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In uscita il 15 aprile Francesco Di Lernia – Gaetano Magarelli AFFETTI E TASTIATURE

Digressione Music prosegue la sua preziosa opera di riscoperta e valorizzazione del repertorio classico e sacro legato alla Puglia con “Affetti e Tastiature”, album monografico dedicato alla scuola organaria napoletana a Molfetta. Spaziando dalle composizioni di Frescobaldi a quelle di Scarlatti fino a giungere a Gaetano Valeri e Baldassarre Galuppi, Francesco Di Lernia e Gaetano Magarelli, due talentuosi organisti dalla rigorosa formazione accademica, si sono avvicendati agli organi delle principali chiese di Molfetta, tornati al loro splendore originario dopo alcuni restauri. Il risultato è un lavoro di altissimo profilo culturale e musicale che non mancherà di emozionare non solo gli appassionati di musica classica, ma anche l’ascoltatore occasionale, il quale verrà rapito dal suono evocativo e senza tempo di queste opere d’arte.
La storia dell’arte organaria a Molfetta si perde nella notte dei tempi. I primi dati provengono dalle vicende relative all’antica Cattedrale (oggi Duomo di San Corrado), la fondazione della cui fabbrica risale ai secoli XII- XIII. Di un «organo molto elegante e magnifico» e di una «orchestra con organo screziato e dorato, con intagli e lavori con lo stemma del Pontefice al vertice», riferisce Michele Romano nel 1842 nel suo Saggio sulla Storia di Molfetta; Antonio Salvemini, nel Saggio Storico del 1878, scrive di un «grande organo fatto a spese del Capitolo della Cattedrale di Molfetta nel 1584 e tutto dorato ad oro di zecchino, il quale fu distrutto nel principio di questo secolo per essere stato dall’umidità del mare rovinato». Disorganiche sono le indicazioni archivisti- che oggi note; tuttavia, un atto del 1543, relativo ad un beneficio di jus patronatus laicorum, attestante l’esistenza di un altare «subtus organum», consente di arretrare di circa quarant’anni, rispetto alle indicazioni di Michele Romano, l’esistenza di un organo nella «maggior chiesa» di Molfetta. Inoltre, dagli atti della Visita del 1613 di Mons. Bovio si apprende dell’esistenza di due organi, presumibilmente un positivo posto in prossimità degli stalli riservati ai canonici ed un altro organo più grande situato sulla cantoria cinquecentesca ubicata sulla cappella di San Giuliano. Con alterne vicende (caratterizzate da manutenzioni ordinarie ed interventi di ampliamento dovuti ad organari locali quali Jacinto Jacobono, Giuseppe de Gregori, Pietro de Simone senior, Giuseppe Mininno, Pietro de Simone junior, Giovanni Valle, Francesco Testa, don Giuseppe Rubino, Domenico Rubino) si giunge al 1785, quando la sede episcopale è trasferita nella nuova Cattedrale (ex chiesa dei Gesuiti). Nel Duomo rimane «un organo sopra la porta piccola», così come si apprende dalla lettura del rogito redatto dal notaio Sergio Rotondo il 1° dicembre 1785 (verosimilmente si allude alla porta piccola adiacente la cappella di San Giuliano). Le vicende della storia organaria dell’antica Cattedrale si concludono nel 1925 allorchè, a seguito dei lavori di restauro della chiesa, furono demoliti l’organo e la cantoria.