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In una cornice che unisce tradizione ed eleganza, il Teatro del Sale fa spettacolo di gusto e simpatia

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Pubblico multietnico e odori sani. Sono proprio i cuochi a vista, del maestro Fabio Picchi, a conquistare applausi la sera del 21 Maggio 2015 a Firenze presso Via de’ Macci 118 in Sant’Ambrogio. In effetti, sparecchiati i tavoli l’atmosfera è cambiata:

“Con egoismo bestiale abbiamo fatto uno spettacolo che faccia star bene a noi” i due perfomer aprono così “Vero su Bianco. Disegni sussurrati per parole su tela”.oo

Mai apertura fu più sincera. L’ idea avrebbe potuto funzionare se fosse stata messa in atto o almeno rispettata nel sottotitolo.

La location scelta è suggestiva, il palco molto grande, le luci giuste, gli astanti ben predisposti dopo una cena di rara bontà.

Ma  i “Momenti di trascurabile felicità” letti da Riccardo Goretti sono rimasti tali.

Una lettura drammatizzata (ma poi nemmeno tanto), caricata sugli “Effetti collaterali” di Woody Allen avrebbe dovuto o voluto o potuto far salire un po’ il climax del gioco.

Alle spalle dei nostri esploratori di opere letterarie abbandonate, le sacre tavole di legno con ben due cavalletti da disegno e, in bella mostra, qualche lampada accesa, che da sole hanno infuso speranza ad uno spettacolo mai nato ma solo pensato.

oTroppi annunci approssimati e non ben improvvisati.

Le gradevoli scelte di passi tratti da testi meno famosi, come ” Batogne” di Errico Brizzi, nonché qualche timido sorriso per “Come distinguere gli amici dalle scimmie” di Cuppy Will, hanno effettivamente risvegliato l’appetito intellettuale del pubblico in attesa di “Scoprire o riscoprire ogni sera 3 opere letterarie non esattamente famosissime” o almeno di “giocare a Pictionary tutti insieme”.

Resta inappagata, però, la gran fame dei libri che promettevano di essere “al centro della scena”, e la sete di ascoltare chi si è presentato in veste di cantastorie.

Forse in preda all’istinto creativo, Edoardo Nardin, ha strappato qualche pagina dai romanzi messi tra i tavoli, proprio mentre Goretti era intento ad autocompiacersi  del proprio “Manuale pratico per non impazzire”.

Ciò che resta è qualche pupazzetto ornato sugli stessi testi che, salvati dal macero e dall’indifferenza mortale di utenti passati all’ebook, hanno trovato nuovo utilizzo sotto il pennarello caldo del disegnatore che svolazzava nella sala alla ricerca di rassicuranti braccia disposte a ricevere un ricordo non di certo indelebile.

Anita Laudando

 

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