lunedì , 14 Giugno 2021
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ENDURO…CI PIACE!

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Domandare ad un endurista perché ha scelto l’Enduro piuttosto che uno sport di squadra è come chiedere ad un “Lupo di mare” perché non fa pallanuoto… forse nemmeno se l’è chiesto….probabilmente nemmeno ti risponde: sale sulla sua moto e se ne va. Piaccia o no. O, magari, non la finirà più di parlare (ma non di parlarTI, bada bene) di TASSELLI, SOSPENSIONI, GAS, FORCELLE…. di fango e ghiaie.

Questo è l’unico modo per “salirci” anche tu, “tu che stai a fare domande”, su quella moto. Perché l’endurista spesso sembra fuso con il suo mezzo, come un tempo, forse, lo erano i cavalieri con il loro cavallo. Cambia la velocità, ma non i paesaggi (gente di foresta questa qui). Cambia la veste ma resta una corazza a proteggerli da incidenti e sguardi indagatori. Sono tutti misteriosi e affascinanti quando li vedi sfrecciare, con quei caschi/cimieri: dentro, dietro potrebbe esserci chiunque…dal ragazzo all’uomo fatto oppure una donna, tutti desiderosi di un tipo di libertà non facile da trovare nel quotidiano. Al ritorno da un’esperienza in Ellade (Evia Rally-edizione 2012), ce la fai a convincerne uno a venire in un bosco (pare che l’Endurista sia un esemplare facilmente adattabile a questo habitat) e a farsi intervistare.

Il soggetto in questione, si posiziona su una panchina e poi… meglio registrarne la voce che, dopo i primi tentennamenti, è impossibile stargli dietro con la penna; così ti catapulta là, a picco sul mare che non sai quando è roccia fusa in azzurro o se è il cielo stesso che si è liquefatto rotolando giù, insieme a sassi grossi e terra secca.

Corri, curvi, sali, sfiori cespugli scuri, rischi decapitazioni causa querce o faggi autoctoni a fare tunnel fitti. Passi sotto anche tu, puoi stupirti della sensazione di tetto a volta che formano, in alto, i rami baciandosi e, dopo una curva, arresti il respiro su un nuovo strapiombo blu. Ma non il gas. Quello no, quello lo moduli ma non lo fai morire. Si prosegue. Niente ti ferma, se non poche cose in agguato ma preventivate:

 

cadute: a questo endurista qui, ad esempio, è successo quasi alla fine del primo giorno (nella “Speciale).. e dato che è qui davanti , sano e salvo, vediamo di capire cosa accade TRA Enduristi, nel momento del bisogno. E racconta che ben 2 concorrenti che lo seguivano (“Io stavo navigando e loro erano alla mia ruota.. probabilmente si erano persi, forse col roadbook non aggiornato o che non gli funzionasse più il trip, il chilometraggio e mi stavano seguendo”) si sono fermati; accertati che non si fosse fatto nulla di grave, lo hanno aiutato a spostare la moto dal ciglio dello strapiombo; uno dei due (tedesco e rimasto sconosciuto) ha anche fatto una saldatura – con il suo bi/componente – al serbatoio che , danneggiato, perdeva … Quindi, dedurre che ci sia collaborazione e spirito di corpo in uno sport individuale come questo, è lecito… e ci piace molto. Vengono in mente quelle stesse regole comportamentali – non scritte – di chi va a camminare in montagna: dal salutarsi incontrandosi lassù, dal lasciare il passo a chi sale fino all’aiuto reciproco in caso di necessità… Ci piace. Si somigliano – Montanari ed Enduristi – nella solitudine scelta e nel silenzio necessario. In più, qui, c’è il valore aggiunto che questi non sono lì a passeggiare, ma sono concorrenti/rivali di una stessa gara. Ci piace, ribadito.

 

incidente tecnico: All’ Endurista sempre seduto qui, ad Evia è andata bene, se si fa eccezione del serbatoio sopra descritto più i vari accadutigli dagli esordi (nel 2008)… ma sorvola: è passato. PUNTO.

 

stanchezza: La stanchezza viene citata per ultima ma, in realtà, è la Nemica n° 1: pèrmea le performances, tutte, come un “convitato di pietra” che – pur non voluto – SAI che potrà presentarsi e arrivare più o meno lentamente, insinuandosi cominciando, subdola, dai tuoi pensieri; suggerirà che “non ce la fai più”; ti farà notare che “hai le gambe che stanno diventando di cemento e le braccia di marmo pronto a sbriciolarsi”; convincerà il corpo che hai “troppa sete e troppo caldo”…………….. Quindi, 2 le opzioni: FERMARSI o ascoltare altro da questo. L’opzione scelta farà la differenza tra te e …Te. Perché “il piacere di confrontarmi con me” è quello che mi risponde l’Endurista, dalla panchina, quando riesco ad infilare una delle rare domande: “Ma.. dammi un motivo per cui scegli di sottoporti a prove così lunghe e faticose.” Quindi esce – UN ME – quello del “prima che tutto inizi” emozionato e nervoso e meno definito, tutta una confusione di notte passata a studiare il roadbook e pre-occupazioni; poi c’è – IL ME – che riesce a portare a termine la gara, TUTTA, fino all’ultimo giorno, senza sapere ancora nulla del piazzamento. LA DIFFERENZA.

Gli uccellini stanno esagerando: in questo limitare di bosco la fanno da padroni e, a tratti, la voce dell’ Endurista è sovrastata dal loro cinguettio… ma si parla proprio di Natura ora e forse si sentono coinvolti; l’intervistato dice che la maggiore attrazione, per lui, sono i paesaggi che il rally a grande raggio ti permette di gustare e vivere… mentre racconta, si ritorna lì, sopra il mare d’Ellade a “navigare” all’asciutto di paesaggi , in contrasto, brulli (brullo? si può dire? non senti che c’è il rumore di sassi che rotolano, dentro?). Ad interrompere quella corsa greca, ci si mette un picchio nostrano e il pilota va in sottovoce istantaneamente: sussurra parole da osservatore attento ai colori, fotografa piccole cose e le aggiunge ad un album già zeppo, ma non ancora completato.

Fatto sta che l’ultima sera, il nostro bucolico motorallysta stava bevendo con i due amici di stanza (Filippo e Maurizio ) durante le premiazioni, con un già certo Primo posto del solito Catanese (gran bel ragazzo , aggiungerei)…quando sente annunciare, al Secondo, il proprio nome : Alessandro Tarallo…. “Che faccio? Vado?” ed una pacca sulla spalla dei due compagni sancisce che “Sì” non c’è altro da fare che prendersi quell’emozione, quel posto, quell’annuncio, quella soddisfazione anche di stare accanto ad un campione riconosciuto come Francesco…TUTTO. Anche la sensazione che a farcela è stato IL ME migliore: quello che prova, tenta, cade, risale, persiste, esperisce con maggiore saggezza, comprende gli errori e cerca di non ripeterli, riprova umilmente…VINCE!

CI PIACE.

Cynthia Gangi

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