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Mocambo Swing + Roy Paci al palamostre nell’ambito di Udine jazz,30 giugno 2013

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Grazie al cielo c’è qualcuno che pensa a quei poveri cristi che non fanno più le famose ferie estive ,ma si godono le vacanze in città e menomale che oltre al cinema, ai centri estivi per ragazzi , ecc….c’è tanto spazio per la musica.  Udine jazz è una gran bella cosa ,peccato che speso questo genere sia per troppo pochi ,magari solo all’idea che si tratti di qualcosa  di ostico per le orecchie . In verità richiede solo un po’ più di attenzione e domenica sera al palamostre infatti era meritatissima e andava tutta a Roy Paci e la sua band “progetto Corleone” . Jazz potente ,psichedelico a tratti , intenso e magnetico a ricordare un certo Miles Davis . La tromba dell’artista siciliano era un boomerang lanciato sulle note dei pezzi proposti :andava e tornava lungo il ritmo ,apriva  e chiudeva con grande carattere e potenza ogni brano musicale tracciando le bozze che poi ogni strumentista elaborava e approfondiva in base al proprio feeling .

Fusioni di stili e suoni alternati ad escursioni in solitario  rendevano intenso e carico di vere emozioni tutto il concerto.Un’ora e mezza scarsa in tutto ma l’intensità era tale che alimentava l’energie per l’attenzione .  Un’esperienza musicale diversa ,un ascoltare non per solo relax ,ma per arricchirci di un accostamento di note che uscendo dal solito pentagramma , suscita senzazioni nuove,insolite . Grande cuore della band e grandi polmoni di Roy Paci (e dei suoi sassofonisti):e pensare che all’inizio del concerto mi ero chiesta il motivo di ttute le botigliette d’acqua che lo staff posizionava ovunque tra la strumentazione di scena! Però io avrei invertito l’ordine della serata . Si perchè un’oretta prima di Paci si è esibita con grande originalità e stile una band emergente, la Mocambo Swing , con un jazz molto più morbido e scanzonato , mixato al blues o al bolero, che sicuramente avrebbero reso più godibile la seconda parte della serata, quando cioè la soglia di attenzione dell’ ascoltatore cala e le loro contaminazioni musical-comiche e fumettistiche avrebbero aiutato a digerire meglio il jazz più impegnativo e duro della band siciliana .In ogni caso la serata meritava qualche spettatore in più ,peccato che la parola jazz faccia ancora paura a molti !

 

 

                                                                                                               Al.Ga.

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