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Non è vero ma ci credo di Peppino De Filippo Debutta il 4 mar. in esclusiva regionale al Teatro Rossetti

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Repliche nell’ambito del cartellone Prosa, fino a mercoledì 6”.

Era di sicuro esperto di superstizione un “figlio d’arte” di Napoli e del Teatro come Peppino De Filippo, tanto da farne il centro di una commedia. Figlio naturale di Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, e dunque fratello di Eduardo e Titina, Peppino De Filippo appartenne appieno al mondo del teatro partenopeo fin dai primi anni di vita. E il sentire e lo spirito partenopeo infonde nella godibilissima commedia Non è vero ma ci credo, che sarà in scena da lunedì 4 a mercoledì 6 marzo al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per la stagione Prosa, nel nuovo allestimento diretto da Michele Mirabella con protagonista Sebastiano Lo Monaco. Già fornito di grande esperienza e sensibilità teatrale nel 1931 Peppino De Filippo è con i fratelli nella Compagnia Teatro Umoristico: i De Filippo con cui gira tutto il paese con successo. Un’esperienza destinata a chiudersi oltre dieci anni più tardi in seguito a screzi con Eduardo, ma che per Peppino rappresentò un bene: si distinse dal fratello, e in qualche modo “costretto” dalla nuova autonomia, affinò le linee di uno stile di scrittura – oltre che d’interpretazione – personale. Presto intrecciò i canoni del teatro dialettale e di tradizione napoletana a grandi classici che interpretò in modo lodevole e successivamente anche al cinema e alla televisione: addirittura pleonastico ricordare i celeberrimi film con Totò (di cui fu partner perfetto), doveroso menzionare le esperienze con Fellini e Lattuada, e ricordare in ambito invece televisivo, la esilarante figura di Pappagone,  da lui inventata e divenuta famosissima. Come autore teatrale, Peppino De Filippo fu un creatore fantasioso, i suoi testi – e Non è vero ma ci credo ce ne darà prova – hanno il pregio di saper fotografare la società con obiettività e di criticarla, quando serve, ricorrendo però sempre a toni canzonatori, lievi, come se l’autore non potesse prescindere da uno sguardo tenero verso il proprio mondo.Non è vero ma ci credo è una commedia acuta senza essere mai greve, un gioiello in mano a interpreti che ne sappiano cogliere le diverse sfaccettature. Lo faranno Michele Mirabella – regista di grande eclettismo – e Sebastiano Lo Monaco, protagonista cui non mancano generosità e carisma. Lo abbiamo ammirato in molti titoli classici (dal Cyrano de Bergerac di Rostand  a Il berretto a sonagli di Pirandello) e lo scorso anno in un’emozionante e coraggiosa prova in Per non morire di mafia: quest’anno ritrova i toni della commedia. Come suggerisce già il titolo, Non è vero ma ci credo stigmatizza gli eccessi della superstizione: ne è assolutamente in balia il protagonista, il commendator Gervasio Savastano. Ancor più entra nel vortice delle credenze, nel momento delle difficoltà. Gli affari non vanno affatto bene, e anche in famiglia il clima non è dei migliori, visto che la figlia Rosina s’intestardisce a dirsi innamorata di un impiegato non all’altezza del suo rango, naturalmente contro il parere del padre. Nessuno riesce a spostare Savastano dalla convinzione che tutte queste sfortune siano da imputare alla presenza di un impiegato della sua azienda: Malvurio Belisario… Uno iettatore fin dal nome! Da quando viene assunto un altro impiegato, però le cose mutano piega… evidentemente il suo influsso è molto positivo. Sarà per il suo nome soave (Sammaria, a far da contraltare all’oscuro Malvurio), sarà perché il povero neoassunto è munito di una bella gobba… gli affari del commendatore riprendono a funzionare e a casa, la figlia finalmente accondiscende alla saggezza paterna. Savastano non ha nemmeno iniziato a rilassarsi però, che ecco un fulmine a ciel sereno: il nuovo impiegato gli confida di essersi innamorato di Rosina. Pur di mantenerlo in azienda il commendatore gli promette la mano della figlia che, inaspettatamente, accetta. Egli rimane però terrorizzato dalla prospettiva che i suoi futuri nipotini ereditino la gobba paterna: un difetto fisico che porta bene, ma non è certo augurabile! Quando tormentato dagli incubi, comunica agli sposi felici la sua intenzione di far annullare le nozze, gli viene svelato che il gobbo Sammaria non è altri che il primo pretendente di Rosina, così truccato per farsi amare dal suocero. «Poniamo la nostra scena in Italia, in quegli ultimi anni Cinquanta che furono la vigilia della prosperità del Paese – spiega Mirabella a proposito della messinscena da lui firmata – in quegli indimenticabili anni in cui essere scanzonati non voleva per forza dire essere scostumati. La sola nostalgia potrà scaturire da questo, ma fermo resta l’intento di ridere dell’ignoranza e delle superstizioni sopportando l’urgenza della scaramanzia e ricordando il filosofo che, pazientemente sornione avverte: non è vero, ma ci credo». 

Informazioni e biglietti per lo spettacolo sono disponibili presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, sul sito www.ilrossetti.it. Per informazioni si può contattare anche il centralino del Teatro allo 040.3593511.

La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste,la Regione FriuliVenezia Giulia ela Provinciadi Trieste.

About Enrico Liotti

Giornalista Pubblicista dal 1978, pensionato di banca, impegnato nel sociale e nel giornalismo, collabora con riviste Piemontesi e Liguri da decenni.

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