche fisicamente: i subwoofer volutamente potenti, risuonavano anche nei corpi del pubblico a richiamare echi tribali e  innati . _Hom1n1Lupus_ è
come il buon vino: più si avvarrà del tempo, migliore diventerà. Da vedere e riconoscervi la personale Appartenenza al genere umano.

info@arearea.it
lostudio@arearea.it
www.arearea.it

Immagini tratte dal sito della Compagnia Arearea.

Cynthia Gangi

© Riproduzione riservata