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The Head: la recensione della serie TV

The Head: la recensione della serie TV

The Head

 

Questa serie TV è ambientata nella stazione di ricerca antartica Polaris V. Il racconto comincia con la festa che il personale celebra per festeggiare la fine della stagione estiva. La maggior parte dei lavoratori è in procinto di abbandonare la stazione: solo dieci persone rimarranno a custodirla nei sei mesi di oscurità dell’inverno antartico.

Ma qualcosa non va per il verso giusto. Non c’è più contatto radio con lo sperduto avamposto nei ghiacci. La spedizione di soccorso trova solo due membri ancora vivi. Tutti gli altri sono morti violentemente. Tra mille difficoltà cominciano le indagini, che cercano di fare luce su quanto accaduto nel lungo inverno antartico, nella base isolata tra i ghiacci eterni.

Una serie che mette in scena un giallo alla Agatha Christie, con l’atmosfera di La Cosa, di Carpenter

I membri della spedizione rimasti chiusi della stazione durante l’inverno sono dieci, e muoiono uno alla volta in circostanze poco chiare. Difficile non pensare al libro Dieci Piccoli Indiani, di Agatha Christie, anche se nell’opera della giallista anglosassone nessuno dei dieci ospiti dell’isolata magione abbarbicata su Nigger Island sopravvive.

Le due storie tuttavia condividono l’ambientazione in un luogo isolato, dove un piccolo gruppo di personaggi viene falcidiato da morti apparentemente incomprensibili, e nel quale un team di investigatori cerca di capirci qualcosa. Nella base sperduta nel nulla, il rito che comincia la stagione invernale è che i dieci membri dello staff guardano il film La Cosa, di Carpenter.

Una pellicola che bene evidenzia il clima che si respira in questa serie TV, che in effetti nei primi episodi sconfina con l’horror, con una ambientazione angosciante, in cui l’ignoto e le forze scatenate della natura sembrano incombere sul manipolo di scienziati.

In questa serie TV il mondo scientifico non fa una bella figura

In realtà le forze oscure che colpiscono i membri della spedizione appartengono alla dimensione umana, l’elemento soprannaturale può essere evocato dall’ambientazione, ma è di fatto assente nella narrazione. Certo, il microrganismo in grado di eliminare anidride carbonica in maniera efficientissima, che è la ragione per la quale Polaris V è stata costruita, è un elemento fantascientifico, ma la mano che uccide in maniera efferata gli scienziati, uno alla volta, è umana.

Ed è proprio l’immagine della scienza a uscire malconcia dalla narrazione. Perché tutte le persone coinvolte hanno una doppia faccia, e, dietro l’apparenza dell’efficienza, della serietà e del nobile lavoro al servizio dell’umanità, nascondono segreti inquietanti e incoffessabili.

Nel corso della narrazione emerge un mondo scientifico sostenuto da rapporti umani aberranti e malsani, basato sullo sfruttamento di idee altrui e sul conflitto di interessi, dove quello che conta veramente è la carriera e il profitto, non importa quale sia il prezzo da pagare. Specie se lo pagano gli altri.

Una storia che si snoda su diversi piani temporali

Dopo la scena iniziale dei festeggiamenti, viene mostrato il preoccupato ritorno della spedizione di soccorso. Vengono trovati i due sopravvissuti, poi la storia si alterna tra il presente delle investigazioni, e i flashback che ci riportano a quanto successo nel lungo inverno antartico, grazie ai
ricordi di una giovane scienziata, che lentamente ricostruisce quanto è accaduto.

Ma su Polaris V niente è come sembra, e i colpi di scena si susseguono, fino all’inaspettato finale, capace di sorprendere lo spettatore più smaliziato. Molto apprezzabile l’alternarsi di momenti di azione pura, con altri più statici che lasciano la porta aperta a suggestioni esistenzialiste e tensioni da film horror.

The Head: una riuscita e accattivante serie TV

Difficile non rimanere affascinati da questa serie TV, che trasporta lo spettatore nella claustrofobica stazione Polaris V, a stretto contatto con un manipolo di scienziati che, inizialmente assimilabile a una grande famiglia, si trasforma in un universo distopico dove ognuno nasconde qualcosa, e tutti cercano di sopravvivere, lottando contro un nemico ignoto, senza potersi fidare di nessuno.

Una serie difficilmente collocabile in un genere definito, efficacemente recitata da un cast internazionale e multietnico, che ha il pregio di essere auto-conclusiva, cosa che le permette di non essere dispersiva e di trascinare lo spettatore verso il sorprendente finale.

Lo spettatore è avvertito: dopo avere guardato il primo dei sei episodi in cui è articolata, è facile essere trascinati in una seduta di binge-watching, rimanendo inchiodati davanti allo schermo fino alla fine della serie…

Alessandro Marotta

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