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The Suicide Squad – Missione Suicida: la recensione del film di super-antieroi di James Gunn

The Suicide Squad – Missione Suicida: la recensione del film di super-antieroi di James Gunn

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The Suicide Squad - Missione Suicida

 

Bloodsport (Idris Elba) guida una squadra di improbabili super-eroi in una missione suicida nell’isola di Corto Maltese, dove governano lo spietato dittatore Silvio Luna e il suo braccio destro Mateo Suarez. Obiettivo: fare sparire ogni traccia del misterioso progetto Starfish, comandato dal bieco Thinker.

L’eterogeneo gruppo è formato dallo psicopatico vigilante Peacemaker (John Cena), la giovane e romantica ammaestratrice di topi Ratcatcher II (Daniela Melchior), il complessato Polka-Dot Man, capace di lanciare ondate di mortali punti luminosi, e infine l’ibrido uomo-squalo Nanaue, che sotto un fisico indistruttibile e poderoso nasconde una mente infantile.

Mentre un secondo team suicida attira i difensori dell’isola, venendo rapidamente spazzato via, i nostri (anti)eroi riescono a infiltrarsi nella giungla, riunirsi con la resistenza e penetrare nella capitale dell’isola, dove si trova il laboratorio fortificato nel quale si svolgono gli atroci esperimenti legati al progetto Starfish.

Nel viaggio verso il loro obiettivo, il team si riunisce con i superstiti del secondo gruppo suicida: Harley Quinn (Margot Robbie) e il colonnello Rick Flag (Joel Kinnaman). Mentre i nostri (anti)eroi si lanciano all’assalto del munitissimo laboratorio, attirando il grosso delle truppe governative, i ribelli assaltano la sede del governo, lasciata sguarnita.

Ma nessuno ha ancora fatto i conti con la creatura aliena custodita nei sotterranei del laboratorio, che costituisce la ragione d’essere del progetto Starfish…

The Suicide Squad – Missione Suicida: il trionfo degli antieroi

Il titolo di questo secondo episodio di Suicide Squad differisce dal primo (Suicide Squad, del 2016, di David Ayer) solo per l’aggiunta dell’articolo “The”, ma i due film hanno un’anima completamente differente.

The Suicide Squad forse costituisce una nuova tappa nell’evoluzione dei film di supereroi, una fase nella quale nessuno si prende troppo sul serio e l’autoironia è dominante. A cominciare dagli improbabili super-poteri degli (anti)eroi.

Questo è particolarmente evidente nella squadra suicida inviata come esca per attirare i difensori di Corto Maltese.

Oltre al colonnello Rick Flag e a Harley Quinn, essa comprende una barcollante donnola antropomorfa di nome Weasel (la prima a lasciarci le penne ancora prima che comincino gli spari), il ridicolo TDK, che può fare il solletico ai suoi nemici grazie agli arti removibili e volanti, l’aliena Mongal, che nonostante la buona volontà finisce per fare più danni ai suoi compagni che al nemico, Capitan Boomerang, che riuscirà a lanciare ben poche delle sue armi volanti, il bieco Savant, che dietro la scorza di duro combattente si dimostra essere un avvilente vigliacco, il buon Javelin, la cui unica funzione sembra essere quella di morire per dare a Harley Quinn la sua arma, dopo avere bofonchiato qualche frase con marcato accento teutonico, e il goffo Blackguard, che si rivela essere un emerito pagliaccio.

Anche nella squadra principale non si scherza in fatto di cialtronaggine. Polka-Dot Man è super-complessato, riesce a combattere solo quando vede nei suoi nemici l’immagine di sua madre, scienziata malata di mente che voleva fare a tutti costi dei suoi figli dei super-eroi, l’uomo-squalo Nanaue ha una mente infantile e non disdegna cibarsi dei suoi compagni di squadra, Ratcatcher II più che una prode combattente è la lacrimosa assistente psicologica degli altri membri del gruppo, mentre Peacemaker si rivela essere uno psicopatico, in perenne competizione con Bloodsport per accaparrarsi il titolo di migliore assassino.

Quanto a Harley Quinn, conosciamo già il personaggio, ormai pienamente padroneggiato dalla bravissima Margot Robbie, che ha avuto modo di perfezionarlo sia nel precedente Suicide Squad che in Birds of Prey e la Fantasmagorica Rinascita di Harley Quinn, di Cathy Yan, del 2020.

Insomma un’ammucchiata di personaggi diversissimi, accomunati da una sola cosa: nessuno di loro incarna il classico eroe senza macchia e senza paura. Un’ammucchiata di super-(anti)eroi.

The Suicide Squad – Missione Suicida: un film bizzarro e violento che sa far divertire fregandosene delle regole

L’eterogeneità dei personaggi non scade mai nel caos o nella citazione didascalica, ma è perfettamente amalgamata in una storia corale, nella quale è difficile individuare il personaggio principale.

The Suicide Squad è un film che rende palese l’amore per il cinema del suo regista e sceneggiatore, James Gunn, che si è divertito a realizzare una pellicola che prende per i fondelli gli stereotipi del genere, ricca di situazioni e dialoghi divertenti, spesso imprevedibile, con un ritmo serrato e che racconta una storia nella quale è bello farsi trasportare.

Un film che non si prende sul serio, tutt’altro, ma che riesce a intrattenere lo spettatore, tanto che le oltre due ore di racconto volano via e ci si trova ai titoli di coda senza neanche rendersene conto.

Un film che, alla fine, celebra gli ultimi, i reietti, gli abbandonati da tutti, perché è questo che in fondo sono i nostri (anti)eroi, molti dei quali però nascondono sotto le loro mostruosità e imperfezioni un cuore d’oro. Ed è questo cuore d’oro che alla fin fine tiene unita la loro squadra, alla faccia delle istituzioni che vorrebbero farne delle macchine da combattimento asservite al potere.

Ed è un bel messaggio, specie in questo scorcio di inizio millennio che ci vede sempre alle prese con la pandemia da COVID-19, che rischia di renderci sempre più impauriti, isolati e timorosi dei nostri simili.

Viva il cinema!

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