lunedì , 27 Settembre 2021
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Old, la recensione del nuovo thriller di M. Night Shyamalan

Old, la recensione del nuovo thriller di M. Night Shyamalan

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I coniugi Guy (Gael Garcia Bernal) e Prisca Capa (Vicky Krieps) sono in crisi, e sperano che una vacanza particolare possa regalare alla loro famiglia un ricordo speciale, prima di affrontare un probabile divorzio. Per questo la moglie organizza un viaggio nell’esclusivo resort di Anamika, dove la famiglia viene accolta a braccia aperte dallo staff.

Assieme ad altri due nuclei familiari, la famiglia Capa – che comprende anche due giovani figli, Trent (Nolan River) e Maddox (Alexa Swinton) – viene selezionata per una escursione in una spiaggia isolata, caratteristica per le sua particolare configurazione geologica.

Il posto sembra essere in effetti un piccolo paradiso: una spiaggia deserta con la sabbia dorata, a cui si accede tramite un suggestivo sentiero tra ripide pareti, circondata da un anello roccioso sormontato da una vegetazione lussureggiante. Ad alcune centinaia di metri dalla riva, biancheggia una barriera corallina, su cui si infrangono le onde dell’oceano. Meraviglia.

Sul posto incontrano però una figura solitaria, che si rivela essere il famoso rapper Mid-Sized Sedan (Aaron Pierre) che tuttavia non sembra dare nessuna confidenza ai nuovi venuti. Una cosa a cui all’inizio nessuno sembra dare peso.

I bambini sono i primi ad accorgersi che qualcosa non funziona: prima viene notata l’assenza di pesci, poi il giovanissimo Trent scopre il cadavere di una giovane donna annegata, sospinta dai flutti dentro una grotta.

Ben presto emerge una realtà agghiacciante: la location apparentemente tanto paradisiaca in realtà contiene un’anomalia temporale, per cui ogni ora vissuta da chi vi risiede corrisponde a due anni di vita biologica.

I membri della combriccola cominciano a invecchiare rapidamente, mentre i tre bambini in poche ore diventano prima adolescenti e poi adulti. Molte persone scoprono di avere una cosa in comune: sono malate, alcune in modo grave. La rapida senescenza fa esplodere la gravità delle patologie, rendendo sempre più difficile la convivenza in una situazione così assurda.

Inoltre dalle alture circostanti qualcuno sembra sorvegliare quanto avviene sulla spiaggia…

Old mette in scena le grandi paure rimosse nella nostra società: la vecchiaia e la morte

I nuclei familiari intrappolati nella spiaggia isolata costituiscono degli stereotipi: la famiglia Capa ha una struttura tradizionale, con due genitori della stessa etnia ed età, con un bambino piccolo e una figlia preadolescente. Una famiglia in crisi, è vero, ma davanti alle difficoltà di una situazione tanto estrema dimostrerà di essere nei fatti ancora molto unita.

C’è poi una coppia espressione dell’alta borghesia. Charles (Rufus Sewell) è un chirurgo affermato, accompagnato dalla moglie Christal (Abbey Lee), molto giovane e appariscente, da sua figlia Kara (Kyle Baley), e dalla sua anziana madre Agnes (Kathleen Chalfant) e relativo cagnolino.

Ultima ad arrivare sulla spiaggia è una coppia multietnica senza figli, formata da Jarin (Ken Leung), un infermiere, e Patricia (Nikki Amuka-Bird), una psicologa. C’è poi l’inquietante figura del rapper solitario di colore, che si mantiene appartato dal gruppo, per quanto gli è possibile.

Realtà molto diverse, che devono convivere forzatamente in un luogo solitario, ovviamente senza possibilità di comunicare con l’esterno, in quanto non c’è campo e i telefonini sono inutilizzabili.

Molti di loro sono malati, ma tutti, sia pure con modalità molto diverse, devono affrontare una delle realtà della nostra vita maggiormente rimosse nella nostra società: la transitorietà delle nostre esistenze.

Tutti noi invecchiamo e, prima o poi, inevitabilmente moriamo. A meno di non morire giovani, ovviamente, nel qual caso non abbiamo il tempo di invecchiare.

E invecchiare non necessariamente è una brutta cosa, se si sa accettare la realtà della vita e godersi certi momenti che solo la consapevolezza di avere vissuto esperienze importanti ci permette di apprezzare.

Shyamalan è stato molto bravo nel ricordarci questa banale verità, condensando in neanche due ore la parabola della vita dell’essere umano, in diverse sue varianti esistenziali, con tutte le sue gioe e i suoi dolori, questi ultimi spesso frutto di nevrosi che coltiviamo attivamente.

Ovviamente non stiamo parlando di una pellicola che vuole riflettere sui mali della nostra società o indagare sulla caducità dell’umana esistenza, certo è che i fatti narrati rendono abbastanza facile allo spettatore immedesimarsi nei vari personaggi e quindi lasciarsi trasportare nella storia.

La possibilità di fare vedere in poco tempo la crescita dei bambini in adulti ha poi fornito l’occasione per creare situazioni al limite del grottesco, per cui in alcuni passaggi narrativi è possibile provare emozioni contrastanti, oscillando tra paura, ilarità e commozione, cosa che conferisce a questa pellicola una marcia in più.

Old: un film originale che regala due ore di sano intrattenimento

Old è un film che, dopo un avvio abbastanza lento, si sviluppa come un thriller dalle venature metafisiche, sconfinando nell’horror in alcune sequenze, prima dell’inaspettato swing finale, che vuole fornire una spiegazione razionale a quanto accaduto, cambiando le carte sul tavolo.

La scelta di dare una coerenza logica ai fatti incredibili accaduti nella bolla spaziotemporale della spiaggia paradisiaca risulta essere a dire il vero forse un po’ forzata, ma probabilmente è il prezzo da pagare per la commerciabilità della pellicola, andando a soddisfare le aspettative buoniste ed ecologiste del pubblico, tanto di moda in questo periodo storico.

In ogni caso Old è una pellicola nel suo complesso riuscita, basata su un idea originale, almeno dal punto di vista cinematografico (il film è l’adattamento della graphic novel Castello di Sabbia, di Pierre-Oscar Levy e Frederick Peeters), senza molte pretese, ma che raggiunge bene il suo obiettivo: intrattenere il pubblico per quasi due ore filate. Il cinema è nato per questo.

M. Night Shyamalan ha messo molto del suo in questa pellicola, della quale è regista, sceneggiatore e produttore. Molto apprezzabili gli audaci movimenti della macchina da presa, che ruota continuamente attorno ai personaggi, giocando spesso con la messa a fuoco.

Probabile che nel realizzare questo film si sia veramente divertito, giocando con situazioni nelle quali alle volte il grottesco e l’orrifico si contendono la scena, regalandosi anche un riuscito cameo, in quanto ha interpretato il ruolo dell’autista che accompagna gli sventurati turisti nel presunto paradiso incastonato nelle rocce, che si rivelerà essere la tomba per molti di loro.

Un film da vedere: intrattenimento assicurato!

About Alessandro Marotta

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