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LA REALTÀ E LA MASCHERA LA VARIAZIONE PIANISTICA COME SPECCHIO DELLA STORIA E VEICOLO DEL MITO SEI RECITAL PIANISTICI AL VERDI DI PORDENONE DA LUNEDI’ 27 OTTOBRE.

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Da non perdere, tanto da meritare un abbonamento dedicato, il nuovo progetto pianistico firmato in esclusiva per il Teatro di Pordenone da Piero Rattalin, al via il 27 ottobre. Il tema della Variazione pianistica, con le suggestioni letterarie e teatrali che ne derivano, è affrontato attraverso sei concerti , tutti introdotti da una presentazione del grande musicologo. Tra i pianisti che si alterneranno, in un percorso da Bach a Rachmaninov, va segnalato il ritorno al Verdi del virtuoso iraniano Ramin Bahrami, interprete capace di scalare le classifiche discografiche del pop con la

Ramin Bahrami

Ramin Bahrami

musica classica.

Il ciclo di sei recital racconta, attraverso dodici compositori, lo svolgersi di una secolare vicenda che mette in opposizione-contaminazione il presente e il passato e che, rispecchiandolo, ricostruisce il passato come mito sempre attuale, e fecondo. Questo è un tema di fondo che caratterizza tutta la storia della musica dopo il periodo barocco. Per secoli e secoli, fino alla metà circa del Settecento, la musica era stata un articolo di consumo che durava poco nel tempo. Nella seconda metà del secolo nasce e si afferma invece nel campo della musica, in parallelo con lo sviluppo del collezionismo nel campo della pittura, lo storicismo. Il passato, che era stato materia di studio per gli eruditi, rientra prepotentemente nella cultura, cioè nella attualità, e provoca nei creatori un continuo processo di confronto, di acquisizione e di riflessione, che culminerà negli anni del Novecento posteriori alla fine della prima guerra mondiale con la cosiddetta “musica al quadrato” che, nata con Stravinsky, diventa il carattere distintivo di tutta un’epoca della storia.

 

“La variazione per strumenti a tastiera nasce come mascheratura, come gioco di travestimento, di trasformazione e di travisamento, e in quanto tale può toccare tutto il ventaglio degli stati psichici, dal dilettevole e scherzoso fino al bravuristico, fino al tragico. Ma alcuni dei suoi capisaldi assumono anche l’aspetto di specchi e di veicoli. Specchi stilistici, veicoli ideologici: stilistici quando si rifanno al passato e lo ripercorrono, ideologici quando vedono nel passato un’età migliore dell’età presente. E raramente i due aspettti sono disgiunti. Le sei serate, tutte con presentazione di Piero Rattalino, svolgono questo tema storiografico mantenendo però un alto grado di spettacolarità perché tutte le musiche richiedono un’esecuzione virtuosistica..

27 ottobre 2014, ore 20.45

I Serata: Il Barocco

pianista Ramin Bahrami

Il primo grande lavoro in cui si configura il tema della realtà e la maschera è la

Aria con 30 Variazioni, detta Variazioni di Goldberg di BACH.

Nel 1737 un giovane musicista, Johann Adolph Scheibe, rivolge su una rivista musicale un duro attacco a Bach, dicendo che egli sarebbe ammirato da “intere nazioni” se “avesse una maggiore piacevolezza, non privasse della naturalezza le sue composizioni con uno stile ampolloso e confuso e non offuscasse la loro bellezza con un eccessivo artificio”. È persino troppo facile mandare a quel paese lo Scheibe, che del resto fu mmediatamente rimbrottato dagli ammiratori di Bach. Ma in realtà nel 1737 stavano iniziando a comparire i fermenti che avrebbero portato al superamento del barocco e alle semplificazioni concettuali e di scrittura del rococò. Bach non sente il vento nuovo che spira, non si piega al volgere del tempo e nel 1742 pubblica le Variazioni di Goldberg che per il fatto stesso di essere stampate e messe in vendita erano destinate ai dilettanti perché i professionisti copiavano a mano – era già un modo di studiarli – i lavori che servivano alla loro educazione. E ai dilettanti Bach ripropone, sia pure in modo elementare rispetto alla futura Arte della Fuga, la tradizione gloriosa dei canoni e del contrappunto severo, e non attenua l’impegno tecnico, che è altissimo rispetto a quello, incipiente, del rococò. Nel momento in cui il presente è come sospeso fra un passato che lo ammonisce e un futuro che lo incalza, Bach rispecchia il passato… e anticipa in realtà un futuro che non è quello immediato, quello dei suoi figli.

