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Tribes of Europa: la recensione della serie tv Netfilx sul futuro collasso del sogno europeo

Tribes of Europa: la recensione della serie tv Netfilx sul futuro collasso del sogno europeo

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Tribes of Europa

 

Il continente europeo nel 2074 è diviso in realtà tribali in conflitto tra loro. In seguito a un non ben definito evento catastrofico, avvenuto nel dicembre del 2029, tutti gli strumenti elettronici hanno cessato di funzionare e la civiltà in poco tempo è regredita a un nuovo medioevo.

In quella che una volta era la Germania, le due fazioni principali sono ai ferri corti: lo stato militare dei Crimson, evolutosi dai rimasugli dell’esercito comune europeo, e la nazione feudale dei Crow, rigidamente divisa in caste, competono per riunificare l’Europa sotto i propri vessilli.

Ma un velivolo atlantideo si schianta nel territorio degli Origini, piccola tribù che vive ai margini di una foresta, abbattuto dai Crow. Questi ultimi e i Crimson si attivano per cercare un misterioso cubo, in possesso del pilota atlantideo, portatore di un messaggio inquietante: una minaccia proveniente dall’oriente sta per investire il continente europeo.

Gli Origini vengono travolti dagli eventi, e le strade dei tre figli del capo-villaggio si separano. Liv (Henriette Confurius), Kiano (Emilio Sakraya) e Elja (David Ali Rashed) si trovano a dovere lottare per sopravvivere, sognando di potersi un giorno ricongiungere.

Tribes of Europa: scontro tra due idee di Europa

I Crimson e i Crow sono entrambe due società militarizzate, ma questa superficiale apparenza nasconde differenze profonde.

I Crimson rappresentano gli ideali dell’originale progetto europeo: il rispetto delle varie identità culturali, l’aspirazione alla pace e alla libertà individuale, l’idea della guerra come di una necessità per difendersi dai nemici, la ricerca del compromesso e della negoziazione.

I Crow sono la loro antitesi: votati alla violenza, al saccheggio e inneggianti al diritto del più forte di calpestare il più debole, prosperano grazie allo sfruttamento feroce di una massa di schiavi, ottenuti razziando i territori vicini. Tuttavia hanno due caratteristiche che gli stessi Crimson gli invidiano: un alto senso dell’onore e l’incapacità di mentire.

In altre parole, in un certo modo le due tribù rappresentano gli ideali – e le debolezze – rispettivamente delle democrazie occidentali e degli stati autoritari, sia pure portati all’eccesso. Non ci è dato sapere chi dei due avrà la meglio, ma quando si tratta di venire alle mani l’approccio dei Crow è di certo il più efficace.

In ogni caso entrambe le fazioni sognano di riunificare di nuovo il continente, diffondendo la propria visione del mondo nel resto delle tribù.

Insomma si tratta dell’eterno ritorno del mito dell’Impero Romano, che nella fiction è stato coniugato in mille modi. Basti pensare alla saga di Star Wars, che vede opporsi alla concezione autocratica dell’Impero Galattico quello della Repubblica. Cambiano le ambientazioni, i periodi storici, le tecnologie, i contesti e i personaggi, ma la sostanza rimane la stessa.

Tribes of Europa: troppe ingenuità e troppi deja-vu

Uno dei principali limiti di questa serie risiede proprio nella mancanza di originalità. A mano che la storia si dipana, si ha la chiara sensazione di vedere cose già viste. La separazione di Liv, Kiano ed Elja richiama alla mente i fratelli Stark della serie Games of Thrones. Le ambientazioni urbane desolate e l’uso della violenza come forma di intrattenimento sociale fanno pensare a The Hunger Games.

Il personaggio di Liv ricorda molto Katniss Everdeen. la protagonista di quest’ultima serie. L’aeromobile atlantidea che si schianta nelle foreste abitate da società tribali che vivono in un mondo regredito tecnologicamente richiama il contesto della serie The 100.

Nella storia inoltre ci sono alcune ingenuità che rendono difficile immergersi nel racconto. Una fra tutte: come è possibile che i Crows abbiano abbattuto l’aeromobile atlantidea, tecnologicamente avanzatissima, dato che nel film non sembrano disporre di niente di più potente di un fucile o di una mitraglietta, mentre abitualmente le loro truppe sembrano prediligere il combattimento corpo a corpo con coltelli e spade? Non è dato saperlo, ovviamente.

Un altro elemento che fa sorridere i più smaliziati è che sia i Crimson che i Crow sono rigorosamente multiculturali e suddivisi tra diverse etnie, come impongono i canoni del politically correct.

Per una serie che fa riferimento a tribù che sopravvivono in un mondo regredito a livello medievale, la scelta di minimizzare ogni differenza etnica tra le fazioni in lotta sembra essere una scelta alquanto opinabile.

In tutta questa prima serie traspare la fretta di spiegare in solo sei puntate tutto il contesto nel quale si svilupperanno le successive, e il prezzo pagato in termini di scarsa godibilità e credibilità è elevato. Peccato.

Tribes of Europa: una serie che deluderà i fans di Dark

Dai produttori della triologia di Dark ci saremmo aspettati molto di più, francamente. Le due serie hanno in comune solo l’ambientazione in Germania, che per Tribes of Europa è un ulteriore limite, visto che magari a qualcuno piacerebbe sapere anche cosa succede negli altri territori del continente, visti i continui riferimenti al mito della vecchia Europa, nella quale – tra l’altro – viviamo.

In Dark i personaggi erano ben caratterizzati e il loro arco narrativo era curato nei minimi dettagli. In Tribes of Europe i personaggi sono piatti, non si evolvono e spesso le loro scelte sembrano essere immotivate o comunque scarsamente comprensibili.

Della magia e della fascinazione di Dark in Tribes of Europa non c’è traccia.

Certo, se si guarda questa serie senza porsi interrogativi, lasciandosi trasportare dalle scene di violenza e dal correre degli eventi, le sei puntate scorrono velocemente, ennesima occasione per un binge watching che riempie un pomeriggio.

Ma nella mente dello spettatore rimarranno ben pochi ricordi di quanto visto. Tribes of Europe è una serie come tante, senza personalità, e rischia di perdersi nel mare delle offerte presente nelle varie piattaforme di streaming, a meno di un miracoloso recupero nelle prossime stagioni. Peccato.

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Alessandro Marotta

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