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VENEZIA: XIX RADUNO DEI NEO-TEMPLARI

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Nella splendida cornice di Palazzo Vendramin-Calergi, sede del casinò di Venezia, si è svolto sabato 26 maggio il XIX Raduno Nazionale dell’Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem, l’istituzione neo-templare fondata a Parigi nel 1804. Alla presenza del Gran Priore d’Italia Walter Grandis, del Gran Priore Vicario e del Gran Priore Onorario, di alcuni membri  dell’Ordine dei Cavalieri di San Marco e dei membri del Capitolo Nazionale ha avuto luogo la cerimonia inaugurale nella sala del piano nobile. Il Gran Priore Grandis, nel suo discorso di apertura, ha auspicato che l’Ordine torni a dotarsi di una veste militare, intesa non nel senso di una struttura armata, bensì in quello di munirsi di una potente corazza morale, facendo scudo per l’azione con una solida base di valori. Oggi più che mai, nell’incerto scenario che si prospetta, è fondamentale che si portino avanti valori quali la solidarietà, la fratellanza, l’eguaglianza sociale. E se i cavalieri templari improntavano la loro azione alla difesa del Tempio, oggi la difesa deve avere come oggetto l’interiorità, il “tempio” che vi è in ognuno di noi.

La giornata si è articolata in vari eventi. Al discorso di inaugurazione, preceduto dall’inno nazionale, dall’ingresso di cavalieri e dame e dall’introduzione dei labari, è seguita la lettura del messaggio di saluto inviato dalla Segreteria della Presidenza del Consiglio. Un messaggio di riconoscimento dell’attività svolta negli anni e degli obiettivi che i membri dell’Ordine neo-templare perseguono. Messaggio che è divenuto una consuetudine come confermano gli attestati di stima in occasione delle manifestazioni indette dal Gran Priorato, tributate negli anni passati dallo stesso Napolitano, dai Presidenti Ciampi e Cossiga. Il Gran Priore ha elencato le finalità cui il moderno cavaliere deve mirare nella sua azione nella vita sociale; è emerso l’auspicio che gli italiani potranno uscire dalla crisi soltanto attraverso l’insegnamento goethiano del fare, dell’azione continua e costante che si accompagna al ragionamento, al pensiero, al dire.

Momento di particolare emozione è stato quello dell’assegnazione della prima edizione del Premio Frammenti a Mario Trematore, il vigile del fuoco che salvò la Sacra Sindone nell’incendio di Torino del 1997. Trematore ha ripercorso alcuni momenti della propria esistenza, una vita segnata dalle privazioni e dalle difficoltà. Il ricordo del salvataggio della reliquia dallo spaventoso incendio nel duomo torinese è ancora vivido nella memoria del protagonista, che ha sottolineato come in quella notte si sentisse guidato da una forza interiore capace di manovrare i suoi passi. Una fede che ha permesso al pompiere di compiere un’azione insperata. Vicenda esemplare quella descritta e rivissuta da Trematore, in cui la fede diventa elemento essenziale della vita, forza propulsiva, cemento che ci unisce. Il messaggio è stato rivolto dal Gran Priore soprattutto ai più giovani, con la consapevolezza che il seme di valori come l’onorabilità, la virtù e il rispetto possano dare i frutti migliori proprio nelle giovani menti che per predisposizione d’animo sono atte ad accoglierle. Non si tratta di arroganza intesa come senso di superiorità e disdegno nei confronti degli altri, ma come forte consapevolezza di sé e della propria dirittura morale: questo in sintesi l’insegnamento dei templari.

Il pomeriggio è proseguito con la conferenza tenuta dallo storico friulano Angelo Floramo, che ha sintetizzato i risultati delle sue ricerche storiche attorno alla chiesa della Maddalena di Venezia e alla presenza dei templari nella città lagunare. Nella controversa discussione sul nome del committente della chiesa costruita nel 1222, lo storico ha affermato che numerosi indizi rimandano ai Balbo, che sarebbe un soprannome della nobile famiglia di cui fu capostipite un certo Ezzelino. Si ipotizza che fosse proprio Ezzelino III, alfiere dei templari, ad impegnarsi nel progetto ambizioso di edificare una chiesa intitolata alla Maddalena. Vi sono vari elementi architettonici e decorativi che vanno riferiti a simboli della tradizione templare. La chiesa è a pianta circolare con copertura emisferica che richiama il Pantheon greco; sopra al portale di ingresso una lunetta con bassorilievo di simboli massonici reca la scritta “Sapientia aedificavit sibi domum”. La sapienza si è costruita una casa per sé, recita il verso, e sappiamo quanto la sophia nella tradizione templare sia associata alla Maddalena. Floramo ha saputo incantare la platea con la sua capacità oratoria, calibrando l’esposizione tra piglio acuto dello storico, precisione dettagliata ed efficace relazione dei fatti. Invitando a seguire l’esempio del vigile del fuoco Trematore, si è detto convinto della capacità dell’uomo di riconoscere i segni, le tracce che si manifestano nel reale come simboli di un percorso di senso ben preciso. Se nella tradizione che si è imposta verso la fine del VI secolo con Papa Gregorio Magno, la Maddalena assume il ruolo della peccatrice anonima di cui si fa menzione nel Vangelo di San Luca, c’è tutta una filiazione storica che la identifica come simbolo della pistis, della conoscenza. Il suo nome si lega a quello del viaggio di iniziazione alla conoscenza, al sapere puro, il cardine sui cui si è imperniata l’azione dei templari nel corso del medioevo.

A conclusione della cerimonia, il pianista e compositore Enrico Vallone, apprezzato interprete del repertorio romantico e vincitore di premi e concorsi sia a livello nazionale che internazionale, ha eseguito una serie di brani di sua composizione ispirati al tema dell’amore. Maya, questo il titolo del lavoro prodotto nel 2011, si configura come un lungo racconto pianistico, improntato alla narrazione dell’amore in tutte le sue forme. L’amore è dunque il filo rosso che lega tutti questi brani, una forza creatrice – questo significa maya nella lingua sanscrita – che innerva la materialità di cui siamo intrisi come essere umani, che colloca l’uomo in una dimensione spirituale superiore. Facendo proprio l’augurio del Gran Priore, Vallone ha voluto lanciare un messaggio di speranza alle giovani generazioni, spronando a riconoscere il sentimento amoroso in ogni sua manifestazione e ad abbandonarsi ad esso nella sua interezza.

Il Gran Priore Walter Grandis ha concluso la giornata ricordando l’incontro di domenica 27 maggio a Marano Lagunare e dando appuntamento a settembre per il prossimo raduno, previsto a Pordenone.

Vito Digiorgio

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About Vito Digiorgio

Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

Un commento

  1. Questo Ufficio Stampa, anche a nome del suo direttore Gran Priore Walter Grandis, ringrazia per il cortese e preciso articolo che “fotografa” in bella sintesi la giornata di sabato 26 maggio a Venezia. Un solo piccolo refuso è doveroso segnalare: Il messaggio di saluto giunto al nostro raduno non era della Presidenza del Consiglio bensì, come altre volte, della Presidenza della Repubblica ovvero dal Quirinale firmata dal Segretario Generale del Presidente Giorgio Napolitano, Donato Marra.
    Cordiali saluti e buon lavoro.
    Ufficio Stampa del Gran Priorato d’Italia.

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