 

Ilia Kim

Ilia Kim

11 novembre 2014, ore 20.45

II Serata: La Classicità

pianista Ilia Kim

Sessantaquattro anni dopo Bach, quando il barocco è stato ormai inghiottito dal tempo, nascono le3 2 Variazioni in do minore Wo O 80 di BEETHOVEN

che appaiono inopinatamente come interpretazione simbolica della Ciaccona per violino solo di Bach (la ciaccona è in forma di variazioni su un basso ostinato), pubblicata per la prima volta da pochi anni presso un editore di Bonn, Simrock, amico di Beethoven. Un seme perduto del barocco rifiorisce in un nuovo humus, la classicità viennese. Nel 1823 escono a stampa le

33 Variazioni su u Valzer di Diabelli op. 120 di BEETHOVEN.

La riassunzione di procedimenti barocchi nelle Variazioni n. 30, 31 e 32 (invenzione, adagio fiorito, doppia fuga) è clamorosamente evidente. Meno evidente, tanto che solo nel 1987 questo loro carattere è stato adeguatamente illustrato da William Kinderman, è il fatto che Beethoven parafrasa anche lo stile del suo tempo, da Clementi e Cramer fino a più oscuri compositori e, nell’ultima Variazione, fino al se stesso della Sonata op. 111.

 

Roman Lopatinski

Roman Lopatinski

15 dicembre 2014, ore 20.45

III Serata: Il Romanticismo

 pianista Roman Lopatinski  

Una nuova, diversa interpretazione simbolica della Ciaccona di Bach nasce nel 1841 con le

Variations sérieuses op. 54 di MENDELSSOHN

composte dall’autore in un momento molto tormentato della sua vita e nelle quali compare l’idea del “fosco gotico tedesco” che Wagner attribuirà più tardi a Bach.

Il principio delle variazioni su basso ostinato, ridotto all’essenziale, regge la

Berceuse op. 57 di CHOPIN

che nel suo spoglio primitivismo ricorda una antica vetrata di chiesa in cui viene raffigurata una Madonna che culla il Bambino fra barbagli cangianti di luce. E la Berceuse di Chopin viene “rivisitata” quasi settant’anni dopo in un allucinato clima espressionistico nella

Berceuse op. 143 n. 12 di REGER.

Neogotici sono altresì, nella loro radice, gli

Studi sinfonici op. 13 di SCHUMANN

che non a caso impiegano nel loro finale due temi tratti da un’opera di argomento medievale di Marschner, Riccardo Cuor di Leone. Gli Studi sinfonici spaziano dal passato della composizione su cantus firmus fino a Mozart e a Beethoven e fino al presente, mentre nella prima stesura completa, poi in parte ripudiata, preannunciano profeticamente il futuro, il futuro di Debussy e di Scriabin. Ignote sono le ragioni che indussero Schumann a bloccare la stampa della prima stesura completa, già fornita del numero d’opera 9, e a rivederla, espungendo cinque Variazioni “futuribili” e componendone altre, ma sembra probabile che egli stesso diventasse timoroso di fronte alle arditezze di linguaggio e ai confini estetici che aveva temerariamente superato.

 

21 gennaio 2015, ore 20.45

IV Serata: Il Manierismo

pianista 

Maurizio Baglini

Maurizio Baglini

   

Negli anni sessanta dell’Ottocento il riferimento al barocco, non esplicitato fino a quel momento, diventa palese con le

Variazioni su un tema di Bach di LISZT

e con leVariazioni e fuga su un tema di Haendel op. 24 di Brahms.

Perduto l’unico figlio maschio Liszt aveva composto un Preludio su un basso impiegato da Bach sia in una Cantata che nel Crucifixus della Messa in si minore. Perduta la figlia maggiore egli compone le Variazioni, nelle quali un lungo cammino di angosciosi tormenti sfocia, con la citazione finale del corale bachiano “Tutto ciò che Dio fa è ben fatto”, nella accettazione degli imperscrutabili disegni divini.

Brahms vede nel tema di Haendel, scritto per le figliolette di un aristocratico inglese, un modello di innocenza e di candore, e nelle Variazioni alterna sistematicamente, anche nella scrittura strumentale, la semplicità e la luminosità “antica” e la complessità e la cupezza “moderna”. L'”antico” trionfa alfine nella Fuga, strumentata come una trascrizione da un ipotetico originale per organo. Il ricorso a una tecnica barocca – soggetto per inversione – apre nella Fuga un momento di nostalgia lancinante che dice bene dove batta il cuore di Brahms.

Con la

Ballata in forma di variazioni su un tema popolare norvegese op. 24 di GRIEG

si apre invece il capitolo della esaltazione della stirpe che diverrà dominante alla fine del secolo.

 

Margaryta Golovko

Margaryta Golovko

23 aprile 2015, ore 20.45

V Serata: Il Simbolismo

pianista Margaryta Golovko

All’inizio del Novecento, nella piena fioritura dei nazionalismi che precede la Grande Guerra, nascono le

Variazioni su un tema di Chopin op. 22 di RACHMANINOV.

Rachmaninov vede in Chopin il primo compositore slavo che abbia svolto una parte attiva nella evoluzione della musica mitteleuropea. Il tema chopiniano – Preludio in do minore op. 28 n. 20 – viene accorciato per fargli assumete con maggiore chiarezza l’apparenza di un antico canto funebre della Chiesa Ortodossa. Già la prima Variazione lega il tema al Bach “fosco gotico” e nel corso dell’opera molti altri stili, fino a Scriabin, vengono parafrasati. Poco meno di trent’anni dopo nascono le

Variazioni su un tema di Corelli op. 42 di RACHMANINOV.

Il tema, che Rachmaninov trova in una Sonata di Corelli, è in realtà quello mitico della Follia di Spagna. Il compositore, da quattordici anni esiliato dalla sua patria, se ne serve per costruire una visione dell’antica Russia asiatica, fiera e cupa.

La variazione su tema popolare era stata caricaturata nel 1886 nelle

Cinque Variazioni sulle Variazioni di Siegfried Ochs sul canto “Komm a Vogerl g’flugen di BUSONI,

che rifà burlescamente, dichiarandoli, gli stili di Mendelssohn, Wagner, ecc.

 

18 maggio 2015, ore 20.45

VI Serata: Il Neoclassicismo

pianista

Alessandro Taverna

Alessandro Taverna

Gli stessi intenti ideologici di esaltazione della stirpe che guidavano Rachmaninov, ma con coordinate stilistiche più schematiche, stanno alla base delle

Variazioni, Interludio e Finale su un tema di Rameau di DUKAS.

Anche Dukas, come Brahms, alterna sistematicamente il passato luminoso e il presente oscuro, e dalle nebbie dell’Interludio fa sorgere il Finale che celebra la Francia di Luigi XIV.

Nei primi giorni della Grande Guerra che spazzerà via il vecchio mondo nascono le

Variazioni e Fuga su un tema di Telemann op. 134 di REGER.

Reger fugge dall’angoscioso presente e scegliendo un Minuetto gaio e baldanzoso che Telemann aveva inserito in una sua disimpegnata raccolta di Musica da tavola rifiuta il contingente e mira all’eterno, alla gioia del gioco fine a se tesso e al tripudio sonoro della Fuga monumentale, riaffermando disperatamente i valori dell’umanesimo contro la barbarie della guerra.

 

Informazioni e aggiornamenti sul sito www.comunalegiuseppeverdi.it,

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